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02/10/2026
di Rosa Guerrieri

Agenzie, Tessier (Furious): «La sfida non è produrre di più, ma trasformare l’expertise in performance collettiva»

Nel manifesto “Dal produrre al riprodurre”, il fondatore e CEO di Furious analizza come agenzie e società di consulenza possono rendere competenze e processi più scalabili

Davy Tessier, fondatore e CEO di Furious

Davy Tessier, fondatore e CEO di Furious

Per agenzie e società di consulenza, avere professionisti più veloci e produttivi non significa necessariamente avere un’organizzazione più efficiente. E nemmeno l’intelligenza artificiale, da sola, sembra poter risolvere il problema. La vera sfida sarebbe piuttosto riuscire a trasformare competenze e capacità individuali in processi condivisi e replicabili.

È la tesi sostenuta da Davy Tessier, fondatore e CEO di Furious, piattaforma per la gestione di progetti, team e redditività nelle aziende di servizi, nel manifesto "Dal produrre al riprodurre". Un contributo che parte da una questione particolarmente rilevante per il mondo delle agenzie: come crescere senza fare dipendere performance e qualità sempre dalle stesse persone?

Il paradosso delle agenzie: più strumenti, ma margini ancora limitati

Il punto di partenza è il particolare modello economico delle imprese di servizi professionali, nelle quali una parte consistente del valore prodotto deriva dal tempo e dalle competenze delle persone. Di conseguenza, capacità di allocare correttamente le risorse, coordinare i team e limitare le attività a basso valore aggiunto hanno un impatto diretto sulla redditività.

Secondo uno studio realizzato da OpinionWay e Furious nel maggio 2026 su 300 organizzazioni in Francia, i margini delle agenzie rimangono generalmente compresi tra il 7% e il 12%, nonostante la crescente disponibilità di strumenti e tecnologie per migliorare la produttività.

Per Tessier, una delle ragioni risiede nell'aver concentrato per anni l'attenzione soprattutto sull'efficienza del singolo professionista.

«Per 20 anni abbiamo cercato di rendere ogni individuo più veloce, più autonomo, più efficace. E abbiamo ignorato ciò che accade tra gli individui: il coordinamento. Questa membrana invisibile trasforma una somma di sforzi individuali in performance collettiva», sostiene il manager.

Dalla performance individuale a quella dell’organizzazione

Da qui nasce la distinzione tra “produrre” e “riprodurre”. Il primo termine identifica ciò che una persona è in grado di realizzare grazie alle proprie competenze; il secondo la capacità dell'organizzazione di ottenere risultati comparabili indipendentemente dal singolo professionista coinvolto.

È un tema particolarmente sensibile nelle aziende fondate sull'expertise: quando competenze, relazioni con i clienti o modalità operative rimangono concentrate nelle mani di poche figure chiave, l'aumento delle dimensioni non determina necessariamente un aumento proporzionale della capacità produttiva.

«Il talento individuale raggiungerà sempre un limite. Il processo, invece, è scalabile», sintetizza Tessier.

La tesi non è quella di sostituire le competenze con procedure standardizzate, quanto piuttosto di riuscire a trasformare le modalità di lavoro migliori in patrimonio dell'organizzazione, rendendo più facilmente trasferibili informazioni, metodi e standard qualitativi.

AI nelle agenzie: il rischio è accelerare anche le inefficienze

Il ragionamento diventa ancora più interessante quando viene applicato all'intelligenza artificiale. Sempre secondo la ricerca OpinionWay-Furious, solo il 27% dei dirigenti intervistati si considera pienamente pronto a sfruttare il potenziale dell'AI, mentre il 61% dichiara di utilizzare almeno cinque strumenti differenti per gestire un progetto dall'inizio alla fine.

Per Tessier, la proliferazione degli strumenti non coincide necessariamente con una maggiore efficienza. Se l'AI viene introdotta in processi già frammentati, può infatti aumentare la velocità delle singole attività senza risolvere i problemi di coordinamento complessivi.

«Senza un’architettura di coordinamento, l’intelligenza artificiale non accelera la performance. Accelera il disordine. È l’organizzazione a determinare ciò che lo strumento può fare. Lo strumento non risolve mai i problemi dell’organizzazione».

È probabilmente questo il passaggio più attuale della riflessione proposta da Furious: la produttività generata dall'AI rischia di rimanere individuale se l'azienda non riesce contemporaneamente a ripensare processi, condivisione delle informazioni e coordinamento.

La tecnologia come infrastruttura, non come soluzione

È anche su questa impostazione che Furious costruisce la propria proposta tecnologica. Fondata nel 2019, la società offre una piattaforma che riunisce gestione commerciale, progetti, fatturazione, risorse umane e altri processi operativi delle aziende di servizi.

Ma il punto sostenuto da Tessier va oltre il prodotto: la crescita delle organizzazioni basate sull'expertise dipenderebbe sempre meno dalla capacità di aumentare la produttività dei singoli e sempre più dalla possibilità di rendere replicabile il modo in cui lavorano le persone migliori.

Una distinzione destinata ad assumere ancora più peso con la diffusione dell'intelligenza artificiale: perché automatizzare un'attività può essere relativamente semplice; costruire un'organizzazione capace di trasformare quella maggiore velocità in performance collettiva lo è molto meno.

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