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09/04/2020
di Simone Freddi

Davide Schioppa Ceo di Podcastory, “podcast factory” per brand e aziende

La società si focalizza sull’ideazione e produzione di contenuti capaci di aiutare le marche ad affermarsi in un ambito media in forte crescita. Tra i soci anche il manager Luca Morpurgo e Francesco Baschieri, fondatore di Spreaker

I dati sono eloquenti: con una audience triplicata nel giro del 2019 in Italia, e un mercato pubblicitario collegato che, secondo una stima di IAB, potrebbe superare il miliardo di dollari nel mondo già nel 2020, i podcast sono senza dubbio uno dei trend più interessanti del panorama mediatico.

In questo contesto, dall’iniziativa di un gruppo di manager e professionisti del settore pubblicitario e dell’audio digitale nasce Podcastory (qui il sito): una vera e propria “Podcast-Factory” a servizio del settore della comunicazione di marketing, che si occupa esclusivamente di contenuti audio-digitali nativi, ideati e prodotti per la fruizione on demand sulle principali piattaforme di streaming.

«Seguiamo la produzione di un contenuto audio dall’idea creativa fino alla pubblicazione sulle piattaforme», ci spiega Davide Schioppa, Ceo e fondatore della start-up. «Podcastory si muove sul mercato lavorando dietro le quinte per agenzie e concessionarie, permettendo loro di ampliare l’offerta media con la produzione di contenuti audio esclusivi da offrire ai propri clienti oltre che lavorare direttamente sulle aziende offrendo la produzione di contenuti audio nativi originali».

Il tutto, continua Schioppa, offre ai brand un modo di raccontarsi originale, capace di «emozionare gli ascoltatori, mixando prodotti autoriali di qualità, voci molto riconoscibili del mondo del cinema e della radio, ed effetti sonori sorprendenti».

Ad affiancare Schioppa nel progetto Podcastory, un nucleo di 12 soci di grande esperienza. «Tra tutti cito Francesco Baschieri, fondatore di Spreaker, una delle principali piattaforme di podcasting mondiali, ed Andrea Ferronato, tra i più stimati sound engineer italiani. Alla guida della società al mio fianco ci sono Matteo Virelli, podcaster ed esperto di audio digitale, e Luca Morpurgo, manager di spessore e di grandissima esperienza nel mercato pubblicitario».

«Quando Davide mi ha accennato all'idea di Podcastory mi è subito piaciuta e, successivamente, ho raccolto con piacere l'apertura di Davide all'ingresso nel capitale e nel board della società con l'obiettivo di dare un contributo alla sua affermazione sul mercato», spiega a Engage Morpurgo.

«Il segmento audio è l'ultimo, dopo il video, ad aver iniziato un trend di crescita importante, sia in ambito radiofonico tradizionale e digitale, sia sulle piattaforme di distribuzione di contenuti. Si è venuto quindi a creare uno spazio importante ed una relativa opportunità per contenuti, a maggior ragione se originali e premium», che sappiano essere interessanti per chi li commissiona e per l'utente finale. «Affidare all'audio il racconto di caratteristiche, mission, vision, values, progetti, iniziative sia sotto forma di comunicazione classica sia di branded content è sicuramente innovativo, e con elevato potere di engagement», aggiunge Morpurgo.

In queste settimane, il mercato pubblicitario si trova a fronteggiare una situazione inedita e imprevista, determinata dalle conseguenze sociali ed economiche dell’epidemia di Coronavirus.

Una condizione che genera incertezza, ma che accende i riflettori sul ruolo dei canali digitali, tra i quali i podcast non fanno certo eccezione. «Complessivamente il settore sta reggendo molto bene - racconta Schioppa -. Vediamo in particolare in queste settimane una crescita esponenziale del numero dei podcaster attivi e, con la gente forzatamente confinata in casa, il boom di certe tipologie di contenuti tra cui, un dato che ci ha sorpreso, quelli religiosi». Certo, ammette il Ceo di Podcastory, «la nostra corsa sul mercato è iniziata lo scorso mese di gennaio e come tutti non ci aspettavamo di vivere una situazione surreale come quella attuale. C'è però una forte attenzione da parte del mercato verso la nostra offerta, che rappresenta per le aziende un'opportunità per parlare di loro con un tone of voice adeguato o con iniziative ad hoc, seguendo la propria corporate communication. Non riteniamo quindi che l'impatto negativo della forte diminuzione degli investimenti in ambito media avrà su di noi un peso eccessivo».

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