La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha stabilito che gli Stati membri possono riconoscere agli editori di giornali il diritto a un'equa remunerazione per l'utilizzo online delle loro pubblicazioni da parte delle piattaforme digitali. La sentenza, come raccontato da ANSA, riguarda il ricorso proposto da Meta contro una decisione dell'Agcom che fissava i criteri per definire tale remunerazione.
Meta aveva impugnato la decisione davanti al Tar del Lazio, come riportato da Il Sole 24 Ore, che ha poi chiamato in causa la Corte Ue per verificare la compatibilità della normativa italiana con il diritto comunitario. La Corte ha invece dichiarato la compatibilità del regime italiano con il diritto dell'Unione, a condizione che la remunerazione costituisca il corrispettivo dell'autorizzazione all'utilizzo online delle pubblicazioni e che gli editori restino liberi di concederla gratuitamente o di negarla. La Corte ha inoltre precisato, come riportato da Adnkronos, che nessun pagamento può essere richiesto ai prestatori di servizi che non utilizzano le pubblicazioni.
Giustificati anche, secondo i giudici, gli obblighi imposti alle piattaforme di avviare trattative in buona fede con gli editori, senza limitare la visibilità dei contenuti durante il periodo negoziale, e di fornire i dati necessari al calcolo del compenso. Tali obblighi, pur limitando la libertà d'impresa, contribuiscono a garantire il buon funzionamento del mercato del diritto d'autore e consentono agli editori di recuperare i propri investimenti.
La Fieg ha espresso «grande soddisfazione» per la pronuncia. «Viene riconosciuto un principio essenziale, per il quale ci battiamo da anni: i contenuti editoriali hanno un valore economico e democratico che non può essere ignorato né utilizzato senza un'equa remunerazione», ha dichiarato il presidente Andrea Riffeser Monti, auspicando che i principi affermati dalla Corte «trovino piena e concreta applicazione, sbloccando le trattative pendenti».
Meta ha accolto con favore la conferma che il diritto degli editori «non prevede alcun pagamento da parte dei provider quando questi non utilizzano pubblicazioni giornalistiche», aggiungendo che esaminerà integralmente la decisione e collaborerà in modo costruttivo quando la questione tornerà davanti ai tribunali italiani.