Ivano Di Biasi (SEOZoom): "Il metodo per non sparire dalle risposte di ChatGPT e Google"
Più contenuti, più canali, più investimenti ma non necessariamente più chiarezza sui risultati: nel marketing digitale, il rendimento si fa meno leggibile e il traffico non basta a raccontare il valore di una campagna.
Chatbot, AI Overview e motori di risposta stanno ridefinendo i percorsi di scoperta, incidendo su attenzione, fiducia e acquisti in modo sempre più impattante. Un cambiamento che coinvolge aziende, agenzie e professionisti, chiamati a rileggere metriche e modelli interpretativi.
Sono queste le tematiche al centro di SEOZoom Day 2026, in programma il 22 maggio aNapoli, che quest’anno evolve in una Masterclass intensiva sulla SEO for AI, progettata per dare al mercato un metodo operativo con cui misurare la nuova visibilità e tradurla in decisioni operative.
Per approfondire questi temi abbiamo intervistato Ivano Di Biasi, CEO e co-founder di SEOZoom, che ci ha spiegato dove si sta spostando la visibilità, quali segnali contano davvero oggi e come questa lettura entra nelle decisioni operative.
Che cosa si è incrinato nel modo in cui aziende e professionisti leggono oggi la visibilità?
Prima il percorso era più lineare: producevi contenuti, conquistavi posizioni, intercettavi clic, misuravi traffico e cercavi di ricondurre quel movimento a un risultato. Oggi questa continuità si è rotta. L’utente arriva più tardi sul sito, spesso ha già letto una sintesi, confronta meno alternative, si orienta più in fretta. Una quota del valore si forma in passaggi che le metriche tradizionali intercettano solo in parte.
Che cosa succede oggi a ciò che prima riuscivi a leggere in clic, visite e conversioni più dirette?
Finisce dentro i sistemi che sintetizzano, selezionano e raccomandano. Lì si costruiscono percezione del brand, fiducia e decisione. Quando entri in quel punto con segnali chiari e autorevolezza leggibile, incidi anche con meno clic. Quando resti fuori, perdi contatto col momento in cui oggi la scelta prende direzione.
SEO for AI by SEOZoom mette al centro una formula concreta: come far raccomandare il proprio brand da ChatGPT, Gemini e Google AI Overview.
Che differenza c’è, per te, tra essere presenti ed essere raccomandati?
Essere presenti significa comparire in uno spazio potenzialmente disponibile. Essere raccomandati significa superare una soglia più alta. Vuol dire che il brand viene percepito come abbastanza coerente, affidabile e rilevante da entrare nella risposta. È una differenza decisiva: la semplice presenza lascia ancora il brand in uno spazio passivo. La raccomandazione, invece, segnala che quel brand è già stato filtrato, interpretato e considerato utile.
Qual è il passaggio che aziende e professionisti capiscono meno: il modo in cui i modelli leggono il brand, il modo in cui selezionano le fonti, oppure il modo in cui si forma la risposta?
Spesso è il rapporto tra queste tre cose. Molti ragionano ancora a compartimenti separati: da una parte il contenuto, da una parte il brand, da un’altra ancora il motore. Oggi funziona tutto insieme, dentro una catena di qualità che tiene insieme identità, contenuti e reputazione. Se il brand ha segnali deboli, incoerenti o poco riconoscibili, quel limite si riflette nel retrieval, nella sintesi e quindi nella probabilità di entrare nella risposta. Se invece il brand ha una struttura solida, una presenza coerente, contenuti chiari e segnali leggibili, cresce la possibilità di essere associato nel modo giusto. Impression, ranking e traffico continuano a contare, ma non raccontano più tutto.
Quali KPI restano centrali e quali invece vanno riletti dentro una logica diversa?
Restano centrali tutti gli indicatori che ti aiutano a leggere domanda, copertura e andamento del presidio organico. Ranking, impression e traffico non spariscono. Il limite emerge quando li usi da soli per spiegare un quadro che oggi è più largo. Vanno affiancati da metriche che raccontino se il brand entra nelle risposte AI, che tipo di citazione riceve, con quale continuità compare nei prompt rilevanti, con quale forza viene associato a un tema.
Quando diciamo che servono metriche nuove, di che cosa stiamo parlando davvero? Presenza nelle risposte AI, qualità della citazione, AI Visibility, Share of Model, forza del brand nei prompt: quali sono gli indicatori che aiutano davvero a capire dove si sta spostando il valore?
