La campagna per il lancio della quarta stagione di Bridgerton in Italia parte da uno dei contesti più riconoscibili della cultura pop locale: il Carnevale di Venezia.
Il 1° febbraio 2026 Piazza San Marco si è trasformata in “un grande palcoscenico a cielo aperto” per l’apertura del Carnevale, con una performance aerea ispirata alla storia di Benedict e Sophie, protagonisti della nuova stagione di Bridgerton ora disponibile su Netflix, un gran ballo aperto al pubblico, l’orchestra We.ensemble e un’esibizione di ballerini professionisti. Secondo le stime diffuse dalla piattaforma, in piazza erano presenti oltre 20mila persone, in un evento che ha portato per la prima volta un ballo “aperto ai fan” nel programma ufficiale del Carnevale.
L’appuntamento veneziano è stato concepito come porta d’ingresso alla quarta stagione, rilasciata in due parti su Netflix (prima il 29 gennaio, poi il 26 febbraio), e come tassello di una strategia che da anni utilizza Bridgerton non solo come serie, ma come franchise capace di generare eventi, contenuti e partnership di prodotto.
Una trama costruita attorno a balli, maschere e gerarchie sociali
La quarta stagione è incentrata su Benedict Bridgerton (Luke Thompson) e Sophie Baek (Yerin Ha). Al centro della storia c’è un ballo in maschera organizzato da Violet Bridgerton: Benedict resta colpito da una misteriosa “Dama d’Argento” e, con l’aiuto della sorella Eloise, prova a scoprirne l’identità. La donna è in realtà Sophie, cameriera al servizio di Araminta Gun. Il nucleo narrativo della stagione è la distanza di classe e il doppio livello identitario, la dama e la domestica, che Benedict fatica a riconoscere, con la domanda ricorrente se “l’amore possa davvero vincere tutto” in un sistema sociale rigido.
Per il marketing questa impostazione è diventata particolarmente utile: balli, maschere, rituali del “ton” e codici visivi forti possono essere ricreati dal vivo in eventi, allestimenti e attivazioni, come avvenuto a Venezia, mantenendo coerenza con il racconto della serie.
Da serie di successo a brand di lifestyle
Dal debutto nel 2020, Bridgerton è diventato uno dei titoli simbolo di Netflix. La piattaforma ha inserito tutte e tre le stagioni uscite finora nella classifica delle serie in lingua inglese più viste di sempre. Fanpage.it e Movieplayer.it ricordano che la terza stagione ha raggiunto quota 91,9 milioni di visualizzazioni nei primi 45 giorni, entrando nella Top 10 globale e affiancando i risultati delle prime due stagioni, rispettivamente a 113,3 e 93,8 milioni di visualizzazioni.
La newsletter Marketing Brew collega questi numeri a un consumo prolungato: la stagione 3 avrebbe totalizzato 5,5 miliardi di minuti visti nel mese d’esordio e 9,3 miliardi a giugno 2024, anche grazie al rilascio in due parti che ha esteso la durata della campagna.
Parallelamente, Netflix e Shondaland hanno trasformato la serie in un universo esperienziale: eventi come The Queen's Ball: A Bridgerton Experience, iniziative per i fan in più città e una crescente offerta di prodotti a tema hanno spinto il marchio oltre lo schermo, fino a diventare un vero e proprio “brand di lifestyle”.
Partnership globali, merchandising e live experience
Il ruolo centrale delle live experience emerge in modo particolare nel racconto del Los Angeles Times, che definisce la campagna di Bridgerton una delle più pervasive dell’industria entertainment recente. Il quotidiano ricostruisce come, a partire dalla terza stagione, il titolo abbia occupato piazze, hotel e intere città con fan event, tour internazionali e attivazioni immersive: The Queen’s Ball: A Bridgerton Experience, nato a Los Angeles nel 2022, è diventato un format itinerante che ha toccato città come Montréal, New York e Melbourne, con balli in costume, musica dal vivo e set fotografici dedicati; iniziative locali hanno trasformato piazze e luoghi simbolici in estensioni dell’universo della serie, come il ballo a Verona che ha ospitato proposte di matrimonio e rinnovi di voti, o il giardino a tema Bridgerton al Chelsea Flower Show di Londra; nelle grandi città, il brand è passato dagli schermi allo spazio urbano con promenade a tema, installazioni e takeover temporanei di quartieri come il Meatpacking District di New York.
