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21/09/2020
di Lorenzo Mosciatti

TikTok, Trump approva l'accordo con Oracle: le restrizioni slittano al 27 settembre

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L’amministrazione Trump benedice la trattativa in corso tra ByteDance e Oracle e salva così temporaneamente TikTok dallo spegnimento deciso venerdì scorso. 


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Nel weekend il Dipartimento del Commercio di Washington ha infatti fatto sapere che le restrizioni su TikTok, previste inizialmente per il 20 settembre, sono slittate di una settimana, al 27 settembre. Una scelta presa direttamente da Donald Trump, che ha così sciolto le riserve sull’intesa raggiunta tra il proprietario cinese dell’app e la società di Larry Elison.

"Penso che sarà un affare fantastico", ha detto il presidente. "Ho dato la mia benedizione all’accordo" ha aggiunto nel suo messaggio Twitter.

TikTok ha confermato di aver presentato un accordo per le sue attività americane che include Oracle e Walmart. L'intesa, afferma TikTok in una nota, prevede che Oracle sia il suo partner tecnologico e che possa rilevare insieme a Walmart una quota del 20% in TikTok Global, la società che nascerà dallo spinoff del business a stelle e strisce (la sede sarà probabilmente in Texas).

La conferma è arrivata anche da Oracle, che ha precisato che all’interno della società avrà il ruolo di "trusted technology provider" e il 12,5% del capitale. Come partner tecnologico, conserverà in sicurezza i dati sul proprio cloud, mentre Walmart, come partner commerciale (e con il 7,5% del capitale), dovrà promuovere l’utilizzo della piattaforma negli Stati Uniti per aumentare il numero di utenti. 

ByteDance ha fatto sapere che TikTok Global resterà comunque una sua consociata, controllata all’80%, anche se avrebbe promesso di aprire il capitale della società alla Borsa al più tardi entro un anno. 

Le trattative sono comunque ancora in corso. ByteDance conta di riuscire a chiudere a una valutazione per la nuova società fra i 50 e i 65 miliardi di dollari.

La giustizia americana ha intanto sospeso lo stop di WeChat deciso da Donald Trump. Il giudice Laurel Beeler ha infatti emesso un'ingiunzione preliminare che blocca temporaneamente lo stop perché in violazione della libertà di parola garantita dal Primo Emendamento.

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