Con l’evoluzione dei sistemi di intelligenza artificiale, la ricerca di informazioni online sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Per oltre vent’anni il modello dominante si è basato sull’uso delle keyword e sull’ottimizzazione per i motori di ricerca tradizionali, ma oggi questo paradigma sta cambiando rapidamente.
Non si tratta solo di un’evoluzione tecnologica: stanno mutando le abitudini degli utenti, le strategie delle aziende e l’intero ecosistema della ricerca digitale. Google non è più l’unico punto di riferimento. Strumenti come ChatGPT, Gemini, Copilot e altri sistemi di AI generativa influenzano sempre di più quali contenuti ottengono visibilità online.
In questo nuovo scenario diventa fondamentale per le aziende ottimizzare la propria presenza anche nei motori di ricerca alimentati dall’intelligenza artificiale generativa. Accanto alla SEO tradizionale si afferma così la GEO (Generative Engine Optimization), un approccio pensato per rendere i contenuti rilevanti e “leggibili” dai sistemi di AI.
Di questi temi parliamo con Rinaldo Zambello, CEO dell’agenzia NUR Digital Marketing, che ha recentemente pubblicato su Amazon il libro “Da SEO a GEO: come l’intelligenza artificiale generativa sta rivoluzionando il modo di cercare online. Le nuove regole per creare contenuti che si facciano trovare”. Il manager approfondisce anche i servizi sviluppati da NUR in questo ambito, tra cui Verbalist, un software proprietario basato su AI e tecniche di Natural Language Processing (NLP), progettato per creare contenuti precisi, contestuali e in linea con le esigenze del pubblico target.
Perché oggi non basta più parlare di SEO?
Perché la SEO nasce per un web che non c’è più. È stata progettata per un’interazione lineare, fatta di query, link e ranking. Oggi le persone non cercano più pagine, cercano risposte. E non le cercano solo su Google, ma sempre più spesso si affidano a motori conversazionali come ChatGPT o Gemini. È un cambio di paradigma: non navighi, dialoghi. Continuare a ragionare in ottica SEO significa ottimizzare per un’interfaccia che sta diventando secondaria. Per questo parliamo di GEO: l’ottimizzazione oggi non è per la SERP, ma per la risposta.
In cosa la GEO si differenzia in modo sostanziale dalla SEO tradizionale?
La differenza è prima di tutto concettuale. La SEO lavora per far emergere una pagina nei risultati di ricerca, mentre la GEO lavora per far sì che un contenuto venga assorbito e utilizzato da un’AI. Cambiano i destinatari, cambiano le logiche. La GEO punta su coerenza semantica, entità, autorevolezza e chiarezza: non per scalare un ranking, ma per essere scelti da un modello generativo come fonte attendibile. Non si tratta più solo di farsi trovare, ma di farsi usare.
Come dovrebbero convivere oggi le due discipline all’interno delle aziende?
Non sono alternative, sono complementari. La SEO è ancora fondamentale per il traffico organico e per presidiare Google, soprattutto per le query transazionali. Ma la GEO è diventata strategica per il posizionamento cognitivo del brand e la visibilità nei contesti AI-driven. Separarle è un errore. Oggi serve una strategia ibrida: contenuti che parlano sia agli algoritmi di ranking che ai modelli linguistici. È esattamente la sfida che abbiamo deciso di affrontare con NUR.
Molti brand stanno ancora ottimizzando solo per Google. Qual è il rischio di ignorare ChatGPT, Gemini o Perplexity?
Il rischio è enorme: sparire senza rendersene conto. Un’AI che risponde a una domanda spesso non mostra link, non offre alternative e non spiega i criteri con cui sceglie. Se il tuo brand non viene citato, semplicemente non esisti, anche se sei primo su Google. E questa invisibilità non emerge nei report SEO classici. È un buco di visibilità silenzioso, ma devastante. Chi oggi ignora questi canali, domani rischia di non avere voce in capitolo.
Quali sono i pilastri della strategia GEO di NUR?
Il nostro metodo parte dall’analisi semantica, non dalle keyword. Intercettiamo le vere domande e lavoriamo per costruire contenuti che le AI possano davvero comprendere e usare. Struttura, chiarezza e densità informativa sono essenziali. Ma la tecnologia non sostituisce la strategia: restiamo human-first. Infine, tutto è misurabile. Tracciamo la presenza nelle risposte AI, le citazioni, la percezione del brand. Da questa visione è nato Verbalist, la nostra piattaforma per portare la GEO nella pratica quotidiana.
Cosa significa progettare contenuti pensati anche per i modelli LLM?
Significa scrivere sapendo che non sarà un essere umano a leggere per primo, ma un modello che sintetizza. Serve chiarezza, struttura, definizione precisa dei concetti. Bisogna rispondere in modo diretto, senza girare intorno, usando esempi e spiegazioni solide. Un contenuto GEO-ready non è un testo qualsiasi: è pensato per essere compreso, selezionato e riutilizzato da un’AI. In pratica, bisogna scrivere come se qualcuno dovesse riassumerti. Perché è esattamente quello che accade.
Quanto contano oggi brand positioning e autorevolezza nelle risposte AI rispetto ai classici fattori di ranking?
Contano tantissimo, e in modo nuovo. Un’AI non guarda solo al contenuto, ma alla coerenza nel tempo, alla frequenza delle citazioni, alla solidità semantica del brand. Non basta essere ottimizzati, bisogna essere credibili. La GEO sposta il focus dalla tecnica all’identità: la tua reputazione digitale diventa il vero ranking. E per i brand questo è un terreno di gioco nuovo, ma anche un’opportunità straordinaria per costruire un vantaggio competitivo duraturo.
Come cambierà nei prossimi 12–24 mesi il modo in cui le persone scoprono brand, prodotti e servizi?
Cambierà radicalmente. Non sarà più l’utente a cercare, ma l’AI a rispondere. Le persone affideranno sempre più la fase esplorativa a modelli conversazionali: chiederanno consigli e si fideranno delle risposte ricevute. Questo significa meno ricerche, più delega. La scoperta diventerà invisibile, senza clic né SERP. E vincerà chi saprà essere coerente, chiaro e riconoscibile. È la fine della scoperta per esposizione, e l’inizio della scoperta per delega cognitiva. Chi è già nella risposta, non dovrà più rincorrere l’attenzione.