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06/09/2025
di Andrea Di Domenico

Pubblicità online, l’Europa multa Google per 2,95 miliardi di euro

Bruxelles accusa il colosso di favorire i propri servizi nell’adtech. Mountain View annuncia ricorso, sullo sfondo tensioni con gli Stati Uniti

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La Commissione europea ha inflitto a Google una maxi-multa da 2,95 miliardi di euro, accusando il colosso americano di abuso di posizione dominante nel settore della pubblicità display online. Secondo Bruxelles, Mountain View avrebbe favorito i propri servizi tecnologici lungo la catena del programmatic advertising, penalizzando fornitori concorrenti, inserzionisti ed editori. Una condotta che, dopo quattro anni di indagini, l’esecutivo Ue ha ritenuto grave e reiterata, anche alla luce delle sanzioni già comminate in passato per pratiche simili.

La volontà della Commissione è perentoria: Google deve porre fine alle pratiche di auto-preferenza e introdurre misure per eliminare i conflitti di interesse che permeano il suo ecosistema pubblicitario. “Se non ci riuscirà, non esiteremo a imporre misure drastiche”, ha avvertito la vicepresidente Teresa Ribera, sottolineando che la priorità è garantire un mercato digitale equo e competitivo.

Per Google si apre ora una fase delicata. L’azienda ha 60 giorni di tempo per proporre correttivi e sanare le criticità rilevate da Bruxelles. Parallelamente, ha già annunciato ricorso, definendo la decisione “errata” e la multa “ingiustificata”. Secondo Lee-Anne Mulholland, vicepresidente e responsabile globale degli Affari Regolamentari di Google, le modifiche richieste dall’Ue finirebbero per danneggiare migliaia di imprese europee che oggi dipendono dagli strumenti pubblicitari del gruppo.

Il caso non ha solo risvolti economici e legali, ma anche politici. La decisione della Commissione è arrivata dopo giorni di tensioni interne, con il responsabile del Commercio, Maroš Šefčovič, contrario a infliggere la multa per non compromettere i delicati negoziati con Washington sul fronte dei dazi. Pressioni sono arrivate anche dagli Stati Uniti: il Dipartimento di Giustizia avrebbe chiesto a Bruxelles di rinviare l’annuncio, mentre Donald Trump ha minacciato nuovi dazi contro i Paesi che approvano leggi “ostili” alle big tech americane.

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