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14/12/2021
di Teresa Nappi

Stardust chiude il suo primo anno a oltre 9 milioni di fatturato. Il Ceo Giacomini: «Puntiamo ora a triplicarlo»

La creative house fatta di oltre 500 talent si presenta con un modello in grado di industrializzare l'influencer marketing. Internazionalizzazione e diversificazione sono le parole d'ordine per il prossimo futuro

Simone Giacomini è co-Founder e Ceo di Stardust

Simone Giacomini è co-Founder e Ceo di Stardust

Stardust chiude il primo anno di attività a oltre 9 milioni di euro di fatturato, oltre 70 brand in portafoglio, oltre 1 milione di contenuti originali prodotti e con all’attivo 35 milioni di ore di watchtime e 15 miliardi di visualizzazioni crossplatform.


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Con l’obiettivo di industrializzare il mondo dell’influencer marketing, la società è stata fondata grazie all’iniziativa dei fondatori Simone Giacomini (Ceo), Antonino Maira, Alan Tonetti, Fabrizio Ferraguzzo ed Ettore Dore, e ha già conquistato la fiducia e il supporto di importanti investitori come il fondo Alchimia e il Gruppo Consulcesi, fondamentale acceleratore per lo sviluppo del progetto in Italia e all’estero.

Stardust è in grado di generare contenuti creativi perfettamente in linea con il tone of voice dei brand e il linguaggio delle piattaforme social, amplificandoli attraverso un ampio network di propri creator: «Abbiamo immaginato e realizzato questo network secondo le logiche del media. Un vero e proprio media che unisce un’audience di milioni di persone allo studio del miglior messaggio di comunicazione e al controllo dell’equity di marca e di KPI garantiti», spiega il Ceo Giacomini in un incontro con la stampa.

L’hub di Stardust conta su oltre 500 creator ed è inoltre un luogo fisico ben preciso, in cui gli influencer nascono e/o perfezionano le loro doti: «La Stardust House, che abbiamo aperto in Brianza, è la prima content house italiana e uno straordinario hub di creator. Lì i nostri talent seguono corsi, vivono le giornate sostenuti da coach che li aiutano a vivere la produzione di contenuti come un lavoro, formandoli sulle dinamiche di comunicazione, mentre si destreggiano tra i loro impegni quotidiani, come la scuola», aggiunge Alan Tonetti, in prima persona impegnato nella cura del network.

«La forza di Stardust è stata l'intuizione di unire un enorme bacino di audience utilizzando gli influencer, non perché in quanto brand mi associo a un volto noto, ma perché sono vicino all’audience che lo segue, indipendentemente da chi è. Questo genera un sistema scalabile e numeri massivi», aggiunge poi Antonino Maira.

Insomma, Stardust non è un’agenzia di talent, ma una creative house capace di usare i social come piattaforme e di comportarsi come un media, indipendentemente dal talent coinvolto: «Quello a cui puntiamo è restituire un risultato ai brand, permettendo intanto ai nostri creator di crescere, formarsi e costruirsi anche un futuro, che può essere anche lontano da questo mondo», aggiunge ancora Simone Giacomini.

Una formula che ha già convinto clienti del calibro di Sony Music, Universal Music, Warner Music, Friends & Partners, e anche brand come AC Milan, Aw Lab, Citroën, Carrera, FCA, SKY, Game Stop, Guess, Invicta, Kfc, Rovagnati, Liu Jo, McFit, Polaroid, BLAUER, Tommy JEANS, Pringles, Dmax, ChupaChups, Safilo, Rubik’s, Chiesi, Playstation, Crocs, Wacko’s, Philadelphia, Kellogg’s, Adidas, Rovagnati, Disney, AlFemminile, Honor, DCave, Magniflex, Pan Di Stelle, Smemoranda, Alphasigma, Moschino, Missoni e Bulgari.

Riassumendo, gli asset di Stardust oggi sono: l’agenzia di comunicazione a disposizione dei brand, un media proprietario che sono gli oltre 500 influencer del network, un luogo fisico che, oltre a essere un’academy per i talent, è anche vetrina per i brand - la Stardust house -, un team interno di 50 risorse e, infine, la “Stardust Data Platform”, ovvero una piattaforma proprietaria - realizzata in collaborazione con Ernst & Young (EY) - capace di misurare le performance in tempo reale delle campagne, per meglio progettare il percorso di comunicazione con i clienti puntando sulla trasparenza rispetto alle performance della campagna attivata.

