A sinistra, Edmondo Lucchi (NIQ), a destra Mia Ceran
In un panorama mediale in continua trasformazione, comprendere non solo cosa guarda il pubblico, ma perché sceglie un ambiente rispetto a un altro, diventa centrale per interpretare il valore dei diversi mezzi. Da questa prospettiva nasce “Logiche mediali profonde: la nuova centralità della Televisione”, una ricerca realizzata da NIQ e presentata da FCP-AssoTV sul Main Stage di Intersections 2026 nell’ambito della quarta edizione di The New Tv Ad-Age, il percorso promosso dall'associazione all’interno della kermesse milanese per approfondire l’evoluzione della televisione e il suo ruolo nell’attuale ecosistema dei media.
A introdurre e interpretare le evidenze emerse dalla survey, Marco Robbiati, Presidente di FCP-AssoTV, Edmondo Lucchi di NIQ e Mia Ceran, che hanno accompagnato il confronto sui cambiamenti nelle modalità di fruizione, sul rapporto tra TV e digitale e sul valore che l’esperienza televisiva continua ad assumere nell’attuale ecosistema mediale.
L’indagine – la cui fase qualitativa si è articolata in 18 web group per un totale di 126 partecipanti, distribuiti tra giovani, adulti e maturi – ha analizzato tre grandi territori (intrattenimento scripted, intrattenimento non scripted e informazione), mettendo a confronto la TV lineare con piattaforme SVoD (Prime Video, Netflix, Disney+, ecc.), BVoD (RaiPlay, Mediaset Infinity, ecc.) e digital video (YouTube) e, nell’ambito dell’informazione, con siti e app editoriali, social, motori di ricerca e AI, quotidiani, radio e podcast. E scoprendo così un ecosistema mediale nel quale TV e digitale rispondono a bisogni differenti e complementari
L’intrattenimento scripted…
Scendendo più nel dettaglio, nell’intrattenimento scripted, il pubblico mostra uno sguardo più maturo rispetto alla fase iniziale di affermazione delle piattaforme: ne riconosce il valore in termini di accesso ai contenuti, controllo del proprio tempo e libertà di scelta, ma ne individua anche alcuni limiti, dalla difficoltà della selezione a una proposta guidata dagli algoritmi.
In questo scenario, si riscopre una specificità della TV lineare: la capacità di trasformare la visione in un’esperienza condivisa. L’attesa, la contemporaneità della fruizione e la conversazione che si sviluppa intorno a una storia contribuiscono a farne un collante sociale e consentono al contenuto di assumere la dimensione dell’evento. Allo stesso tempo, per la TV emerge la necessità di rafforzare capacità di proposta e coraggio editoriale, per continuare a sorprendere il pubblico e favorire l’incontro con contenuti nuovi.
«Con il digitale – commenta Lucchi – abbiamo conquistato una libertà di scelta che fino a pochi anni fa non avevamo, ma l’abbondanza porta con sé anche una nuova complessità. Quando tutto è disponibile, scegliere diventa più difficile e aumenta il bisogno di qualcuno che selezioni, proponga, sorprenda. È interessante osservare come proprio in questo nuovo contesto alcune caratteristiche della televisione, che potevano sembrare appartenere al passato, acquistino un significato diverso e tornino a rispondere a bisogni molto contemporanei».
… e quello non scripted
Nell’intrattenimento non scripted, questa dimensione collettiva si fa ancora più evidente. Se l’ecosistema digitale permette di accedere e recuperare contenuti in ogni momento, la TV conserva la capacità di costruire un “qui e ora” condiviso, inserendo i programmi nel ritmo della vita quotidiana e della collettività
La dimensione comunitaria della TV, inoltre, non appartiene esclusivamente ai grandi eventi: si manifesta anche negli appuntamenti ricorrenti, dal quiz al talent fino agli eventi sportivi. Il Festival di Sanremo diventa così la cartina di tornasole di una caratteristica più profonda del mezzo televisivo, capace di creare uno spazio di fruizione comune in un ecosistema digitale che tende invece a individualizzare l’esperienza.
L’informazione
Un ruolo altrettanto distintivo emerge, infine, sul fronte dell’informazione. In un contesto percepito dal pubblico come ricco e plurale, ma segnato anche da un eccesso di stimoli e dalla crescente complessità nella selezione delle fonti, la TV continua a rappresentare un riferimento per la capacità di selezionare, verificare e gerarchizzare le informazioni, offrendo una cornice condivisa attraverso cui interpretare la realtà.
La fiducia nell’informazione televisiva appare dunque legata non soltanto al singolo contenuto, ma alla percezione di un processo editoriale strutturato, fondato sul lavoro di verifica e selezione e su un sistema di responsabilità e tutele. La TV assume così una funzione di riduzione della complessità: non semplicemente moltiplicare informazioni e punti di vista, ma contribuire a ricomporli all’interno di un quadro comprensibile.
Elementi distintivi
Nel complesso, la ricerca restituisce l’immagine di una televisione la cui centralità non nasce dalla contrapposizione al digitale, ma diventa più leggibile proprio nel confronto con esso. Libertà di accesso, ampiezza dell’offerta e personalizzazione restano elementi fondamentali dell’esperienza digitale; condivisione, proposta editoriale, costruzione dell’evento e capacità di organizzare la complessità emergono, invece, come dimensioni distintive dell’esperienza televisiva.
«Parlare oggi di centralità della televisione significa superare la sola dimensione dell’ascolto e interrogarsi sul ruolo che il mezzo continua a svolgere nella vita delle persone e, di conseguenza, per il mercato – spiega Robbiati –. La ricerca ci aiuta a mettere a fuoco un valore che riguarda la capacità della TV di selezionare, creare appuntamenti e generare esperienze collettive. In un sistema sempre più frammentato, credo sia proprio questa capacità di costruire uno spazio comune uno degli elementi su cui l’industria deve tornare a riflettere».