Per il lancio stampa del nuovo Isuzu D-Max MY26, Ewake ha sviluppato un progetto costruito attorno a una domanda precisa: come raccontare il nuovo pick-up e in quale contesto inserirlo? La risposta ha guidato l'intera narrazione, trasformando il press tour in un'esperienza coerente con l'identità del brand.
Il brief e la sfida
Il nuovo D-Max MY26 è il primo pick-up della gamma Isuzu equipaggiato con il nuovo motore 2.2, un aggiornamento sostanziale in termini di coppia, efficienza e tecnologia. Un prodotto concreto, con un'identità precisa: veicolo da lavoro nell'anima, giapponese nel carattere.
La sfida comunicativa era duplice. Da un lato, offrire alla stampa specializzata la possibilità di testare il veicolo in un contesto autentico, capace di valorizzarne le prestazioni reali. Dall'altro, raccontare l'identità del brand attraverso il concetto di monozukuri, la filosofia giapponese che unisce competenza tecnica, attenzione ai dettagli e miglioramento continuo. Un approccio essenziale, lontano da claim enfatici e scenografie spettacolari, che rappresenta uno degli elementi distintivi del marchio.
Il concept prima di tutto
Da queste premesse, Ewake ha sviluppato il concept "Vineyard Experience", fondato su un'idea semplice: il luogo di un evento non è un elemento neutro, ma parte integrante del messaggio.
La Cantina Montezovo, a Caprino Veronese, nel cuore della Valpolicella, è stata scelta perché il vigneto riproduce le condizioni operative che il D-Max MY26 affronta quotidianamente: fondi sconnessi, pendenze e spazi ristretti. Da questa coerenza è nato anche il payoff dell'evento: "Progettato per il lavoro. Testato sul campo".
L'architettura dell'evento
Il press tour si è svolto il 4 e 5 giugno 2026, coinvolgendo circa trenta giornalisti delle principali testate automotive e di settore.
La prima giornata, ospitata all'Hotel Villa Bartolomea, è iniziata con il briefing tecnico tenuto dal Product Manager e dagli ingegneri Isuzu. Il D-Max MY26 era presente nella sala conferenze, accanto ai giornalisti: una scelta pensata per favorire un rapporto diretto con il prodotto fin dal primo momento.
La seconda giornata ha spostato il racconto sul campo. Dopo il trasferimento alla Cantina Montezovo a bordo dei D-Max, i partecipanti hanno preso parte a una driving experience di circa tre ore lungo un percorso sviluppato da Jumbo Club 4x4. Il tracciato si snodava prima tra i filari del vigneto e poi su una pista off-road realizzata per l'occasione, con la supervisione degli istruttori certificati della Federazione Italiana Fuoristrada. Il programma si è concluso con un pranzo in cantina, una visita guidata alla struttura e la consegna di un cadeau personalizzato.
Il modello operativo: un'unica cabina di regia
Dietro al progetto, Ewake ha coordinato un'unica cabina di regia, gestendo l'intero ecosistema operativo e integrando partner tecnici, logistica, produzione e contenuti. L'agenzia ha curato anche tutti i materiali dell'evento, dalla segnaletica alla brochure, dalla presentazione di prodotto al comunicato stampa, fino ai contenuti fotografici e video. Un lavoro sviluppato lungo tutti i touchpoint, dal primo invito alla stampa fino al cadeau finale, con l'obiettivo di garantire coerenza tra esperienza, racconto e identità del brand.
Perché il press tour fisico funziona ancora
Il progetto realizzato da Ewake per Isuzu Italia offre anche uno spunto di riflessione sul ruolo degli eventi fisici nella comunicazione di prodotto. In un contesto dominato dai canali digitali, l'esperienza diretta mantiene un valore difficilmente sostituibile. Il digitale amplia la diffusione dei contenuti e ne facilita la misurazione; un press tour, invece, permette ai giornalisti di osservare il prodotto, provarlo nelle condizioni per cui è stato progettato e confrontarsi direttamente con chi lo ha sviluppato. Un'esperienza che contribuisce a costruire fiducia, credibilità e qualità del racconto.
A una condizione, però: l'evento deve nascere da un'idea chiara. Luogo, ritmo, materiali e linguaggio devono essere coerenti con il messaggio che si intende trasmettere. Quando il contesto diventa parte della narrazione, il press tour smette di essere una semplice occasione di prova e si trasforma in uno strumento di comunicazione. In caso contrario, anche l'evento più articolato rischia di ottenere risultati non molto diversi da quelli di un comunicato stampa inviato via email.