«È uno strumento unico per fornire alle aziende una visione in tempo reale dell’operato dei talent. I dati analizzati aiutano ad affinare la scelta dei creator per un determinato brand, mostrano i risultati in tempo reale delle loro performance e del sentiment sulle loro creatività e contenuti. La raccolta dati avviene grazie ad API stabili e autorizzate, su cui Stardust sarà in grado di creare metriche e KPI per allinearli al proprio modello aziendale», spiega ancora Maira.

Proprio questa piattaforma è l’ultimo tassello inserito nel modello Stardust e - a partire dal 2022 - comincerà a essere condivisa con i clienti.

Le novità di Stardust in arrivo nel 2022

Oltre alla condivisione della Stardust Data Platform con i propri clienti, Stardust ha obiettivi grandi da realizzare nel suo secondo anno di vita: «Per il 2022 le parole d’ordine saranno internazionalizzazione, diversificazione e aumento della riconoscibilità per il brand Stardust», dice in merito il co-Founder Antonino Maira.

Nel nuovo anno, infatti, Stardust è al lavoro per aprire nuove house negli Stati Uniti (L.A.) e a Dubai, esplorando nuovi territori di azione. Un progetto sul quale però c’è ancora un certo riserbo.

Ma non solo. Con l’arrivo del nuovo anno, Stardust intende affermare la sua natura di vero e proprio media ed è pronto ad accogliere nuove sfide come lo sbarco nel mondo dello streaming di Giorgio Panariello (in collaborazione con Friends & Partners) che debutterà su Twitch e Tik Tok con il suo primo format originale e 100% digital dal titolo “From Boomer to Zoomer”.

Il format racconterà l’esperienza che vivrà l’attore per una settimana da inquilino “fuori corso” della Stardust House. Una full immersion con la Generazione Z e i talenti che la abitano, con l’obiettivo di imparare tutto quello che c’è da sapere su TikTok e i social, tra sketch esilaranti e balletti virali. Tutti i progressi e le emozioni del giorno verranno raccontate ogni sera su Twitch con un originale live show.

Febbraio sarà invece il momento di Starworks, la prima academy per la formazione di nuovi influencer in Italia. A partire dalla seconda metà del mese per tre weekend, sei città italiane, da nord a sud, saranno protagoniste di questa nuova avventura dedicata a tutti i ragazzi che vogliono iniziare il percorso dell’influencer marketing. Le prime tappe saranno Milano, Napoli, Roma, Palermo, Venezia e Bari.

Il progetto nasce dalla volontà di Matteo Brilli, Client Partner & Strategy di Stardust, che spiega: «Con Starworks abbiamo cercato di dare una risposta concreta ai tanti ragazzi che vogliono impegnarsi in una di quelle che è considerata la “professione del futuro”. Non vediamo l’ora di poter aprire le porte a questa prima fase di progetto e ampliarla sempre di più nel corso del 2022».

Starworks fornirà a tutti i suoi allievi esclusivi corsi di web marketing, scrittura creativa, storytelling, editing video e fotografico attraverso la collaborazione di docenti selezionati. I corsi intensivi avranno la durata di 12 ore, suddivise in due giornate di lezioni no-stop.

E ancora: con il nuovo anno, Stardust entrerà anche nel mondo degli esports con Dsyre: «Il limite del mondo esports è che parla solo al mondo esports», spiega il Ceo di Stardust Simone Giacomini. «Con Dsyre vogliamo unire il mondo della comunicazione e dell'intrattenimento con il mondo del gaming professionistico, facendo in modo che il mondo esports possa davvero parlare, raggiungere e colpire chiunque».

Elevate, Aspire, Desire è il claim che ben presenta i valori a cui si ispira Dsyre, un vero e proprio incubatore di talenti dove per la prima volta competizione, intrattenimento, cultura street e influencing parlano la stessa lingua. Dsyre, infatti, non sarà solo una gaming house - che sarà inaugurata nel nuovo anno -, ma una vera e propria accademia che unisce il gaming professionale al mondo della comunicazione, del design (il brand è stato realizzato in collaborazione con il designer londinese Kwaku Amprako) e della creazione dei contenuti, realizzata nel solco dell’esperienza di grande successo della Stardust House. Ma oltre a essere una accademia di formazione per streamer e pro player, Dsyre si occuperà anche di produzione video, moda, arte e design.

«Grazie a tutti questi progetti e alla forza del nostro modello, puntiamo nel nuovo anno come minimo a triplicare il fatturato realizzato quest’anno e ci sono le basi per raggiungere questo obiettivo. Imminente anche il nostro debutto nel Metaverso», conclude Giacomini.

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