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Smart Retail Transformation

A cura di Retail Institute Italy

Una Rubrica editoriale a cura di Marco Zanardi, Presidente di Retail Institute Italy, dedicata alla trasformazione digitale e al marketing nel retail. Uno spazio di analisi, visione e casi concreti per interpretare l’evoluzione del settore e orientare strategie e innovazione.

09/06/2026
di Marco Zanardi, Presidente Retail Insitute

Retail Marketing 2026: dalla transazione all’esperienza orchestrata

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Il retail marketing contemporaneo non può più essere interpretato come un insieme di leve promozionali finalizzate alla vendita, ma come un sistema integrato che progetta e governa l’esperienza lungo l’intero ciclo di relazione tra brand e cliente. Se in passato il passaggio chiave era dall’economia del prodotto a quella dell’esperienza, oggi ci troviamo in una fase ulteriore in cui il valore nasce dalla capacità di orchestrare interazioni continue, coerenti e personalizzate. L’esperienza non è più un episodio, ma un flusso che accompagna il consumatore prima, durante e dopo l’acquisto, integrando dati, contesto e comportamento in tempo reale.


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I dati di mercato rendono evidente che questa trasformazione non è teorica ma già pienamente in atto. Secondo l’Adyen Retail Report 2025, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte dei consumatori nel processo di acquisto è cresciuto del 47%, mentre oltre la metà dei clienti si dichiara pronta a delegare parte delle decisioni di acquisto a sistemi intelligenti. Questo segna un passaggio strutturale: l’esperienza non è più costruita solo dal brand, ma co-mediata da infrastrutture algoritmiche che diventano parte integrante del customer journey.

Il cliente non cerca più soltanto informazioni, ma risposte, e sempre più spesso queste risposte arrivano da sistemi capaci di anticipare bisogni e ridurre la complessità decisionale.

In questo scenario il consumatore evolve profondamente. Non è più soltanto un attore attivo, ma un nodo di un sistema relazionale complesso, assistito da tecnologie che filtrano le opzioni e orientano le scelte.

La fedeltà non si costruisce più su singole esperienze memorabili, ma sulla qualità sistemica dell’interazione. Il cliente resta dove tutto funziona meglio, dove il percorso è fluido, coerente e senza attriti. Non sorprende quindi che, secondo Adobe, una delle principali criticità per i retailer sia proprio l’incapacità di offrire esperienze coerenti e personalizzate in tempo reale, a causa della frammentazione dei dati. Il punto non è più raccogliere informazioni, ma saperle integrare e attivare nel momento giusto.

Anche i modelli classici del marketing esperienziale devono essere riletti alla luce di questa trasformazione. Le dimensioni sensoriali, emotive, cognitive e relazionali non scompaiono, ma vengono amplificate e rese dinamiche. La stimolazione sensoriale diventa adattiva, le emozioni vengono attivate attraverso micro-interazioni personalizzate, il coinvolgimento cognitivo si alimenta con suggerimenti predittivi e contenuti intelligenti, mentre la relazione si estende oltre il punto vendita in ecosistemi ibridi e continui.

Non si tratta più di progettare singole esperienze, ma di orchestrare ambienti capaci di evolvere insieme al cliente.

Il punto vendita fisico è il luogo in cui questa trasformazione si rende più concreta e visibile. Da spazio transazionale si è progressivamente trasformato in ambiente relazionale, fino ad assumere oggi il ruolo di piattaforma esperienziale e mediale. Qui emergono chiaramente tre livelli di gestione che devono convivere e integrarsi. Il livello operativo, legato all’efficienza, alla disponibilità del prodotto, alla gestione della supply chain e alla fluidità dei processi. Il livello esperienziale, che riguarda il servizio, la consulenza, la narrazione e la qualità della relazione umana. E infine il livello strategico, orientato al futuro, che implica la capacità del sistema di apprendere dai dati, adattarsi rapidamente e integrare nuove tecnologie in modo scalabile.

Questa evoluzione non è solo teorica. Secondo Amperity, quasi la metà dei retailer utilizza già l’intelligenza artificiale con continuità, ma solo una minoranza è in grado di scalarla a livello sistemico. Questo evidenzia una frattura sempre più netta tra chi utilizza la tecnologia come strumento e chi la integra come infrastruttura. Il vero vantaggio competitivo non risiede nell’adozione di singole soluzioni, ma nella capacità di costruire un sistema coerente in cui dati, processi e relazione convergono.