Accanto a questo, il Los Angeles Times sottolinea l’uso intensivo di contenuti digitali come clip, meme, dietro le quinte, quiz e di collaborazioni con retailer e marchi di lifestyle (dai bouquet ai tè, dalle candele alle linee bridal), che hanno permesso alla serie di presidiare feed social, punti vendita e media tradizionali con continuità.
Secondo License Global, per la quarta stagione Netflix e Shondaland hanno messo in campo una campagna con nuove partnership e attivazioni in oltre 20 paesi, tra cui figurano ad esempio la Dove x Bridgerton Limited-Edition Collection, una linea di prodotti per la cura del corpo firmata Dove, con quattro profumazioni e packaging ispirati all’universo della serie; o come ulteriori esempi la collezione di gioielli “Rules to Love By” di Pandora, lanciata a gennaio 2026 e composta da 14 pezzi distribuiti globalmente.
Il caso italiano: Venezia, consumer products e attivazioni in store
In questo quadro globale, la strategia italiana punta ad adattare gli elementi distintivi della serie ai contesti culturali locali.
L’evento di Piazza San Marco è stato il punto di partenza, ma non l’unico tassello. Il “gran ballo” aperto ai fan e ai creator selezionati è stato accompagnato dal coinvolgimento diretto di alcuni brand partner.
Tra questi, Sir Winston Tea, marchio di Sir Winston Tea, già protagonista di una collezione di tè neri in edizione limitata ispirata alla serie, e altri marchi attivi in Italia come Witor’s, Bialetti, Labello e la stessa Dove, con prodotti presenti nella grande distribuzione e in canali specializzati.
Nel complesso, l’IP Bridgerton viene “localizzata” attraverso elementi coerenti con il suo immaginario, bellezza, ritualità del tè, convivialità, abiti e gioielli, e inserita in contesti che parlano direttamente al pubblico italiano: il Carnevale, la GDO, i flagship store, le community sui social.
Ascolti, impatto economico e “valore brand”
Per comprendere perché Netflix continui a investire su questo livello di attivazione, è utile osservare il contesto economico e industriale che circonda la serie.
Il Corriere della Sera ha ripreso una stima diffusa da Netflix e Shondaland secondo cui “l’universo di Bridgerton” avrebbe generato 275 milioni di sterline in cinque anni per l’economia del Regno Unito, creando opportunità per quasi 5.000 aziende.
Lo stesso articolo evidenzia come la cosiddetta “Regencycore mania” abbia coinvolto moda, beauty, design e arredamento, con esempi concreti: una collezione limited edition di Primark con oltre 1,6 milioni di dollari di media impact value nella prima settimana; una linea make-up ispirata alla serie di Kiko stimata intorno ai 574mila dollari di valore media; un pop-up a tema nel negozio londinese di Lush che avrebbe registrato un +24% di vendite nella settimana di lancio e un incremento oltre il 160% per i prodotti spa.
Questi dati non misurano l’efficacia di ogni singola campagna, ma descrivono Bridgerton come motore economico trasversale, in cui la serie TV è il punto di partenza di una filiera che coinvolge produzione audiovisiva, turismo, retail, licensing e attivazioni esperienziali.
Mettendo insieme gli elementi di questo quadro emerge un modello che unisce: eventi dal vivo, come l’intervento al Carnevale di Venezia, che portano l’estetica della serie nello spazio pubblico e generano contenuti spontanei da parte dei fan. Partnership di prodotto che trasformano l’universo narrativo in oggetti da indossare, consumare o regalare, con una forte presenza in GDO, beauty e home decor. Scelte distributive, come il rilascio in due parti, che estendono nel tempo la visibilità di ogni stagione e raddoppiano le occasioni di attivazione per partner e mercati locali.
In questa prospettiva, Bridgerton diventa per Netflix un asset su cui costruire presenza culturale, stringere alleanze con i brand, presidiare touchpoint fisici e digitali e, soprattutto, mantenere nel tempo una relazione con una fanbase ampia e molto attiva.
L’Italia mostra questo approccio con il Carnevale di Venezia come momento simbolico e un tessuto di partnership che va dalla cosmetica al tè, dal cioccolato ai gioielli, rendendo la serie non solo un titolo in catalogo, ma un vero e proprio ecosistema di marketing, dentro e fuori dallo schermo.