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OneDay Post-it

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04/11/2022
di Federico Pizzileo, Copywriter di Chef in Camicia

Content hungry: il fenomeno della fame di contenuti

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I dati Hootsuite degli ultimi mesi ci dimostrano come su Internet navighino più di 4 miliardi di persone ogni giorno. Facebook, YouTube, Instagram, LinkedIn e TikTok sono le piattaforme su cui le visualizzazioni vengono spalmate; praticamente c’è l’imbarazzo della scelta.

Da questo possiamo trarre un insight interessante: i contenuti rappresentano il mezzo con cui i brand comunicano la propria personalità, creando e fidelizzando community attorno a dei valori. Ma non solo questo, perché è sempre attraverso i contenuti che un brand comunica il proprio messaggio pubblicitario e di vendita.

Oggi quindi si verifica un fenomeno particolare, che noi amiamo chiamare “Content Hungry”, ossia una fame spasmodica di contenuti di valore.

Cos’è la Content Hungry?

Fino a qualche anno fa l’idea comune era che la comunicazione digitale rappresentava solamente una moda passeggera, che sarebbe finita nel giro di poco tempo; in pochi immaginavano già quanto avrebbe impattato nelle abitudini di consumatori e aziende.

Oggi, infatti, sappiamo che la comunicazione digitale ha modificato radicalmente e profondamente le modalità di acquisto di beni e servizi, e che per questo non si può prescindere dal fare alcune considerazioni, con l’auspicio che generino maggiore consapevolezza e rinnovo al classico incontro tra domanda e offerta.

Ora sappiamo che su internet, ogni giorno, navigano più di 4 miliardi di persone, sparse sui diversi social network. Quindi, anche senza l’ausilio di strumenti di indagine, è comunque facile capire la quantità di ore passate con lo smartphone tra le dita. Da questo, i brand devono cogliere un dato, ossia che per essere competitivi e dare vita ad una svolta bisogna necessariamente soddisfare la fame di contenuti.

Esiste un segmento di consumatori che è ormai diventato completamente autonomo nella ricerca e nella fruizione delle informazioni, perciò la divulgazione deve tenere conto di questo valore aggiunto, dato dai pareri e dai comportamenti delle persone. Questo fenomeno ci comunica anche che il brand non è più visto come un’azienda che comunica la propria offerta, ma come un nucleo che include in una parte del proprio processo decisionale anche le idee dei consumatori, allontanandosi dalla visione della realtà come super partes, e creando prima relazioni e poi transazioni.

I pilastri di contenuto

Dal fenomeno della Content Hungry, agenzie e aziende possono entrare in contatto per dare vita a soluzioni ad alto impatto. È la missione di Crispy, la food creative agency di Chef in Camicia che dà una svolta alla consistenza dei brand.

Una buona strategia per “sfamare” la Content Hungry è quella di Gary V, imprenditore americano di successo, che spiega come trarre dei microcontenuti da macrocontenuti. L’idea nasce da realizzare contenuti lunghi come vlog, podcast e così via, e da questi ritagliare delle pillole da pubblicare poi sui diversi canali social.

Seguendo la strategia Glocial, è possibile poi dividere i contenuti in alcuni pilastri fondamentali: informazione, educazione, intrattenimento e condivisione.

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