Il ruolo del personale cambia radicalmente all’interno di questa architettura. Il venditore diventa un consulente aumentato, capace di utilizzare dati e strumenti digitali per offrire un servizio personalizzato e rilevante. La relazione umana non scompare, ma si rafforza proprio perché supportata da un’intelligenza distribuita che amplifica la capacità di comprensione del cliente.

La tecnologia, infatti, smette di essere visibile e diventa infrastruttura invisibile dell’esperienza. L’intelligenza artificiale interviene nei processi decisionali suggerendo prodotti e contenuti, nelle operazioni ottimizzando stock e pricing e nella relazione personalizzando ogni interazione. A questa si affiancano tecnologie come la computer vision e la sensoristica, che permettono al punto vendita di “percepire” ciò che accade, trasformandolo in un ambiente capace di reagire in tempo reale. I cosiddetti responsive store, descritti da RETHINK Retail, rappresentano l’evoluzione più avanzata di questo modello, in cui il negozio non si limita a esporre prodotti, ma diventa un sistema che osserva, apprende e agisce.

In parallelo, il punto vendita assume sempre più una dimensione mediale. Il retail media sta emergendo come una delle aree di maggiore crescita, con investimenti globali che superano i 170 miliardi di dollari. Il negozio diventa così anche uno spazio di comunicazione e monetizzazione dell’attenzione, in cui il momento dell’acquisto coincide con quello della rilevanza pubblicitaria. Non è più soltanto un terminale della distribuzione, ma un nodo strategico di un ecosistema in cui commercio, contenuto e relazione convergono.

Gli impatti sono concreti anche in termini di performance. Studi recenti mostrano che l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi di vendita può aumentare significativamente i tassi di conversione e ridurre le frizioni lungo il percorso d’acquisto. Questo conferma che il valore non deriva dalla spettacolarizzazione dell’esperienza, ma dalla sua capacità di funzionare meglio, in modo continuo e coerente.

In definitiva, il retail marketing contemporaneo si configura come un sistema adattivo complesso in cui la distinzione tra esperienza e transazione tende progressivamente a dissolversi. Il vantaggio competitivo non risiede più nella capacità di sorprendere con iniziative isolate, ma nella costruzione di ecosistemi intelligenti, integrati e scalabili. Il futuro del retail non è nell’eccezionalità dell’esperienza, ma nella sua affidabilità, nella sua capacità di essere sempre rilevante e nel suo adattarsi costantemente al contesto e al cliente. Vediamo alcuni esempi che vanno in questa direzione. 

Un traduttore AI per il flagship store

Puma ha presentato "AI Store Concierge" nel suo flagship store di Las Vegas, un assistente multilingue basato sull'intelligenza artificiale che fornisce consulenza ai clienti tramite un grande schermo digitale. L'assistente rileva automaticamente le lingue parlate dai clienti, tra cui francese, arabo, spagnolo, mandarino e inglese, fornendo informazioni su vestibilità, prestazioni e disponibilità degli articoli. I dipendenti del negozio possono accedere a questi dati per offrire un servizio clienti più completo. Inizialmente, lo strumento viene utilizzato per consulenze sulle scarpe da corsa.

Consulente di shopping basato sull'IA nel retail fisico

Il rivenditore statunitense The Vitamin Shoppe ha aperto un "Innovation Store" a New York che integra l'assistente di consulenza basato sull'IA "Shoppe Advisor". Un touchscreen digitale offre ai clienti l'accesso a informazioni sui prodotti e assistenza nella scelta, oltre a consigli personalizzati sugli obiettivi di salute e contenuti selezionati da esperti su tendenze e marchi. L'assistente consente anche di verificare le scorte in tempo reale, sia in negozio che online, favorendo conversazioni più informate e interattive sia per gli acquirenti che per il personale. L'obiettivo è esaminare come la consulenza basata sull'IA possa supportare il retail fisico.

App per farmacie con assistente AI integrato

La catena tedesca di farmacie dm ha integrato il suo assistente digitale basato sull'intelligenza artificiale, dmKI, direttamente nell'app dm. L'integrazione ha conferito a dmKI un nuovo design e funzionalità aggiuntive, rendendo la consulenza personalizzata ancora più flessibile. L'assistente offre supporto durante gli acquisti, risponde alle domande, fornisce consigli personalizzati e semplifica la ricerca di prodotti per categoria. Dal punto di vista tecnico, dmKI si basa sulla tecnologia OpenAI, ma funziona interamente sull'infrastruttura cloud proprietaria dell'azienda, garantendo agli utenti la massima sicurezza dei dati e una qualità della consulenza costantemente elevata.

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