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02/02/2026
di Marcello Ascani, youtuber, divulgatore e imprenditore tra i founder di Flatmates

Il caso Khaby Lame: un miliardo di valutazione e la maturità della Creator Economy

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Nella sezione "Opinioni", Engage ospita articoli di approfondimento su temi caldi del mondo del digital scritti da esponenti dell'industria del settore. In questo contributo Marcello Ascani, youtuber, divulgatore e founder di Flatmates, racconta come "il caso Khaby Lame" sia un indicatore dello stato della Creator Economy


Nel contesto italiano, le operazioni di M&A (Mergers and Acquisitions) che coinvolgono i creator o le loro company sono ancora di piccola entità e spesso riguardano le agenzie che li rappresentano o piccole media company. L'acquisizione della società centrale di Khaby Lame da parte di Rich Sparkle Holdings, con una valutazione che sfiora il miliardo di dollari, sposta l'asticella a un livello completamente nuovo e, per la prima volta, porta un nome italiano (seppur operante su scala globale) a competere con le dinamiche del mercato statunitense e internazionale. Cosa succede oltreoceano? Che il contenuto diventa un asset territoriale. Mentre in Italia facciamo fatica a concepire un creator come un asset aziendale scalabile, negli Stati Uniti è una prassi consolidata, e non da oggi. Negli Stati Uniti, ci sono grandi fondi di private equity che comprano proprietà intellettuali, processi editoriali, e asset territoriali costruiti da singoli YouTuber o creator che hanno carriere decennali.

Questo non è solo un acquisto di popolarità o di follower, ma l'acquisizione di un motore di produzione di contenuto, una community fidelizzata e un brand consolidato. Un esempio lampante è quello di Veritasium, uno dei più grandi creator di scienza e divulgazione scientifica. Lui stesso ha dedicato un video a spiegare il processo della sua acquisizione, dimostrando che il content creator non è più solo un freelance che fa video, ma l'architetto di una media company verticale. Allo stesso tempo, ci sono canali di nicchia, come Two Minutes Paper, che hanno scelto attivamente di rifiutare offerte di acquisizione, sottolineando che la scelta di vendere o meno è strategica e non puramente finanziaria. Il vero segnale della maturità del settore è l'interesse diretto del Venture Capital (VC). I fondi di investimento più lungimiranti non stanno più solo guardando, ma stanno creando divisioni interne dedicate esclusivamente all'investimento nella Creator Economy.

Di fatto, l'industria riconosce la community grazie ai Venture Capital: Slow Ventures ha creato una divisione specifica per investire nei creator; A16z (Andreessen Horowitz), uno dei più importanti VC del mondo, ha lanciato la sua divisione New Media. Queste mosse non sono casuali, ma indicano che il coinvolgimento e la fedeltà del pubblico (community) vengono visti come un asset aziendale strategico, al pari di brevetti o infrastrutture tecnologiche. La capacità di produrre contenuti di successo in modo seriale e scalabile, poi, è equiparata a una forma di tecnologia proprietaria e il vero obiettivo è mettere a sistema i ricavi derivanti non solo da brand partnership, ma anche da prodotti diretti (merchandise, corsi, abbonamenti) e spin-off editoriali. La valutazione che si aggira intorno al miliardo di dollari per la società di Khaby Lame non è solo un numero. Rappresenta la capitalizzazione del fenomeno del Non-Verbal Communication. Lame ha costruito una property globale, trasversale a lingue e culture, basata su un'unica, potentissima unique selling proposition (USP): l'espressione facciale universale. Questo è un modello di business difficile da replicare, ma la sua acquisizione dimostra che quando un creator raggiunge una scala globale e una riconoscibilità iconica, la sua azienda diventa un polo di attrazione per capitali immensi. Quali sarannole implicazioni per il mercato italiano? L'Italia, con questa notizia, deve necessariamente fare i conti con la realtà.

La Creator Economy non è più un gioco da ragazzi o un passatempo per giovani. È un settore industriale maturo, dove le valutazioni superano quelle di molte PMI tradizionali, e il caso Khaby Lame è la prova definitiva che dobbiamo smettere di parlare solo di reach e engagement e iniziare a usare il linguaggio degli investitori: multipli di fatturato, crescita della proprietà intellettuale (IP), e Total Addressable Market (TAM) del contenuto prodotto. 

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