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30/11/2020
di Simone Freddi

Il personaggio: Andrea Febbraio, l'«exit-maker» del digital italiano

Da Promodigital ad AtomikAd, sono già 7 le exit messe a segno dall'imprenditore seriale napoletano, che a Engage dice: «Il tempo è un fattore-chiave». Ripercorriamole tutte

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L’Italia non gode certo della fama di paradiso per gli innovatori del marketing digitale: lasciando stare la Silicon Valley, il nostro Paese appare distante anche rispetto ad altri mercati europei per quanto riguarda le opportunità riservate alle startup, e il sentire comune è confermato da tutti gli studi che provano a misurare le condizioni che contraddistinguono i vari scenari.

Non mancano tuttavia le eccezioni, come dimostrano le acquisizioni annunciate negli scorsi giorni delle startup 100% made in Italy AtomikAd e Xingu da parte di importanti gruppi internazionali. Due storie accomunate, come diverse altre, dalla figura-chiave di Andrea Febbraio, chairman e lead investor di entrambe. Per l'imprenditore napoletano, venture builder seriale, sono già 7 le exit in 10 anni (nelle pagine seguenti, le ripercorriamo tutte), per un ammontare che supera i 400 milioni di dollari, considerando il valore totale delle acquisizioni. E le exit potrebbero diventare 8 a breve, con una nuova operazione che dovrebbe - a quanto ci risulta - essere annunciata a giorni.

È quindi possibile fare startup in Italia? «Certo che sì, ma non bisogna sbagliare strategia – dice Febbraio a Engage –. In Italia spesso una volta fondata la startup si punta a raccogliere subito più fondi possibile, ma in questo modo per garantire agli investitori una adeguata plusvalenza con la exit bisogna venderla a una valutazione troppo alta rispetto al mercato in cui opera, oppure attendere anni ed anni».

E qual è quindi la strada giusta? «Io agisco da venture builder», risponde l'imprenditore. «La ricetta è questa: trovo l'idea, spesso copiandola da qualcosa che sta già avendo successo in altri mercati. Trovo gli investitori, preferendo gli imprenditori rispetto ai fondi e puntando a raccogliere tra 200 e 500 mila euro ancora prima di creare la startup. E poi c'è l'aspetto più importante, trovare un founder bravo a cui affidare la guida operativa della società: il successo dell'operazione è nelle sue mani. Il primo step è arrivare a break even più rapidamente possibile, con l'obiettivo di giungere all'exit a una valutazione adeguata in un tempo indicativo di tre anni dalla fondazione, restituendo agli investitori da tre a 10 volte il capitale investito. Il tempo - sottolinea Febbraio - è un fattore chiave».

Altro aspetto importante da tenere a mente: la focalizzazione. «Da buon napoletano», spiega l'imprenditore, «adoro andare a mangiare la pizza da Michele. Fa solo margherita e marinara, ma le fa come nessuno. Contrariamente a ciò che si pensa, i grandi gruppi sono molto attenti a ciò che si sviluppa in Italia. Ma le aziende sul mercato devono avere un posizionamento chiaro e distintivo, possibilmente fare una cosa sola. La specializzazione aiuta ad essere maggiormente percepiti, in modo che il potenziale acquirente abbia ben chiaro cosa compra».

Conosci le 7 exit di Andrea Febbraio? Ripercorriamole nelle prossime pagine!

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