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21/12/2022
di Andrea Di Domenico

SEO: come investono in link building le aziende italiane? La fotografia di ByTek

La martech company del Gruppo Datrix ha condotto un’indagine su una tecnica di marketing che continua a essere centrale nelle strategie di search engine optimizaton. Ecco le principali evidenze

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ByTek, martech company del Gruppo Datrix, specializzata in soluzioni e servizi basati su intelligenza artificiale per il performance marketing, ha appena rilasciato un nuovo white paper intitolato “Link Building nel 2022 - Come si stanno muovendo i brand in Italia negli ultimi anni”.

Il dossier raccoglie le evidenze emerse da un’indagine condotta negli ultimi mesi e presentata in anteprima all’ultimo Search Marketing Connect: la Link Building è una componente della strategia SEO spesso demonizzata ma che continua ad essere centrale, oggi, per la sua efficacia nel massimizzare gli sforzi di ottimizzazione. La Link Building è, in pratica, la "costruzione" di referenze positive per un marchio, cioè di articoli, testi o immagini che linkano più o meno spontaneamente a una determinata pagina web, rendendola autorevole per uno specifico argomento.

Lo stato dell'arte della Link Building in Italia

Ma qual è lo stato dell’arte della Link Building in Italia? Come viene percepita ed eseguita dai player sul mercato? In quali industry, con quali tecniche viene portata avanti e qual è il budget medio?  Queste le domande centrali della ricerca, sondate unendo due metodologie di indagine: una survey condotta su oltre 150 professionisti, grazie alla collaborazione della comunità di SEO e Digital Marketer italiani, e un’analisi di oltre 150 proprietà digitali, con un focus sul profilo dei backlink.

Le evidenze sono estremamente interessanti: a seconda del comparto e del ruolo delle persone intervistate, tecniche e metriche cambiano notevolmente.

Eccone alcune significative:

  • la top 3 delle industry che fanno link building in modo più strutturato è composta da beauty, fashion e sporting goods, seguite al 4° posto dal mondo e-commerce in senso lato; 
  • la qualità del contenuto vince come fattore di maggiore importanza per un’attività di qualità, in modo abbastanza trasversale per settore e ruolo degli intervistati;
  • l’uso di piattaforme tecnologiche per “automatizzare” l’operatività umana - come Relevanty AI, il tool proprietario di ByTek - sono utilizzate ancora da una fascia ridotta di operatori di settore, in particolare da Digital Marketing Manager non verticalmente specializzati sulla SEO;
  • tra le tecniche più usate vince il guest posting, cioè la pubblicazione di articoli su testate online come redazionali e approfondimenti. Una tecnica basata sulla relazione e sul contenuto, di qualità e naturale, ma che non mette d’accordo tutti gli intervistati: freelance e proprietari di siti web tendono ad applicare ancora il recupero di vecchi link o le directories, mentre i SEO in-house portano avanti PR online in ottica di awareness oltre che di posizionamento in SERP; 
  • i SEO in-house, interni a singole aziende e grandi marchi, sono quelli con il maggior budget allocato per la Link Building, oltre i 20 mila euro all’anno.
  • Ciò che resta trasversale è la valutazione positiva di Link Building e Digital PR come efficacia in una strategia di search engine optimizaton: il voto medio complessivo è 4,5 su 5.

Il White Paper con la ricerca completa è scaricabile a questo link.

“La raccolta di segnali esterni è e sarà sempre qualcosa di fondamentale per validare la qualità di un contenuto e, come in tanti ambiti della SEO, ciò che deve guidarci è il buonsenso, che come sempre ci aiuta a guardare le cose con lungimiranza, al netto di trucchi e tattiche - commenta Paolo Dello Vicario, CEO di ByTek (nella foto sotto) - La performance in ambito SEO in molti contesti è legata a doppio filo con la capacità di costruire segnali esterni, in modo più o meno naturale. La partita della lungimiranza si gioca sulla definizione e l'esecuzione del concetto di qualità e gli sforzi di chi si occupa di SEO dovrebbero essere tesi in questa direzione, unendo creatività, capacità di analisi e quel pizzico di senso critico che non fa mai male”.

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