Negli ultimi anni la media curation si è affermata come una delle principali risposte alla crescente complessità dell'Open Web, aiutando gli inserzionisti a esercitare un maggiore controllo sulla qualità dell'inventory acquistata. Su questa evoluzione si inserisce la proposta di Qrate, società specializzata in Media Intelligence e Multi-SSP Curation, che presenta il modello "Supply Design", pensato per progettare l'intera filiera programmatica in funzione degli obiettivi di business.
Secondo l'azienda, il nuovo modello supera una logica basata prevalentemente sulla selezione dell'inventory attraverso strumenti come i Deal ID e propone invece di progettare l'intera architettura della supply programmatica in funzione degli obiettivi di business dell'inserzionista, con l'obiettivo di migliorare qualità, efficienza e performance delle campagne.
La riflessione nasce in un contesto in cui temi come Supply Path Optimization (SPO), trasparenza delle fee, ottimizzazione degli investimenti e governance dei processi di attivazione stanno assumendo un peso crescente nelle strategie di media buying. Per Qrate, tuttavia, l'ottimizzazione dei percorsi di acquisto rappresenta soltanto il primo passo: il passo successivo consiste nel progettare l'intera supply, definendo a monte come domanda e offerta debbano incontrarsi per generare maggiore valore.
«Oggi il valore si genera attraverso la costruzione di ecosistemi media in cui ogni componente della filiera contribuisce in modo misurabile al raggiungimento dei KPI di campagna», afferma Davide Tarabelloni, Co-Founder di Qrate.
Nella visione della società, il Supply Design non riguarda soltanto la scelta dell'inventory, ma coinvolge l'intera catena del valore del programmatic: dalla selezione delle piattaforme di vendita (SSP) alla qualità editoriale, dai segnali contestuali alle strategie omnicanale, fino alla configurazione della domanda lato DSP e al controllo complessivo della supply. L'obiettivo è costruire infrastrutture media progettate per generare risultati misurabili e coerenti con le esigenze dei brand.
«Per anni il mercato ha gestito la complessità del programmatic intervenendo a valle delle transazioni. Oggi crediamo che il vero cambiamento sia intervenire a monte, progettando ecosistemi media capaci di generare valore prima ancora dell'attivazione delle campagne», conclude Massimo Rugarli, Managing Director di Qrate.