Il mercato italiano dell’Internet of Things (IoT) torna a crescere a doppia cifra, raggiungendo nel 2025 un valore di 10,9 miliardi di euro, con un incremento del 12% rispetto all'anno precedente. Secondo i dati presentati dall’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, la base installata nel Paese è salita a 175 milioni di oggetti connessi, circa 3 per abitante.
L'analisi per comparti evidenzia che le Utility si confermano il primo settore per fatturato con 1,87 miliardi di euro, seguite dalla Smart Car (1,76 miliardi) e dallo Smart Building (1,4 miliardi). Superano la soglia del miliardo di euro anche la Smart Factory e la Smart City. Un trend rilevante riguarda la convergenza tra IoT e Intelligenza Artificiale: il 53% delle grandi imprese e un terzo delle medie ha già integrato l'AI nei propri processi o prevede di farlo entro un anno.
Nonostante la crescita, lo studio rileva diverse criticità nell'adozione del Piano Transizione 5.0. Il 36% delle imprese ha riscontrato eccessive difficoltà burocratiche, mentre il 29% ha dichiarato l'impossibilità di misurare con precisione i risparmi energetici richiesti per accedere agli incentivi. Per il futuro si prospetta un ulteriore consolidamento, grazie allo stanziamento di circa 9,8 miliardi di euro previsti nel triennio 2026-2028 per la trasformazione digitale.
Giulio Salvadori, Direttore dell'Osservatorio Internet of Things, ha spiegato come l'evoluzione tecnologica stia cambiando le priorità aziendali: “Nel 2025 l’IoT ha smesso di essere solo una tecnologia di monitoraggio per diventare il sistema nervoso delle imprese. L’integrazione con l’AI permette di passare dalla raccolta dati alla previsione dei guasti e all’ottimizzazione dei consumi in tempo reale, ma occorre semplificare l'accesso agli incentivi per non rallentare questo slancio”.
Angela Tumino, Responsabile Scientifico dell'Osservatorio, ha aggiunto una nota sul fronte industriale: “Il 71% delle grandi aziende ha avviato progetti di Industrial IoT. Tuttavia, la complessità burocratica del Piano Transizione 5.0 ha limitato il potenziale di molte realtà. La sfida per i prossimi anni sarà rendere queste tecnologie accessibili non solo ai grandi player, ma anche alla rete delle PMI”.