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Marketing Technology

Pasquale Borriello
a cura di Pasquale Borriello

Come la tecnologia sta cambiando il marketing e la comunicazione. Pasquale Borriello è amministratore delegato di Arkage (Artattack Group), ha un background in filosofia e matematica e una specializzazione in marketing in Canada.

09/02/2021

Apple vs Facebook sulla privacy: tanto rumore per nulla?

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Apple vs Facebook sulla privacy: tanto rumore per nulla? Apple ha introdotto, come ampiamente anticipato la scorsa estate, delle nuove politiche in tema privacy sui propri dispositivi e soprattutto sull'App Store. Sono queste ultime che hanno scatenato un vero e proprio putiferio. Ma non è che tutte queste polemiche sono immotivate?

L'oggetto del contendere è la trasparenza con cui Apple vuole far sapere ai propri utenti di applicazioni scaricate su App Store quali informazioni siano sotto 'osservazione' da parte delle aziende. Aziende cattive che le usano – rullo di tamburi – per 'fini commerciali'. Non bisogna essere paranoici per intuire che se un'azienda ci 'controlla' lo fa per fini commerciali e non certo perché vuole spiare nella vita privata delle persone. Lo racconta bene il documentario "The Social Dilemma" (a proposito, è interessante, guardatelo).

Dunque, Apple ha lanciato quest'anno un'iniziativa che si chiama 'App Tracking Transparency' e prevede – tra le altre cose – che le applicazioni sullo store facciano sapere chiaramente agli utenti quali dati vengono acquisiti. Vengono anche chiamate 'etichette nutrizionali' perché assomigliano ai conteggi delle calorie nelle confezioni delle merendine e delle bibite gassate. Solo che invece delle calorie vengono indicati quali dati dell'utente l'applicazione acquisisce.

Come funzionano queste etichette sulla privacy?

Le etichette che ogni app deve compilare – ma si è in realtà capito che non c'è al momento un controllo sistematico sulla veridicità di quanto dichiarato – sono suddivise in 3 categorie in base alla tipologia del dato:

  • Dati utilizzati per monitorare l'utente su siti e app, anche diversi tra di loro;
  • Dati riconducibili all'identità dell'utente come informazioni di contatto o storico degli acquisti;
  • Dati non riconducibili all'utente come quelli dei sensori di movimenti presenti all'interno del telefono e che non vengono salvati.

Detto ciò, conoscete forse persone che non si avvicinano più alla cioccolata alla nocciola perché hanno letto che ogni volta che ne mangiano un cucchiaio ingeriscono ben 100Kcal? Neanche io. L'ipotesi che tutta questa trasparenza sui dati possa innescare comportamenti ostili da parte degli utenti è tutta da dimostrare!

Tra l'altro, queste etichette sembra che non siano neanche tanto affidabili, almeno secondo una recente inchiesta del Washington Post.

Ma allora, di cosa ha realmente paura Facebook?

Facebook ha paura di diventare 'il cattivo' del mondo digitale e che sostanzialmente tutta quest'attenzione sulla privacy possa attaccare il suo modello di business. Facebook non ha paura degli utenti ma piuttosto dei legislatori e degli enti regolatori (qualcuno si ricorda il GDPR?) che potrebbero rendere tutti gli algoritmi di Facebook meno efficienti e quindi l'esperienza meno gratificante per gli utenti stessi. Immaginatevi se improvvisamente il feed dovesse diventare meno interessante (cosa che già sta accadendo, a mio avviso): gli utenti sarebbero meno ingaggiati e le entrate pubblicitarie per Zuckerberg calerebbero proporzionalmente.

A questo punto, sta a Facebook convincerci che tutto quanto viene acquisito in termini di informazioni personali sugli utenti venga fatto 'a fin di bene', ovvero per migliorare l'esperienza d'uso della piattaforma. Ma Facebook questo in realtà non può farlo, per 2 motivi:

  • perché neanche Facebook sa con esattezza cosa si potrebbe fare con tutte le informazioni che vengono collezionate sul singolo individuo (vd. il caso Cambridge Analytica).
  • perché il modello pubblicitario non permette di controllare tutte le aziende e i loro fini, ci sono milioni di inserzionisti attivi su Facebook (vd. caso delle Elezioni Americane 2016).

E quindi? Come andrà a finire questa guerra Apple vs Facebook?

Nonostante lo scontro sia arrivato ad avere toni piuttosto accesi – Facebook ha perfino comprato pagine sui quotidiani per scagliarsi contro le scelte Apple – immagino che sul breve termine poco cambi per gli utenti. Sul medio periodo invece non possiamo saperlo, ma sono certo che una maggiore consapevolezza da parte degli utenti non possa che essere un bene per mantenere un ecosistema pubblicitario sano e sicuro per tutti. E di questo ne beneficerà anche Facebook che grazie all'advertising continuerà a prosperare ancora per gli anni a venire.

Insomma, la sensazione è che ci sia stato tanto rumore per nulla. E indovinate, l'altro gigante mondiale dell'advertising, Google, sta per introdurre delle modifiche ad Android che vanno nella direzione già tracciata da Apple. Vi va di continuare la conversazione? Mi trovate su Linkedin o su Twitter @pazborriello e potete ascoltare la puntata del podcast ‘Il Bernoccolo’.

Ps: l'etichetta privacy di Whatsapp fa paura e persino Elon Musk ha proposto di cancellarla e usare Signal. E cosa è successo? Tutti i vostri amici sono ancora su Whatsapp. O sbaglio?

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