Nel 2026 la spesa italiana in servizi e soluzioni di Data Management & Analytics raggiunge 5,07 miliardi di euro, in crescita del 24% rispetto all’anno precedente. A crescere più rapidamente sono le soluzioni di Generative AI, che segnano un +46%, pur rappresentando ancora il 6% degli investimenti. Aumentano anche Data Management & Architecture (+20%), Business Intelligence & Data Science (+24%) e risorse infrastrutturali (+24%).
I dati, presentati dall’Osservatorio Data & Decision Intelligence del Politecnico di Milano al convegno “Decision First: Data e AI al servizio delle decisioni”, mostrano però una distanza tra gli investimenti e la capacità di tradurre le analisi in scelte aziendali. Solo il 18% delle grandi imprese italiane utilizza sistematicamente i dati nei processi decisionali secondo un approccio di Decision Intelligence: un modello che integra dati, intelligenza artificiale, scienze decisionali e giudizio umano per progettare e migliorare le decisioni.
«Il vero valore si sposta dalla costruzione degli algoritmi alla capacità di alimentarli con dati di qualità e di integrarli nei processi», osserva Alessandro Piva, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Data & Decision Intelligence.
Per compiere questo passaggio servono strumenti di Advanced Analytics, una mappatura dei processi decisionali e un modello condiviso delle regole e delle informazioni aziendali, definito come ontologia. Le basi sono in parte presenti: il 78% delle imprese ha avviato progetti di Advanced Analytics, contro il 73% nel 2025. Nell’ultimo anno le sperimentazioni in questo ambito sono aumentate nel 76% delle organizzazioni. In quasi un caso su due, la crescita è stata trainata dal coinvolgimento di nuove linee di business, con un approccio che parte dalle esigenze operative e dai casi d’uso.
Solo il 27% delle imprese ha mappato i processi decisionali e di coordinamento con indicatori e strumenti di monitoraggio, mentre il 31% ha definito un’ontologia strutturata dei dati. La formalizzazione delle decisioni critiche sembra fare la differenza: tra le aziende che le hanno individuate e hanno stabilito regole decisionali, il 44% usa sistematicamente i dati, contro il 5% di quelle che non lo hanno fatto.
Anche la qualità dei dati si accompagna a una maggiore autonomia nell’analisi. Nelle organizzazioni in cui è elevata, il 44% dei dipendenti delle aree di business analizza le informazioni in autonomia; la quota scende al 17% dove la qualità è media e al 12% dove è bassa. Tra le imprese con dati di alta qualità, inoltre, l’80% ha introdotto soluzioni di Generative AI applicate ai dati aziendali, contro il 40% delle aziende con qualità medio-bassa.
La crescita è trainata soprattutto da GDO e retail, manifatturiero e servizi, seguiti da assicurazioni e banche e da utility, telecomunicazioni e media. Le grandi e grandissime imprese rappresentano il 75% del mercato. Tra le grandi, il 48% ha definito una Data Strategy, 11 punti percentuali in più rispetto al 2025. Il 57% di queste aziende ha affidato la responsabilità della strategia a una figura executive e, tra quelle che hanno introdotto questo ruolo, il 60% lo ha fatto negli ultimi dodici mesi.
«La vera sfida diventa come trasformare i dati in decisioni migliori», osserva Carlo Vercellis, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Data & Decision Intelligence, descrivendo il passaggio da un approccio data-centric a uno decision-centric.
Per le PMI il percorso è ancora agli inizi. Il 29% dichiara di usare regolarmente i dati per monitorare obiettivi e performance e orientare le decisioni; il 30% decide soprattutto sulla base dell’esperienza o di valutazioni qualitative, mentre un’altra quota analoga ricorre ai dati solo occasionalmente. Il 9% li usa per simulare scenari a supporto delle decisioni e appena il 2% automatizza le azioni operative sulla base delle analisi. Il 45% utilizza soltanto fogli di calcolo per analisi e reportistica e meno di due PMI su dieci dichiara di avere in azienda figure come Data Analyst e Data Engineer. La Generative AI collegata ai dati aziendali è già presente nel 14% delle PMI e una quota simile ne prevede l’introduzione nei prossimi dodici mesi.
La crescita degli investimenti, dunque, non basta da sola a rendere le decisioni più informate. Servono dati di qualità, processi decisionali conosciuti e formalizzati, e competenze capaci di integrare analisi e strumenti nei momenti in cui le imprese scelgono come agire.