Ursula von der Leyen e Henna Virkkunen annunciano l'EU Kids Act (foto © European Union, 2026, Dati Bendo, licensed under CC BY 4.0)
L'EU Kids Act propone che i minori possano creare autonomamente account sui social media solo a partire dai 15 anni. Tra i 13 e i 15 anni, la proposta prevede invece il coinvolgimento dei genitori, attraverso "mini account" che possono essere creati dal genitore e utilizzati dal minore tramite l'account dell'adulto per accedere a piattaforme di social media e di video sharing adeguate alla sua età. Questi account dovrebbero prevedere alcune garanzie, come la limitazione dei contatti sociali e un tempo massimo di utilizzo di un'ora al giorno.
Secondo il nuovo impianto normativo, presentato da Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, e Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la Sovranità tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia, i bambini tra i 3 e i 13 anni non potranno invece accedere ai social media, ma potranno utilizzare servizi di video sharing specificamente progettati per loro attraverso account gestiti dai genitori. Le piattaforme dovrebbero inoltre mettere a disposizione uno strumento semplice per limitare l'uso del dispositivo dell'adulto, quando viene affidato al bambino, ai soli servizi autorizzati e per un massimo di un'ora al giorno.
Il testo introduce anche il principio dell'inversione dell'onere della prova: per le piattaforme online di dimensioni molto grandi, saranno i fornitori a dover dimostrare che i loro servizi sono "safe by design", cioè sicuri fin dalla progettazione e adeguati all'età degli utenti.
Tra gli obblighi previsti per i servizi online che offrono social media, video sharing, videogiochi online, assistenti IA e chatbot a utenti di età inferiore ai 18 anni figurano il divieto di funzioni progettate per creare dipendenza e di feed di raccomandazione basati sulla profilazione che possano indirizzare i minori verso contenuti dannosi.
La proposta punta inoltre a eliminare lo scrolling infinito privo di punti di interruzione, i meccanismi di ricompensa e le notifiche push durante le ore di sonno. Sarebbero vietati anche i contatti non richiesti da parte di estranei. I profili dei minori dovrebbero essere privati per impostazione predefinita, mentre geolocalizzazione, fotocamera e microfono dovrebbero essere disattivati.
I servizi dovrebbero inoltre offrire strumenti semplici per bloccare e silenziare altri utenti, funzioni per la gestione del tempo e sistemi di raccomandazione sicuri che i minori possano controllare, modificare e reimpostare.
L'iter della proposta e il Digital Fairness Act
La proposta non è ancora una norma definitiva. Dopo l'approvazione della Commissione europea, il testo passa ora all'esame del Parlamento europeo e del Consiglio dell'Ue nell'ambito della procedura legislativa ordinaria. Le due istituzioni dovranno discutere il provvedimento, eventualmente modificarlo e trovare un accordo sul testo finale. Solo dopo l'approvazione dello stesso testo da parte di Parlamento e Consiglio, il regolamento potrà essere adottato formalmente e pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. I tempi dell'iter non sono ancora definiti.
La Commissione europea non intende fermarsi tra l'altro a questa proposta. In autunno, secondo quanto annunciato, proporrà il Digital Fairness Act, un nuovo pacchetto di misure destinato a rafforzare la tutela dei consumatori nell'ambiente digitale, non soltanto dei minori. L'obiettivo è intervenire su alcune pratiche considerate problematiche, come i "dark pattern", cioè interfacce progettate per spingere gli utenti verso determinate scelte, i meccanismi di design che favoriscono un uso prolungato o compulsivo dei servizi, le pratiche di personalizzazione considerate ingiuste e il marketing degli influencer. La proposta dovrebbe affrontare anche alcune questioni legate alla trasparenza dei prezzi e ai contratti digitali, comprese le modalità di cancellazione degli abbonamenti.