24/03/2026
di Simone Freddi

[Alkemy]+, Trisolino: «Non basta integrare competenze. Il vero valore è saperle far lavorare insieme»

Il Managing Director racconta il modello della nuova realtà di marketing, design e commerce del Gruppo Alkemy: «Oggi i brand devono essere rilevanti per le persone, ma anche per l’AI»

Massimiliano Trisolino

Nel pieno della trasformazione del mercato MarCom, tra frammentazione dei canali, nuove tecnologie e crescente complessità, i brand sono chiamati a ripensare modelli e interlocutori. In questo scenario si inserisce [Alkemy]+, il nuovo ecosistema di Alkemy Group che unisce competenze creative, media, design e commerce.


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Abbiamo approfondito visione e posizionamento con Massimiliano Trisolino, Managing Director di [Alkemy]+, per capire come cambia il ruolo delle agenzie e quali sono, oggi, le vere sfide per le aziende.

Partiamo dalle basi: che cos’è [Alkemy]+ e perché nasce oggi?

«[Alkemy]+ nasce da una riflessione molto concreta sul mercato. Oggi le aziende si trovano a operare in un contesto sempre più complesso, caratterizzato da incertezza, cambiamenti nelle abitudini dei consumatori e impatto crescente dell’Intelligenza Artificiale.

Abbiamo deciso di mettere a sistema diverse eccellenze – da Connexia e Design Group Italia a Cosmic e Witailer, insieme alle competenze storiche di comunicazione e media di Alkemy – all’interno di un unico modello operativo. L’obiettivo non è semplicemente ampliare l’offerta, ma semplificare la complessità per i clienti, diventando un interlocutore capace di lavorare su problemi di business, oltre che attivando in maniera verticale specifiche conoscenze e discipline.  

Non vogliamo essere un insieme di competenze, ma la piattaforma nella quale queste lavorano insieme fin dalla genesi del progetto».

Oggi molti brand parlano di complessità. Qual è, dal vostro osservatorio, il tema più critico?

«Uno dei nodi principali è quello della reputazione. Negli anni, si è progressivamente frammentata su una molteplicità di canali e linguaggi, e spesso i brand hanno perso coerenza.

Con l’avvento del digitale, i touchpoint sono aumentati, ma la sfida è diventata ancora più articolata, poiché oggi non riguarda soltanto la relazione con le persone. L’Intelligenza Artificiale obbliga i brand a ripensarsi: devono essere credibili sia per i consumatori sia per sistemi, agenti e LLM. Sono due piani che parlano linguaggi diversi, ma che devono essere coerenti tra loro.

Oggi il vero terreno di gioco è la rilevanza, che è diventata molto più complessa da costruire.

Bisogna lavorare contemporaneamente su più livelli: come costruisci il tuo ecosistema digitale, come ti racconti, a chi parli e come dialoghi con l’Intelligenza Artificiale. È l’integrazione di questi elementi a determinare la capacità di una marca di essere riconoscibile e credibile in un contesto frammentato. Il nostro ruolo è accompagnare i brand nella costruzione di questo sistema, aiutandoli a essere rilevanti, oggi e in futuro».

In questo scenario, qual è il valore di un modello integrato come il vostro?

«Molte aziende continuano a lavorare con partner diversi per competenze diverse. Un approccio che spesso genera inefficienze, e anche scarico di responsabilità.

In [Alkemy]+ lavoriamo, invece, nelle intersezioni. Partiamo dal dato, dalla strategia e dal modello di business del cliente, e costruiamo team trasversali che combinano le diverse competenze. Questo ci permette di passare da un approccio esecutivo a uno più consulenziale, in cui si affrontano sfide di business più ampie e complesse, non solo singole attivazioni».

Parlate di «Plus». Cosa significa davvero, nel lavoro quotidiano?

«Il Plus non è «fare più cose», ma «fare meglio le cose». Significa prendere un brief e provare a ribaltarlo. Grazie alla combinazione di competenze e alla conoscenza verticale delle industry, possiamo portare al cliente un punto di vista diverso. Non vogliamo limitarci a eseguire, ma aiutare i clienti a vedere le cose in modo nuovo e, quindi, a generare più valore».

Come si traduce tutto questo nella vostra organizzazione?

«Abbiamo quattro competence center - Communication & Production, Marketing & Media, Design e Commerce - che coprono tutto il brand journey, dalla progettazione alla distribuzione, fino alla vendita.

Ma la vera differenza la fanno le funzioni trasversali – Strategy & Intelligence, Generative AI, Operations e Client Services – che lavorano su tutti i progetti e garantiscono coerenza. È questo che ci permette di superare la logica a silos e costruire un sistema realmente integrato».

Guardando al mercato: tra grandi holding e boutique specializzate, dove si colloca [Alkemy]+?

«Ci posizioniamo in una zona intermedia, ma distintiva. Rispetto alle holding, siamo più agili e veloci, perché le decisioni vengono prese localmente. Rispetto alle boutique, abbiamo invece una maggiore ampiezza di competenze.

Questo ci permette di lavorare su progetti più complessi e trasversali, anche a livello internazionale, senza perdere velocità. Le sfide su cui vogliamo misurarci sono sempre meno verticali e sempre più legate al business dei clienti».

In definitiva, che tipo di partner volete essere per i brand?

«Vogliamo essere un partner che non si limita a rispondere al brief, ma aiuta a ridefinirlo. Grazie alla combinazione di competenze, dati e conoscenza del mercato, possiamo portare un punto di vista diverso e contribuire in modo concreto alla crescita dei clienti.

È in questo approccio, più che nell’ampiezza dei servizi, che si gioca il vero significato di [Alkemy]+».

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