di Alessandra La Rosa

USA e UE: nuovo accordo sulla condivisione dei dati

Grazie al "Privacy Shield" sarà possibile effettuare maggiori controlli sul trasferimento delle informazioni degli utenti dal Vecchio Continente alle aziende americane. Carlo Noseda, presidente di IAB Italia: «Un nuovo framework per il trasferimento sicuro dei dati dei cittadini europei»

L'intenzione è quella di proteggere maggiormente la privacy degli utenti (da qui il nome "Privacy Shield"), ma di fatto il nuovo accordo sulla condivisione dei dati tra Stati Uniti ed Europa costituisce un'importante risultato anche per la digital industry, come non mancano di sottolineare esperti in materia. Ma andiamo con ordine. Martedì 2 febbraio la Commissione Europea e il Dipartimento Americano del Commercio hanno siglato una intesa, dal nome "Privacy Shield", che si pone come obiettivo quello di proteggere i dati dei cittadini europei senza tuttavia danneggiare il rapporto economico tra le aziende americane e il Vecchio Continente. Nei fatti, lo "Scudo" è un programma a cui aderiscono le aziende, che dovranno sottostare, pur di avere i dati dei consumatori italiani, a una serie di obblighi di supervisione e verifica delle loro pratiche. L'accordo prevede tra l'altro per la prima volta un impegno in forma scritta da parte del governo americano per non condurre mai alcun tipo di sorveglianza di massa sui cittadini europei. Il deal sostituisce il precedente Safe Harbor, che ha regolato lo scambio dei dati a fini commerciali per oltre un decennio, e che è stato nei mesi scorsi invalidato dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea che ne ha sancito la violazione della privacy. Positive le reazioni della industry sul Privacy Shield. «[L'accordo è] un essenziale e tanto atteso passo avanti verso un'economia transatlantica - ha dichiarato Dave Grimaldi, evp of public policy di IAB US, ripreso dal sito adexchanger -. Con circa 100 miliardi di revenue pubblicitarie tra i due continenti, questa decisione ci auguriamo che porti molta più trasparenza, peraltro necessaria, all'industry dell'advertising digitale». Un'idea condivisa anche dall'associazione a livello nazionale. Contattato da Programmatic Italia, il presidente di IAB Italia Carlo Noseda ha commentato: «Come associazione, a livello sia italiano che internazionale, stiamo seguendo con molta attenzione il dibattito relativo al Privacy Shield. Riteniamo che sia un tema di importanza strategica per il mercato digitale e in particolare per la nostra industry. L’interazione costante con le istituzioni, a livello locale e internazionale, è fondamentale per una associazione come la nostra, che da sempre si adopera per agire seguendo standard di regolamentazione condivisi e nel pieno rispetto delle normative».

«Sappiamo quanto sia importante - ha aggiunto Noseda - collaborare con altri mercati, considerato il valore degli operatori digital internazionali nel nostro Paese. Abbiamo quindi accolto favorevolmentel'annuncio delnuovo accordo che fornirà un nuovo framework per il trasferimento sicuro dei dati dei cittadini europei».

Il Privacy Shield è un accordo dinamico, e nel tempo sarà sottoposto a una serie di valutazioni della sua efficacia. Le prime verifiche sono attese nel 2017. Intanto gli attivisti della privacy restano critici e, scrive Corriere.it, non escludono il rischio di un nuovo intervento della Corte di Giustizia Ue.

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