• Programmatic
  • Engage conference
  • Engage Advanced TV
  • Engage Play
07/07/2023
di Teresa Nappi

La ricerca di informazioni online prima di un acquisto? In Italia non si fa solo su Google e Amazon

Secondo il white paper "Omnichannel Search in Italy 2023" realizzato da Find, gli italiani, soprattutto i più giovani, utilizzano anche le piattaforme social come search properties che possono variare a seconda del prodotto desiderato

TikTok, YouTube, Instagram, Pinterest sono piattaforme che hanno un impatto sempre più diretto sul business delle aziende, e, in particolare, sono sempre più influenti nell’indirizzare le scelte d’acquisto.

E non solo per il ruolo chiave di influencer e creator, un fenomeno ormai consolidato nelle strategie di marketing di molte aziende, ma per il fatto che, ormai da diversi anni, sono sempre più gli italiani che vanno anche su queste piattaforme a cercare informazioni, dettagli, immagini e video sui prodotti che stanno pensando di acquistare, rendendole, di fatto, concorrenti non trascurabili per Google e per il suo business pubblicitario.

È quanto emerge dall’edizione 2023 di “Omnichannel Search in Italy”, il white paper pubblicato dalla società di performance marketing Find.

Mixando dati propri con quelli offerti da piattaforme come SimilarWeb e quelli di una apposita ricerca di mercato realizzata in collaborazione con Appinio, il documento racconta lo scenario attuale delle ricerche omnicanale che precedono gli acquisti in Italia.

Uno scenario che, quindi, non ruota più solo attorno a Google e Amazon, che pure restano - per distacco - leader in termini quantitativi, ma che vede altre piattaforme diventare sempre più “search property”, enfatizzando anche questo aspetto.

«È dal 2004 che porto avanti l’osservatorio Search in Italy - spiega Marco Loguercio, fondatore di Find e autore del white paper -; quello della ricerca di informazioni online è, all’apparenza, un settore statico, dominato da Google. Ma quando inizi a scavare in profondità, ad analizzare i dati comportamentali aggregandoli invece che lasciandoli nei loro silos, ecco che ogni anno trovi sempre qualche novità degna di nota. Qualche aspetto che le aziende più innovative potrebbero trasformare in vantaggio competitivo applicandolo alle proprie strategie di marketing».

Ma nonostante sia evidente che l’utente/consumatore oggi si muova in maniera fluida nel digitale e non è più bloccato dal preconcetto “ricerca = Google”, il white paper sottolinea che, lato business, invece, la maggior parte delle aziende non ha ancora compreso questa evoluzione e “non la sta presidiando, lasciando sul piatto sia importanti fette di business che importanti dati per avere una più chiara comprensione delle esigenze informative che precedono un acquisto”.

Dai dati analizzati da Find emerge che chi si sta informando online in vista di un acquisto consulta almeno 3 search properties, che non sono sempre le stesse. Possono variare in base all’età di chi si sta informando e anche al tipo di prodotto che si sta valutando.

In alcuni casi (pochi, ma ci sono), Google non fa parte di questo terzetto. Ne sono un esempio i ragazzi della fascia 16-24 anni che si informano in vista dell’acquisto di capi di abbigliamento. Per loro l’ordine è Amazon, Instagram e TikTok. Google? Solo quarto.

Altro aspetto da considerare è che, per molte categorie di prodotto, l’informazione più influente e decisiva per l’acquisto non è il prezzo, ma le specifiche e i dettagli dei prodotti di interesse. “Informazioni che i possibili acquirenti si aspetterebbero di trovare nelle schede prodotto dei siti di produttori o rivenditori, ma che invece si trovano a dover cercare altrove”, sottolinea ancora il white paper.

D’altronde Amazon è cresciuto come motore di ricerca anche per questo: le sue recensioni e le sue domande e risposte contengono molti dettagli che i produttori non specificano nei loro siti.

«Il messaggio che questo white paper vuole far passare è che non esistono comportamenti di ricerca che possano essere considerati ‘standard’. Il processo di acquisto si è complicato a un punto tale che la stessa persona potrebbe avere comportamenti differenti in caso di prodotti differenti da acquistare, o a seconda del tempo a disposizione, o a seconda del luogo in cui si trova. Occorre analizzare costantemente coloro che vorremmo convertire in clienti, capire di cosa hanno bisogno, dove lo cercano e su quale tipo di supporti, per poi capire come andare loro incontro nella maniera più cost-effective», conclude Loguercio.

scopri altri contenuti su

ARTICOLI CORRELATI