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30/08/2022
di Cristina Oliva

Streaming: il 47% dei consumatori italiani si sente frustrato nella ricerca dei contenuti. Il report di Accenture

In base allo studio "Streaming's Next Act", il 29% dei consumatori italiani è intenzionato a diminuire la spesa per media e intrattenimento nei prossimi 12 mesi

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Secondo un rapporto di Accenture, a livello globale tre abbonati su cinque a servizi di streaming hanno espresso frustrazione per le loro esperienze di fruizione. In Italia sono il 47%. Il 46% sarebbe felice di permettere a un servizio di video on demand di sapere di più su di sè

Il report "Streaming’s Next Act: Aggregators to play a starring role in making consumers happier" ha coinvolto 6.000 consumatori in 11 Paesi, tra cui l’Italia, con il fine di comprenderne le preferenze, opinioni e comportamenti in merito alle loro esperienze di video streaming.

Esigenza di personalizzazione dei contenuti proposti dalle piattaforme da parte degli utenti

A livello globale i consumatori affermano che più del 60% del contenuto per cui pagano secondo loro non è rilevante. Infatti, in Italia il 51% degli intervistati afferma di impiegare più di sei minuti alla ricerca di qualcosa da guardare che incontri i propri gusti e desideri. Inoltre, quasi la metà dei consumatori italiani (49%) desidera e sarebbe disposto a trasferire il proprio profilo da un servizio all’altro, purché vengano proposti contenuti migliori e più personalizzati. Il 46% sarebbe felice di permettere a un servizio di video on demand di sapere di più su di sè, per esempio gli interessi personali, l'umore o la posizione attuale per migliorare la personalizzazione.

Con la crescita dei servizi di streaming è aumentata la complessità di navigazione all’interno dell’offerta, ma anche la spesa. Un problema crescente è rappresentato dai pagamenti mensili per più servizi. In più, la maggior parte dei consumatori (in Italia il 57%) sostiene di pagare troppo rispetto a una elevata quantità di contenuti che non guardano e a cui non sono interessati. Soprattutto per questa ragione, secondo la rilevazione di Accenture, il 29% dei consumatori italiani è intenzionato a diminuire la spesa per media e intrattenimento nei prossimi 12 mesi.

La ricerca di Accenture indica anche che, se da un lato i consumatori si preoccupano che i contenuti proposti dai servizi di streaming siano per loro rilevanti e personalizzati, dall’altro giudicano sempre più frustrante l'esperienza di navigazione rispetto a un numero di servizi crescente. Per far fronte a questi problemi riscontrati dai consumatori, una soluzione potrebbe consistere nell’aggiunta nell’ecosistema di un aggregatore intelligente, distribuito su più piattaforme, capace di unificare e personalizzare l’esperienza degli utenti immersi in una molteplicità di servizi di streaming, tramite API e accordi di condivisione dei dati. Un simile aggregatore favorirebbe la flessibilità fungendo da piattaforma unica e permetterebbe allo spettatore di selezionare esattamente ciò che vuole guardare.

"I consumatori non hanno espresso una forte preferenza per una particolare azienda che dia loro una migliore esperienza utente", ha detto Vittorio Micheli, Accenture Managing Director - Responsabile mercato Media & Entertainment. "Al contrario, hanno espresso una forte esigenza di personalizzazione e integrazione dei contenuti proposti dalle piattaforme. Le persone si aspettano innovazione e miglioramento in questa direzione. Stanno cercando un'azienda che proponga idee nuove e migliori, che fornisca loro i contenuti in modo da rendergli la vita più facile e le esperienze di visione più piacevole".

Streaming: i suggerimenti di Accenture per le aziende

Il rapporto individua anche quattro suggerimenti per le aziende che fanno parte dell'ecosistema dell'intrattenimento in streaming - dai video alla musica, dai podcast al gaming - per avviare un percorso di relazione più profonda con i consumatori, riporta il comunicato:

  • Pensare al ruolo dell'azienda nel mondo “aggregato”. Bisogna determinare se si vuole essere l’aggregatore o l’aggregato, così da poter modellare gli accordi di distribuzione in modo da invogliare i servizi di video on demand basati su abbonamento (SVOD) e i servizi di video on demand basati sulla pubblicità (AVOD) a partecipare o collaborare come partner con le realtà in lizza per essere gli aggregatori.
  • Iniziare a progettare un modello di database distribuito. Bisogna investire nella privacy dei dati e rendere questo impegno noto ai consumatori, in modo che siano sicuri di condividere quei dati che sono strettamente necessari per i servizi di integrazione e personalizzazione.
  • E' necessario essere pronti ad ampliare l’offerta. Si deve andare oltre i servizi SVOD e AVOD e considerare servizi inerenti a musica, podcast ed e-book, videogiochi, sicurezza domestica, servizi di consegna di cibo e altro ancora.
  • Impegnarsi nella sperimentazione. I players data-driven saranno molto più pronti e agili per adattarsi alle mutevoli preferenze dei consumatori.

Metodologia della ricerca

Accenture ha condotto una ricerca per comprendere le preferenze, le opinioni e i comportamenti dei consumatori a livello globale in merito alle loro esperienze di video streaming. Il sondaggio online su 6.000 consumatori di età superiore ai 18 anni in 11 paesi è stato ideato per identificare cambiamenti significativi nell’attuale regime dei media D2C e offrire suggerimenti ai brand dell’intero spettro per adattare i propri modelli in modo da risultare più pertinenti e soddisfacenti per i clienti. La ricerca sul campo è stata condotta tra ottobre e novembre 2021.

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