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17/06/2026
di Andrea Salvadori

Editore, player martech e aggregatore industriale: così Mondadori Digital ridisegna il suo modello

La società punta su un posizionamento social-first e video-driven, integrando creator economy, dati e AI lungo tutta la filiera editoriale e pubblicitaria. Lo racconta l’amministratore delegato Andrea Santagata

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Negli ultimi anni il business digitale di Mondadori ha completato un percorso di profonda trasformazione e crescita che l’ha portato, a inizio 2026, a diventare una società autonoma all’interno della galassia del Gruppo di Segrate, con oltre 100 milioni di euro di ricavi, un margine Ebitda del 20% e un processo di internazionalizzazione già avviato.

Un’evoluzione, quella di Mondadori Digital, che si fonda su tre direttrici principali: la costruzione di un ecosistema video e social-first sempre più distribuito su piattaforme come TikTok, Instagram e YouTube; l’integrazione strutturata dei creator come partner editoriali e industriali, anche attraverso agency dedicate e partecipazioni dirette; e una strategia di crescita per acquisizioni che ha rafforzato verticali strategici come food, design e martech. A queste leve si aggiungono la trasformazione del modello pubblicitario verso logiche data-driven e interattive e un utilizzo sempre più pervasivo dell’intelligenza artificiale nei processi editoriali e di marketing, con l’obiettivo di aumentare produttività, qualità dei contenuti e capacità di conversione.

A raccontare come è stato costruito nel tempo questo modello industriale e quali siano oggi le sue prossime traiettorie di sviluppo è, in questa intervista, Andrea Santagata, amministratore delegato di Mondadori Digital.

Andrea, quali sono stati i passaggi chiave che hanno accompagnato l’evoluzione del business digitale di Mondadori in una società autonoma all’interno del Gruppo, con un progetto di crescita molto ambizioso?

Mondadori Digital ha compiuto un percorso di trasformazione molto significativo, soprattutto a partire dal periodo post-Covid. Le due direttrici principali sono state chiare fin dall’inizio. La prima è stata la presa di coscienza che la rete stava cambiando profondamente: il sito web, che in passato rappresentava il centro dell’esperienza digitale, è diventato sempre più un punto di approfondimento, mentre l’ingaggio e l’intrattenimento del pubblico si sono progressivamente spostati sui social media. Non si tratta solo dei social “tradizionali”, ma di un ecosistema in continua evoluzione: Instagram era già centrale, ma nel tempo si sono affermati TikTok e successivamente altre piattaforme come WhatsApp in chiave distributiva. In questo contesto è diventato evidente che bisognava essere presenti su più piattaforme emergenti e, soprattutto, produrre contenuti specifici per ciascun linguaggio. TikTok, in particolare, ha rappresentato un punto di svolta culturale: ha trasformato il social network in una sorta di “televisione one-to-one”, un canale di intrattenimento personalizzato, ribadendo la centralità del formato video.

Questo cambiamento ha portato a una revisione profonda del nostro modello: la figura del creator, percepito dal mondo editoriale soprattutto come competitor, ha acquisito un ruolo sempre più centrale nel sistema produttivo dei contenuti di Mondadori Digital. Nel tempo abbiamo costruito un ecosistema sempre più strutturato di collaborazione con i creator, arrivando a lavorare con centinaia di profili all’anno come partner editoriali veri e propri, retribuiti come autori. Parallelamente sono state sviluppate o acquisite strutture di agency dedicate. Alcune sono nate internamente, come Zenzero, altre tramite acquisizioni, come Power. Un altro elemento distintivo è la partecipazione diretta dei creator nel capitale delle agency, come nel caso di Zenzero, che trasforma il rapporto da tattico a strategico. L’obiettivo non è più la semplice gestione commerciale, ma la costruzione di una relazione di lungo periodo.

Il management di Mondadori Digital 

La combinazione di presenza sulle piattaforme, centralità del video e apertura ai creator ha prodotto un incremento molto significativo dell’audience di Mondadori Digital. In cinque anni la base fanbase è più che raddoppiata, passando da circa 50–60 milioni a oltre 137 milioni. Questo ha rafforzato non solo la crescita commerciale, ma soprattutto la rilevanza dei nostri digital media brand nel mercato.

La crescita per acquisizioni è stata una leva fondamentale del vostro sviluppo. Qual è il filo strategico che lega operazioni come Hej!, AdKaora ed Edilportale e quali caratteristiche cercate nei possibili target futuri?

La crescita di Mondadori Digital è stata sostenuta da una combinazione di sviluppo organico e acquisizioni strategiche. Le acquisizioni non sono state mai pensate come operazioni fini a se stesse, ma come strumenti di rafforzamento di asset già integrati nell’offerta e nella visione del Gruppo.

