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15/07/2026
di Cristina Oliva

AI e fact-checking, Dst completa una nuova fase del progetto europeo AI-Code

Finanziata dal programma Horizon Europe e coordinata dal Gruppo Dst, l'iniziativa ha portato alla sviluppo di sei strumenti AI per supportare i media contro le fake-news

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Dst - Creative Tech Company, Gruppo di consulenza digitale che integra competenze creative e di comunicazione con competenze avanzate in sviluppo tecnologico, AI e IoT, rafforza il proprio impegno nella lotta alla disinformazione online.

Attraverso le controllate Ds Tech e Live Tech ha infatti completato la seconda fase di AI-Code (AI services for Continuous trust in emerging Digital Environments), progetto Horizon Europe dedicato allo sviluppo di strumenti di intelligenza artificiale per il fact-checking. Il consorzio, coordinato da DS Tech e composto da 15 organizzazioni tra centri di ricerca, università, media e aziende tecnologiche di dieci Paesi europei, ha sviluppato una suite di sei strumenti collaborativi destinati a supportare i professionisti dell'informazione nella verifica delle fonti, in un contesto in cui la diffusione di contenuti generati dall'AI rende sempre più difficile riconoscere la disinformazione.

Il lancio dei servizi di AI-Code arriva in un momento cruciale. Secondo il Global Risks Report 2025 del World Economic Forum – il documento che valuta i rischi sistemici globali –, la disinformazione e la misinformazione rappresentano il primo rischio a breve termine a livello globale, davanti a conflitti armati, eventi meteorologici estremi, crisi economiche e attacchi informatici. Il fenomeno è in ascesa e ha ricevuto una forte accelerazione dall’intelligenza artificiale e dalle capacità degli strumenti generativi: il volume di deepfake è cresciuto del 550% tra il 2019 e il 2024, e secondo un report del Parlamento Europeo la quantità di contenuti generati dall'AI ha già superato quella dei contenuti prodotti da esseri umani, raggiungendo il 52% del totale nel maggio 2025. Non è, però, solo una questione di volume: stando a una ricerca pubblicata su Ieee Security & Privacy nell'ottobre 2025 dai ricercatori della Radboud University – partner del progetto AI-Code – l'AI generativa è in grado di ottimizzare i contenuti per aggirare le difese cognitive naturali degli esseri umani, producendo testi, immagini e video così curati da non attivare i meccanismi del pensiero critico.

A fronte di questa minaccia crescente, le risorse dedicate alla verifica delle notizie sono strutturalmente insufficienti: nel mondo, oggi, esistono 443 progetti distribuiti in 116 paesi (dato Duke Reporters’ Lab), una rete già fragile e in regressione, cui è stato assestato un colpo significativo dall’addio di Meta al programma di fact-checking di terze parti negli USA a inizio 2025. In Europa il ritiro è impedito dalle disposizioni del Digital Services Act, ma le pressioni sull’ecosistema restano significative.

Sei strumenti AI contro le fake news

La suite di AI-Code è stata progettata a partire da una ricerca sistematica condotta dai partner del KInIT (Kempelen Institute of Intelligent Technologies) sui bisogni reali dei fact-checker europei. Lo studio, pubblicato sull'ACM Journal on Responsible Computing nel gennaio 2025, ha analizzato le attività e i processi lavorativi di fact-checker in 20 paesi europei, coprendo il 62% delle organizzazioni europee aderenti all'Ifcn.

I risultati hanno mostrato che le attività più urgenti da supportare non sono la verifica finale delle notizie – che i fact-checker non intendono delegare ai modelli – ma le fasi accessorie: quindi la ricerca delle fonti di evidenza, l'identificazione di altre versioni della stessa fake news, il monitoraggio dei contenuti virali prima che diventino incontrollabili.

Dst riporta nella nota stampa gli strumenti che compongono la suite:

  • Rilevamento della disinformazione nei social media di nuova generazione, per scoprire automaticamente server e istanze che diffondono contenuti dannosi e di valutarne la credibilità tramite analisi di rete.
  • Valutazione della credibilità e affidabilità, per valutare in tempo reale l’affidabilità di post e account social.
  • Media Asset Annotation and Management (Maam), per verificare l’autenticità dei contenuti multimediali.
  • Servizio interattivo di coaching su AI generativa, per la formazione sull’uso degli LLM.
  • Servizio di trasparenza per i model card AI, per aiutare i professionisti a comprendere la documentazione standardizzata dei modelli linguistici.
  • Assistente personale per i professionisti dei media, per l’analisi automatica della veridicità dei testi.

Gli strumenti sono stati sviluppati secondo un approccio di co-design che ha previsto 59 workshop di co-creazione complessivi nel corso del progetto, e oltre 130 professionisti dei media esterni al consorzio coinvolti. Tra gli early adopter che hanno espresso interesse formale ci sono International Federation of Journalists, AFP, Università di Malaga and Der Spiegel. Entro il 2026 gli strumenti saranno integrati nella piattaforma unificata AI-Code e messi a disposizione dei media.

Un progetto con un approccio multiculturale

L'attenzione alla dimensione multilingue e multiculturale dell'Europa è uno degli elementi distintivi del progetto. La ricerca condotta sui fact-checker europei ha mostrato che i professionisti operanti in lingue a basse risorse, ovvero quelle per cui non si dispone di sufficienti fonti documentali per poter allenare su di esse i modelli linguistici – per esempio slovacco, ceco, ungherese, croato – affrontano sfide significativamente diverse rispetto a quelli delle grandi lingue europee. Gli strumenti sviluppati da AI-Code, quindi, "sono progettati per funzionare in lingue e contesti che la maggior parte degli strumenti esistenti basati su intelligenza artificiale non è in grado di gestire adeguatamente", spiega Dst nella nota.

La dimensione etica di AI-Code

Il progetto si inserisce in un momento cruciale per la politica europea sull'etica dell’informazione digitale: i partner partecipano all'AI Against Disinformation Cluster con altri sei progetti Horizon Europe (Vera.ai, Titan, AI4Debunk, AI4Trust e altri) e hanno avviato conversazioni per integrare alcuni servizi nel portale dell'European Digital Media Observatory (Edmo).

"Il framework etico del progetto, coordinato dal Centre for European Policy Studies (Ceps), garantisce infatti che ogni strumento sia valutato rispetto ai principi di AI trustworthy dell'Unione Europea; le valutazioni Altai e di impatto sui diritti fondamentali (Fria) sono state condotte su tutti i servizi, e tutte le attività sono state discusse con un Comitato consultivo etico indipendente", conclude la nota stampa.

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