Ispd Italia chiude il 2025 con fatturato di 7 milioni. Contilli: «Per il 2026 puntiamo su talent, visibilità e tecnologia»
Dopo un 2025 chiuso con risultati solidi e un posizionamento più definito, ISPD Italia, parte del gruppo spagnolo ISPD e presente sul mercato italiano con i brand Rebold, Rocket PPC e B2Marketplace, si prepara a un 2026 di accelerazione. L’agenzia punta ora, infatti, a rafforzare la propria identità attorno ai tre pilastri Media, Content e Marketplace e a integrare in modo strutturato strumenti MarTech proprietari potenziati dall’AI, trasformando tecnologia e dati in leve di crescita.
Ne abbiamo parlato con il General Manager Gabriele Contilli, che traccia un bilancio dell’anno appena concluso e delinea le priorità strategiche per il prossimo futuro, tra nuovi clienti, potenziamento del team e consolidamento competitivo.
Il 2025 è stato un anno di forti trasformazioni per il mercato digital e MarTech. Come Direttore Generale, che bilancio ne fai per la vostra azienda?
Il 2025 è stato un anno molto positivo per noi. Chiudiamo con circa 7 milioni di euro di fatturato, un giro d’affari intorno ai 20 milioni di euro e un EBITDA dell’8%, numeri che testimoniano una crescita solida e sostenibile. Ma al di là dei risultati economici, quello che mi soddisfa di più è la direzione che abbiamo preso: abbiamo lavorato con metodo, investito sulle persone e affinato il nostro approccio grazie a tecnologie proprietarie che oggi fanno davvero la differenza nel modo in cui gestiamo i progetti. Siamo un’agenzia media indipendente, e questa indipendenza ci consente di essere agili, orientati al risultato e liberi da logiche di sistema che spesso condizionano le scelte di altri gruppi.
Quali decisioni strategiche prese nel corso dell’anno hanno avuto l’impatto più significativo sui risultati?
Due soprattutto. La prima è stata la chiarezza del posizionamento: abbiamo definito con precisione i tre pilastri su cui operiamo — Media, Content e Marketplace — e questo ha reso più forte la nostra identità sul mercato, facilitando le conversazioni con i prospect e migliorando la coerenza del nostro approccio verso i clienti esistenti. La seconda è stata l’adozione strutturata di strumenti MarTech proprietari potenziati dall’AI, sviluppati in sinergia con Dive, la componente tecnologica del nostro gruppo. Non si è trattato di un aggiornamento tecnico, ma di un cambio di metodo che ha migliorato la qualità e la velocità delle nostre analisi, con impatti diretti sulla gestione dei budget e sull’ottimizzazione delle campagne.
Come è cambiato il posizionamento dell’azienda nel mercato nel corso del 2025?
Siamo diventati più riconoscibili. Il lavoro fatto sulla chiarezza dell’offerta — Media, Content, Marketplace — ci ha permesso di comunicare meglio chi siamo e cosa sappiamo fare. Sul fronte Marketplace, in particolare, il consolidamento di B2Marketplace Italia con l’ingresso di nuove figure senior ha rafforzato la nostra capacità di offrire un servizio specializzato su Amazon che in Italia è ancora poco presidiato con la profondità che merita. Oggi siamo un interlocutore più strutturato, con competenze verticali e strumenti propri che ci differenziano.
In un contesto sempre più affollato, dove ritiene si giochi la vera differenza tra i player del digital e del MarTech?
Sulla concretezza. Il mercato è pieno di promesse, di buzzword e di presentazioni patinate. La vera differenza la fanno le aziende che riescono a tradurre la tecnologia in decisioni migliori per i loro clienti — e a dimostrarlo con i dati. Noi, ad esempio, abbiamo sviluppato ISPD Engage per l’analisi delle audience e utilizziamo Waves per il Marketing Mix Modeling: non sono strumenti che usiamo per fare bella figura nelle gare, sono parte integrante del modo in cui lavoriamo ogni giorno. Questo approccio orientato all’efficacia e all’efficienza è ciò che, alla lunga, costruisce relazioni di fiducia durature con i clienti.
Il tema dell’AI è diventato centrale nel dibattito di settore: come la state integrando nella vostra visione di business, oltre l’effetto novità?
