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Il business pubblicitario è diventato uno dei principali motori della crescita di Netflix, che ha chiuso il quarto trimestre del 2025 con risultati superiori alle aspettative del mercato, ma comunque inferiori rispetto agli obiettivi interni del gruppo. Una discrepanza che ha pesato sul titolo, sceso di circa il 5,5% nelle contrattazioni after-hours a New York.
Nel trimestre, il colosso dello streaming ha registrato un utile netto di 2,42 miliardi di dollari, in crescita del 29,4% su base annua, mentre i ricavi sono saliti del 18% a 12,05 miliardi di dollari. A sostenere la performance sono stati l’aumento degli abbonati (arrivati a 325 milioni), i recenti rincari dei prezzi e, soprattutto, il rafforzamento del business advertising, sempre più centrale nella strategia del gruppo.
Guardando all’intero esercizio 2025, il fatturato di Netflix è cresciuto del 16% a 45,2 miliardi di dollari, con un contributo decisivo dei ricavi pubblicitari, più che raddoppiati (+2,5 volte) e superiori a 1,5 miliardi di dollari. Un risultato che conferma il peso strategico dell’advertising nel modello di business di Netflix. Il margine operativo è salito al 29,5% dal 26,5% dell’anno precedente, mentre l’utile complessivo ha raggiunto i 10,98 miliardi di dollari. La società non ha aggiornato il numero di abbonati ai piani con pubblicità: l’ultimo dato, diffuso a novembre, parlava di più di 190 milioni di spettatori mensili attivi sui piani supportati da annunci.
Le prospettive per il 2026 rafforzano ulteriormente il ruolo della pubblicità. Netflix prevede ricavi compresi tra 50,7 e 51,7 miliardi di dollari (+12-14% annuo) e un margine operativo del 31,5%. Le stime includono un raddoppio dei ricavi advertising, attesi intorno ai 3 miliardi di dollari, mentre il management ha ribadito il focus sul core business dei contenuti, puntando su una maggiore qualità e varietà di serie e film.
Peters: ora l’obiettivo è aumentare la monetizzazione pubblicitaria
Secondo il co-Ceo Greg Peters, il business pubblicitario di Netflix ha ormai «raggiunto una certa scala» e la priorità è ora aumentare la monetizzazione dell’inventario. Il miglioramento del targeting e della misurazione degli annunci, ha spiegato agli analisti, consentirà di aumentare i tassi di riempimento pubblicitario e, di conseguenza, i ricavi advertising per abbonato, una metrica chiave per valutare la redditività di lungo periodo di un gruppo media. In questa direzione, Netflix sta rendendo disponibili più dati proprietari, «in modo sicuro per la privacy», e sta testando nuovi formati pubblicitari più interattivi, che potrebbero essere lanciati già nel secondo trimestre dell’anno. Parallelamente, il gruppo continua a sviluppare il proprio stack tecnologico interno per l’advertising, rafforzando l’infrastruttura a supporto della raccolta pubblicitaria.
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Secondo le stime di Netflix, la quota di visione televisiva del servizio resta inferiore al 10% nei principali mercati globali, segnalando ampi margini di crescita sia per gli abbonamenti sia per la pubblicità. In quest’ottica si inserisce l’operazione Warner Bros. Discovery, sulla cui acquisizione l’azienda ha espresso ottimismo, vedendola come leva per ampliare la copertura e l’inventario.
Nonostante numeri solidi, la reazione degli investitori è stata negativa, alla luce di obiettivi interni molto ambiziosi emersi nei mesi scorsi, come il raddoppio dei ricavi entro il 2030. Il co-Ceo Peters ha tuttavia chiarito che si tratta di aspirazioni di lungo periodo e non di vere e proprie previsioni, invitando il mercato a valutare la traiettoria strutturale di crescita del gruppo.