• Programmatic
  • Engage conference
  • Engage Advanced TV
  • Engage Play
04/02/2026
di Andrea Di Domenico

Jakala lancia l’AI Factory: la “fabbrica” che mette l’AI a servizio dei risultati di business

Un ecosistema che integra dati, persone e agenti intelligenti per trasformare l’intelligenza artificiale in una leva concreta per l’efficacia dei processi aziendali

Stefano Pedron, Global Ceo di Jakala

Stefano Pedron, Global Ceo di Jakala

In uno scenario economico e industriale sempre più complesso, in cui l’adozione dell’AI procede spesso in modo frammentato e fatica a tradursi in risultati concreti, Jakala presenta l’AI Factory, un nuovo modello operativo pensato per migliorare l’efficacia dei processi aziendali attraverso l’automazione e un utilizzo responsabile delle tecnologie di intelligenza artificiale. Dalla società europea specializzata in dati, AI e performance aziendale arriva dunque una risposta tecnologica fine a sé stessa, ma un percorso strutturato che punta a trasformare l’AI in una leva di valore duraturo, accompagnando le imprese in una trasformazione reale e misurabile.

L’AI Factory, spiega Jakala, è una vera e propria “fabbrica” dell’intelligenza artificiale che integra dati, persone e tecnologie in un unico ecosistema governato. Al centro del modello c’è il capitale cognitivo delle aziende: dati, conoscenze e significati che spesso esistono ma non vengono valorizzati. È proprio da qui che, secondo Jakala, può nascere un utilizzo dell’AI realmente orientato ai risultati.

Il punto chiave è l’integrazione dell’AI nei processi decisionali e operativi. «L’AI diventa un fattore competitivo quando viene incorporata nei processi decisionali e operativi delle aziende», afferma Stefano Pedron, Global Ceo di Jakala. «Per questo stiamo lavorando con il modello dell’AI Factory, una vera e propria fabbrica dell’intelligenza artificiale, pensata come un ecosistema ibrido in cui persone e agenti intelligenti lavorano insieme lungo tutte le fasi del processo, dalla strategia all’attivazione. La sfida centrale è saper orchestrare la collaborazione tra esseri umani e algoritmi. Per questo diventano cruciali nuove competenze e profili capaci di coordinare queste due dimensioni».

La nascita dell’AI Factory risponde a una criticità diffusa nel mercato: molte aziende investono in intelligenza artificiale, ma poche riescono a tradurre questi investimenti in risultati concreti. Il limite, sottolinea Pedron, non è tecnologico, ma organizzativo. «Nella maggior parte dei casi vediamo organizzazioni che non hanno una visione chiara del proprio capitale cognitivo», osserva. «I dati sono spesso frammentati, difficili da usare o addirittura non accessibili. Eppure è proprio lì che si trova la nuova materia prima. Il punto di svolta è questo: il dato, in sé, non ha valore. Il valore nasce quando se ne comprende il significato e lo si traduce in leve per rinnovare i processi dell’azienda».


Guarda anche: L'AI DIVENTA INFRASTRUTTURA. IL PUNTO DI VISTA DI JAKALA A DIGITAL COFFEE

 


In questo scenario, l’AI Factory viene inquadrata anche come un possibile modello industriale europeo, capace di rafforzare la competitività del sistema produttivo attraverso un framework responsabile che unisce strategia, dati e risultati. Un approccio che supera l’uso generalista dei large language model per puntare su modelli più specializzati e ancorati ai dati proprietari delle aziende, riducendo rumore ed errori e massimizzando l’impatto di business.

«La competizione sull’AI non si gioca solo sulla potenza computazionale, ma sulla capacità di trasformare il capitale cognitivo in risultati concreti», conclude Pedron. «È qui che si decide la crescita delle imprese europee nei prossimi anni».

scopri altri contenuti su

ARTICOLI CORRELATI