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05/02/2026
di Rosa Guerrieri

L’Intelligenza Artificiale in Italia vola a 1,8 miliardi di euro (+50%): è l'anno della svolta per la GenAI

I dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano confermano il boom tecnologico: l’84% delle grandi aziende adotta l’AI Generativa, mentre la richiesta di competenze negli annunci di lavoro raddoppia

Foto di Immo Wegmann su Unsplash

Foto di Immo Wegmann su Unsplash

Il 2025 segna l’anno della maturità per l’Intelligenza Artificiale in Italia. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, presentati durante il convegno “Artificial Intelligence: adozione, trasformazione, equilibrio”, il mercato nazionale ha raggiunto il valore di 1,8 miliardi di euro, registrando una crescita del +50% in soli dodici mesi.

A trainare questa accelerazione è soprattutto la Generative AI, che insieme ai progetti ibridi genera ormai il 46% del mercato complessivo. Se il Machine Learning tradizionale mantiene una quota del 54%, è l'adozione di strumenti "ready-to-use" a stupire: l’84% delle grandi aziende italiane ha acquistato licenze di GenAI (come Copilot, ChatGPT Plus o Gemini), con un balzo del +31% rispetto all'anno precedente.

Non si tratta più solo di sperimentazione isolata: sei aziende su dieci dichiarano che l’AI ha già un impatto significativo sul proprio modello di business, influenzando la relazione con i clienti e l’architettura operativa. Tuttavia, resta profondo il divario con il tessuto delle PMI, dove solo l'8% ha avviato progetti strutturati, nonostante un crescente interesse per il prossimo futuro.

Il 2025 è anche l'anno dell’Agentic AI. Sebbene i sistemi di orchestrazione complessi rappresentino ancora una nicchia del mercato (4%), la capacità dell'AI di agire come "agente" autonomo è il trend tecnologico dominante. Questa potenza porta con sé nuove sfide di governance: oggi, appena il 9% delle grandi imprese dispone di una struttura di controllo centralizzata e solo il 15% è già allineato alle direttive dell’AI Act.

Il rischio è il proliferare della Shadow AI: il 19% dei lavoratori utilizza esclusivamente strumenti aziendali ufficiali, lasciando intendere che una larga parte della forza lavoro sfrutti soluzioni personali non monitorate per le attività quotidiane.

L'impatto sul lavoro e le nuove sfide

L’AI sta riscrivendo le regole del mercato del lavoro. Circa il 47% dei lavoratori italiani utilizza già regolarmente strumenti di intelligenza artificiale. Se il risparmio di tempo è tangibile (il 40% risparmia oltre 30 minuti a task), il dato più rilevante riguarda il potenziamento delle competenze: il 41% degli utenti afferma che grazie all'AI riesce a svolgere attività che prima non sarebbe stato in grado di affrontare.

Questo si riflette in una fame di competenze senza precedenti. Nel 2025, gli annunci di lavoro che richiedono skill legate all'AI sono cresciuti del 93%. Per i profili white-collar ad alta qualificazione, la conoscenza dell'AI è ormai un prerequisito nel 76% delle offerte.

Nonostante l'entusiasmo, i direttori dell'Osservatorio — Alessandro Piva, Giovanni Miragliotta e Nicola Gatti — avvertono: il futuro prossimo presenta sfide cruciali. Con la fine delle risorse del PNRR, l’Italia rischia un rallentamento se non verrà definito un piano strategico di finanziamenti. La sfida per il 2026 sarà trasformare l'adozione individuale in una trasformazione strutturale delle organizzazioni, garantendo sostenibilità finanziaria e robustezza etica ai processi complessi.

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