Per noi l’AI è un abilitatore, non un fine. La pensiamo come un co-pilot che affianca il lavoro delle persone, non come una soluzione che le sostituisce. Concretamente, la stiamo usando per accelerare processi che prima richiedevano molto tempo — dalla raccolta e pulizia dei dati all’analisi delle performance — liberando risorse da dedicare alla strategia e alla relazione con il cliente. Dive, la componente MarTech e AI del nostro gruppo, è il motore di questa integrazione: lavoriamo in sinergia per portare ai clienti strumenti che abbiano un impatto reale sulle loro decisioni di business, non sull’effetto wow della demo.
Dal tuo punto di vista, quali sono le aree in cui l’innovazione tecnologica ha già iniziato a influenzare le decisioni strategiche dei brand?
Ne vedo principalmente tre. La prima è l’allocazione del budget: grazie a strumenti come il Marketing Mix Modeling — che nel nostro caso implementiamo attraverso Waves — i brand possono finalmente capire il contributo reale di ogni canale e ottimizzare la spesa con dati alla mano, non con l’istinto. La seconda è il fine tuning delle creatività: l’AI permette di testare e personalizzare i messaggi in modo molto più rapido rispetto a prima. La terza è l’analisi delle audience: capire chi sono davvero i tuoi consumatori, come si comportano e dove intercettarli è diventato un vantaggio competitivo concreto, non un esercizio accademico.
Su quali investimenti – organizzativi, tecnologici o di competenze – punterete maggiormente nel prossimo anno?
L’investimento principale sarà sulle persone. Prevediamo di ampliare il team sia per ISPD Italia che per B2Marketplace Italia, con profili che portino competenze complementari a quelle che già abbiamo. Parallelamente, continueremo a investire sulla presenza di mercato: parteciperemo ad eventi di settore per raccontare il nostro approccio, i nostri strumenti e i risultati che otteniamo per i clienti. Crediamo molto nel valore di costruire una reputazione basata su casi concreti e non su claim generici.
Cosa dovranno imparare i brand per affrontare una crescita sostenibile in un contesto sempre più data-driven?
A fidarsi dei dati anche quando contraddicono le convinzioni consolidate. Spesso il vero ostacolo all’adozione di un approccio data-driven non è tecnologico, è culturale. I brand che cresceranno in modo sostenibile saranno quelli in grado di mettere in discussione le proprie certezze, di misurare quello che prima si dava per scontato e di prendere decisioni più rapide sulla base di evidenze. Non si tratta di avere lo strumento più sofisticato, ma di costruire internamente — o con i propri partner — una cultura della misurazione continua.
Quali saranno le principali direttrici di sviluppo per il 2026?
La crescita passerà da due direttrici principali. La prima è l’acquisizione di nuovi clienti, sia sul mercato italiano che internazionale, dove la nostra appartenenza a ISPD Global ci apre opportunità concrete. La seconda è il consolidamento delle nostre capabilities: vogliamo continuare a essere riconosciuti non solo come un’agenzia media, ma come un partner strategico in grado di accompagnare i brand nelle scelte più complesse — dall’analisi dell’audience alla misurazione dell’efficacia, fino alla gestione dei canali Marketplace. Il 2025 ci ha dato una base solida. Il 2026 è il momento di accelerare.
Guardando al 2026, quali saranno le priorità strategiche su cui concentrerete la crescita?
Crescita del business attraverso l’acquisizione di nuovi clienti nazionali e internazionali, potenziamento del team e consolidamento del nostro posizionamento sui tre pilastri Media, Content e Marketplace. Vogliamo essere sempre più presenti nel dibattito di settore, raccontando concretamente come lavoriamo e quali risultati portiamo ai nostri clienti.
Quali aree di investimento ritieni più decisive nel 2026 per rafforzare posizionamento e competitività?
Talent, visibilità e tecnologia — in quest’ordine. Il talento perché senza le persone giuste gli strumenti non bastano. La visibilità perché in un mercato affollato chi non racconta quello che fa rischia di essere invisibile, anche quando fa cose eccellenti. La tecnologia perché l’integrazione tra AI e processi di analisi è ancora in una fase molto dinamica e chi investe oggi costruisce un vantaggio che si vedrà nei prossimi anni. Noi siamo già su questo percorso — con Waves, con ISPD Engage, con il lavoro di Dive — e intendiamo andare avanti con la stessa concretezza che ha caratterizzato il 2025.