In alcuni casi sono servite per dotarsi di competenze tecnologiche e know-how, come nel caso di Hej!, che già nel 2020 lavorava su conversational marketing e chatbot, anticipando tendenze oggi diventate mainstream. In altri casi hanno accelerato l’espansione internazionale, come Adgage in Spagna, diventata poi AdKaora Iberia, che ci ha permesso di entrare nel mercato spagnolo e ora di guardare allo sviluppo nell’America Latina. In altri ancora hanno rafforzato i nostri verticali, come nel caso di Fatto in Casa da Benedetta, che ha consolidato ulteriormente il nostro presidio del food. L’acquisizione di Edilportale, l’ultima in ordine di tempo e la più rilevante dal punto di vista finanziario, ha rappresentato un tassello fondamentale nel completamento del nostro portafoglio verticale, permettendo di affiancare il design a food, wellness e lifestyle. Edilportale e la sua piattaforma Archiproducts interpretano il verticale design non solo come contenuto editoriale, ma anche come piattaforma di servizi, il che ha reso l’operazione coerente con il nostro modello di business. 

Parallelamente allo sviluppo editoriale, abbiamo lavorato sulla trasformazione del modello pubblicitario attraverso la componente martech. AdKaora rappresenta uno degli asset chiave di questa evoluzione, con un posizionamento già molto avanzato che è partito dal mobile marketing per estendersi poi al conversational marketing, grazie all’acquisizione di Hej!. L’obiettivo è stato quello di evolvere l’offerta verso una piattaforma capace di mettere in connessione brand e consumatori in modo più diretto e interattivo: oggi la monetizzazione digitale non è più solo advertising, ma un ecosistema che integra contenuti, dati, interazione e conversione.

L'intelligenza artificiale è uno dei pilastri del vostro piano industriale. In che modo l'AI sta già cambiando concretamente il lavoro editoriale, il marketing e la monetizzazione dei contenuti all'interno di Mondadori Digital?

Con l’arrivo dei modelli generativi, è diventato chiaro che l’intelligenza artificiale è una tecnologia che non solo consuma contenuti, ma li crea, e quindi impatta direttamente sul cuore del nostro business. Mondadori Digital ha scelto di creare PLAI, un acceleratore di open innovation sull’AI, con l’obiettivo di intercettare startup e nuove tecnologie in fase precoce. Questo ha permesso di entrare in contatto con numerose realtà innovative e di individuare startup particolarmente avanzate, come AD cube, nata come spin-off del Politecnico di Milano, che poi abbiamo deciso di acquistare. L’impatto dell’AI sul nostro business oggi è già concreto. Sono attivi circa 140 flussi multi-agent giornalieri a supporto delle redazioni, utilizzati per ricerca, creazione, arricchimento e interattività dei contenuti. Il risultato non è solo un aumento di produttività, ma anche un innalzamento della qualità editoriale. Anche nel marketing e nell’advertising, inoltre, l’AI è già integrata lungo tutta la filiera: dalla creazione creativa alla gestione dell’interazione con l’utente fino alla conversione.

L'internazionalizzazione rappresenta un’altra importante direttrice di crescita. Dopo i risultati ottenuti fin qui, quali mercati considerate oggi prioritari e con quale approccio intendete svilupparli?

Il punto di partenza è la consapevolezza che i nostri asset rappresentano un vero e proprio “capitale semantico del Paese”, legato a verticali come cucina, design, lifestyle e wellness. Questi asset, grazie alla loro natura, sono fortemente esportabili e trovano un pubblico naturale sui social e sulle piattaforme digitali. L’espansione internazionale è già iniziata su più fronti. GialloZafferano ha aperto una sua società a New York, negli Stati Uniti: qui potremmo anche pensare a qualche acquisizione. Archiproducts arriva da noi con una componente estera già molto spiccata: il 65% del traffico e il 35% di ricavi sono internazionali. AdKaora si è espansa in Spagna e ora guarda al Sud America, senza escludere la possibilità di nuove operazioni M&A in Europa. I mercati prioritari di Mondadori Digital sono - oltre ai progetti negli Stati Uniti - Germania e Francia, che rappresentano bacini strategici sia per il food sia per il design. Il modello è ibrido: da un lato supportiamo le aziende italiane che vogliono espandersi all’estero, dall’altro lavoriamo anche con realtà locali.

Guardando ai prossimi anni, qual è l'ambizione di Mondadori Digital? Vi vedete principalmente come un grande gruppo editoriale digitale, come un player martech internazionale o come un aggregatore capace di consolidare il mercato digitale italiano ed europeo?

Mondadori Digital si definisce come la combinazione di queste tre dimensioni: editore, player martech e aggregatore industriale. Queste tre anime non sono alternative, ma complementari. Essere un editore significa produrre contenuti di qualità in modo sostenibile. Essere un player martech significa rendere sostenibile economicamente questo modello attraverso l’innovazione nell’advertising. Essere un aggregatore significa avere la scala necessaria per competere. La visione futura è quella di costruire un leader italiano del digitale con una forte proiezione internazionale, capace di rappresentare un modello innovativo di editoria digitale. La crescita continuerà sia in modo organico sia attraverso acquisizioni strategiche mirate, ma sempre con una logica di coerenza industriale e creazione di valore di lungo periodo.

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