Non dobbiamo aggiornare o sostituire il vocabolario. Il senso è avere strumenti che ti permettano di leggere un pezzo di visibilità che prima restava quasi invisibile e di chiarire quanto il brand sia leggibile nei sistemi generativi. Presenza nelle risposte AI, qualità della citazione, share of model, rilevanza nei prompt che anticipano la scelta, forza dei segnali identitari. Sono tutte misure che servono a colmare il vuoto lasciato da una visibilità che oggi si distribuisce tra Google, chatbot, ambienti zero-click e nuovi percorsi di scoperta. Il mercato ha bisogno di questo: capire che cosa sta succedendo, non limitarsi a intuirlo.
Se dovessi spiegare a un imprenditore, senza tecnicismi, che cosa gli permette di capire una metrica come AI Visibility, da dove partiresti?
Partirei da una cosa molto semplice: il tuo brand esiste davvero nei nuovi spazi della risposta? Non in astratto, ma nei contesti in cui le persone iniziano a raccogliere informazioni, a confrontare opzioni e a orientare la decisione.
AI Visibility in SEOZoom serve a questo. Ti aiuta a capire se il brand compare, con quale continuità, in quali contesti, con quali associazioni, dentro i sistemi generativi che oggi stanno influenzando una parte crescente del mercato. Per un imprenditore, questa metrica ha valore perché trasforma una sensazione vaga in un dato leggibile. Ti dice se stai entrando nella nuova visibilità oppure se stai ancora lavorando in uno spazio che il mercato sta già attraversando in modo diverso.
Qual è l’errore più comune che vedi fare quando un’azienda prova a leggere questa fase con le sole categorie del passato?
Cercare una conferma di ciò che già conosce, invece di accettare che il quadro si sia allargato. Molte aziende guardano il traffico, vedono che non cresce come prima, e concludono che il lavoro stia producendo meno valore. A volte è vero, altre volte è una lettura incompleta, perché il rendimento si distribuisce in forme meno lineari. L’altro errore è credere che basti aumentare la produzione. Più contenuti, più automazione, più presenza. Ma quando il sistema seleziona, la quantità da sola non risolve il problema. Conta la capacità di essere riconosciuti nel modo giusto. E questo richiede lettura, metodo, coerenza, segnali forti.
Qual è il valore della masterclass SEO for AI by SEOZoom?
Portare il tema dentro un metodo operativo. Tutti parlano di AI, pochi riescono a tradurla in un sistema di lettura e di azione. La giornata del 22 maggio serve a togliere rumore, rimettere ordine, dare un protocollo. Chi partecipa esce con priorità più chiare, metriche più utili e una visione più ordinata del rapporto tra Google, chatbot, contenuti, autorevolezza e visibilità nei sistemi generativi.
Il programma tiene insieme AI Overview, Share of Model, Prompt Intelligence, Zero-Click, Social Search, Entity Validation e roadmap GEO. Qual è la logica che tiene uniti questi blocchi?
Oggi la visibilità non si lascia leggere per compartimenti. AI Overview, prompt, zero-click, social search, entity, brand authority sono facce diverse della stessa trasformazione. Il percorso dell’utente si accorcia, la risposta prende forma prima del clic, i sistemi attribuiscono peso a fonti e brand in modo più selettivo. Se osservi questi fenomeni separatamente, vedi tanti pezzi. Se li tieni insieme, inizi a vedere una logica.
Che ruolo ha oggi SEOZoom, concretamente, in questo passaggio? Che cosa deve fare una piattaforma per aiutare davvero aziende e professionisti a leggere la nuova visibilità?
Deve fare due cose. La prima è rendere leggibile ciò che oggi il mercato percepisce ma fatica a misurare. La seconda è trasformare quella lettura in un sistema operativo, non in un’analisi fine a sé stessa. SEOZoom, oggi, aiuta a leggere la nuova visibilità e a riportarla dentro il lavoro. Questo significa metriche proprietarie, strumenti innovativi, percorsi audit dedicati, collegamento tra contenuti, prompt, brand e presenza nei motori generativi. Una piattaforma ha senso quando aiuta a decidere meglio, non quando aggiunge solo un altro strato di complessità.
Sintetizza in una frase perché un’azienda, un’agenzia o un professionista dovrebbe esserci il 22 maggio.
Perché oggi il problema non è fare di più, ma capire che cosa continua a produrre valore. E questa risposta, da soli, sta diventando sempre più difficile da trovare. Il 22 maggio, all’Ex Base NATO di Napoli, il SEOZoom Day 2026 proverà a riportare metodo in un campo in cui la visibilità cambia forma, metrica e punto di accesso. Per chi lavora ogni giorno tra contenuti, brand e performance, oggi il tema non è soltanto esserci. È capire dove si forma davvero la scelta e come fare per non sparire.