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24/01/2023
di Alessandra La Rosa

Posizione dominante nella pubblicità online: in USA scatta la denuncia a Google

Photo by Mitchell Luo on Unsplash

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Secondo quanto riporta il sito americano Bloomberg News, citando fonti vicine ai fatti, negli USA il Dipartimento di Giustizia nelle prossime ore presenterà una denuncia nei confronti di Google per posizione dominante nella pubblicità online. Per Big G si tratterebbe della seconda causa intentata dal Dipertimento di Giustizia americano, dopo quella presentata nel 2020 riguardante il monopolio nelle ricerche online.

Ad essere sotto accusa stavolta sarebbe la gestione della pubblicità da parte di Google, un business che rappresenta la fetta principale del fatturato del colosso di Mountain View, ossia oltre l’80% dei suoi ricavi.

In particolare, l’indagine dei giudici si concentrerà sulle entrate pubblicitarie di Big G in relazione al posizionamento di pubblicità su property esterne. La società infatti offre gratuitamente il suo servizio di motore di ricerca, raccogliendo entrate pubblicitarie attraverso di esso, ma il suo business pubblicitario si compone anche dell’inserimento di annunci adv su siti terzi. Molti proprietari di questi siti hanno puntato il dito contro la mancanza di trasparenza di Google su quanto dei proventi pubblicitari va a lei come compenso per il servizio di vendita pubblicitaria offerto e quanto invece a chi possiede i siti che ospitano la pubblicità.

Un tema che, in qualche modo, si collega anche a quello dell’equo compenso degli editori, ossia i proprietari dei contenuti che appaiono sui motori di ricerca. Un tema che da moltissimo tempo è al centro di un importante dibattito e che proprio negli scorsi giorni ha visto un importante passo in avanti proprio in Italia, con l’Agcom che ha approvato alcune importanti regole a tutela dei produttori dei contenuti.


Leggi anche: L’AGCOM APPROVA LE REGOLE SULL'EQUO COMPENSO PER LE PUBBLICAZIONI ONLINE: AGLI EDITORI FINO AL 70% DEI RICAVI ADV


Finora Google ha rigettato l’accusa di essere monopolista del settore, chiamando in causa, negli Stati Uniti, concorrenti come Meta, AT&T e Comcast. Il processo, a quanto si apprende, comincerà a settembre.

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