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27/01/2026
di Mario Mancuso

Marty Supreme, come A24 ha trasformato una campagna non convenzionale in un caso da box office (anche in Italia)

La strategia promozionale del film di Josh Safdie con Timothée Chalamet ha reso l’uscita un evento culturale. Tra stunt virali, attivazioni locali e una pianificazione pensata per il pubblico più giovane

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La promozione di Marty Supreme, film diretto da Josh Safdie con protagonista Timothee Chalamet, prodotto da A24 e distribuito in Italia da I Wonder Pictures, è stata una delle operazioni di marketing cinematografico più discusse degli ultimi mesi. Una campagna che ha scelto di allontanarsi dai canali promozionali tradizionali per costruire una sequenza di momenti virali, spesso volutamente ambigui, con l’obiettivo di trasformare l’uscita del film in un evento culturale prima ancora che commerciale.

Il volto e il motore dell’operazione è Timothée Chalamet, che ha partecipato in prima persona alla costruzione della campagna, rendendosi parte attiva della narrazione promozionale a livello globale. Un coinvolgimento diretto che ha contribuito a rafforzare la percezione di autenticità dell’operazione, elemento centrale soprattutto per il pubblico più giovane. 

Una campagna che aveva l’obiettivo di portare più giovani in sala e che nel nostro paese è riuscita, nel giorno di debutto il 22 gennaio, nell’impresa di conquistare la vetta del box office con un incasso di 183.809 euro e oltre 25mila spettatori e spodestare Buen Camino di Checco Zalone, che dominava la classifica da settimane. Nel primo weekend esteso, secondo i dati Cinetel, il film ha superato 1,5 milioni di euro complessivi, registrando la migliore media per sala tra le nuove uscite. A livello globale, come riportato da Box Office Mojo, l’incasso attualmente ha raggiunto quota 105 milioni di dollari a fronte di un budget stimato intorno ai 70 milioni, diventando il maggiore successo commerciale nella storia di A24.

Marty Supreme racconta la storia di Marty mauser, un personaggio di finzione liberamente ispirato alla figura reale di Marty Reisman, leggendario giocatore di ping pong statunitense. Ambientato nei primi anni Cinquanta, il film racconta l’ascesa di un outsider ossessionato dall’idea di “grandezza”, disposto a tutto pur di affermarsi in uno sport allora marginale negli Stati Uniti. Tra tornei improvvisati, debiti, ambizioni e conflitti personali, la narrazione segue Mauser nel suo tentativo di trovare i mezzi per competere ai massimi livelli. Accanto a Chalamet, il cast include Gwyneth Paltrow, Fran Drescher, Odessa A’zion e Tyler, The Creator.

Una campagna che diventa performance

La promozione del film è iniziata mesi prima dell’uscita con una serie di attivazioni volutamente fuori dai canoni tradizionali. Il primo segnale è arrivato lo scorso novembre, quando Timothée Chalamet ha pubblicato un video di 18 minuti che simulava una finta riunione marketing su Zoom. Nel filmato, l’attore interpretava una versione caricaturale di sé stesso, proponendo idee promozionali assurde, dal colorare di arancione la Statua della Libertà al far volare un dirigibile brandizzato, in una parodia che metteva in scena, allo stesso tempo, il personaggio di Marty Mauser e i meccanismi dell’industria.

Quella che sembrava una gag autoreferenziale si è rivelata invece il manifesto dell’intera campagna: molte delle idee “impraticabili” lanciate nel video sono state effettivamente realizzate nelle settimane successive, creando un continuo cortocircuito tra finzione e realtà.

Il momento di massima visibilità è arrivato quando Chalamet è apparso in un video girato sulla sommità della Sphere di Las Vegas, illuminata per l’occasione di arancione e trasformata visivamente in una gigantesca pallina da ping pong. Un’operazione che ha avuto un’enorme diffusione social e che, secondo Vogue, ha contribuito a consolidare Marty Supreme come uno degli eventi culturali più riconoscibili della stagione.

A24 e il marketing come esperienza

Come sottolineato da Vogue e Business Insider, la strategia adottata per Marty Supreme si inserisce nella tradizione di A24, nota per campagne a basso budget ma ad alto impatto creativo. In questo caso, però, l’operazione ha avuto una scala e una continuità senza precedenti per lo studio, che con un budget di produzione di circa 60–70 milioni di dollari ha affrontato il suo progetto più ambizioso di sempre.

Invece di puntare su una comunicazione frontale, A24 ha costruito una serie di esperienze: proiezioni a sorpresa dei primi minuti del film, eventi underground legati al ping pong, listening session della colonna sonora firmata da Daniel Lopatin (Aka Oneohtrix Point Never), pop-up temporanei e merchandising in edizione limitata. Le giacche “Marty Supreme”, distribuite tramite drop controllati e indossate da celebrità come Kendall Jenner, Michael Phelps e Ringo Starr, sono diventate oggetti virali, rafforzando l’identità visiva del film.

Secondo Business Insider, questa strategia ha funzionato perché ha trasformato la promozione in un racconto continuo, pensato per un pubblico giovane che scopre i film attraverso social network, meme e passaparola digitale più che tramite i media tradizionali.

La declinazione italiana: Maccio Capatonda e l’esperienza fisica del film

In Italia, la campagna di Marty Supreme è stata declinata attraverso una serie di iniziative che hanno adattato l’impianto concettuale internazionale al contesto culturale locale, rafforzando la dimensione esperienziale del progetto. Sul fronte digitale, l’operazione più visibile è stata il coinvolgimento di Maccio Capatonda, protagonista di un video virale in cui interpreta un improbabile “consulente marketing” chiamato a suggerire strategie promozionali per il film. Nel contenuto, realizzato in collaborazione con I Wonder Pictures, Capatonda immagina una serie di azioni volutamente surreali, dal tema “dream big” tradotto in installazioni fisiche nelle piazze, al gioco cromatico sull’arancione delle palline da ping pong, che riprendono e rilanciano, in chiave ironica, i meccanismi già messi in scena dalla campagna globale di A24 e parodizzando quanto fatto dallo stesso Chalamet.

Accanto alla dimensione digitale, la promozione italiana ha puntato anche su una forte presenza fisica e simbolica. A gennaio 2026, una scultura alta quasi tre metri raffigurante Marty Mauser, il personaggio interpretato da Timothée Chalamet, è stata esposta al Museo Nazionale del Cinema di Torino, all’interno della Mole Antonelliana. L’installazione, collocata in una delle salette VR e protesa verso l’Aula del Tempio, è stata pensata come un invito diretto all’interazione e al gioco, in continuità con il tema del film. La statua era già stata presentata come parte dell’experience immersiva dedicata a Marty Supreme a Lucca Comics & Games 2025, all’interno del padiglione I Wonder / A24, ed è tornata a Torino in occasione dell’uscita del film, dopo un’anteprima segreta tenutasi durante il Torino Film Festival.

Come riporta Il Fatto Quotidiano, l’opera è stata ideata come elemento scenico autonomo, capace di condensare l’immaginario del film in una presenza fisica riconoscibile. La creative direction è stata curata da Lulu Helbaek, con la realizzazione dello studio FoLl.iA e il contributo artistico dello scultore e scenografo Dominique Gaucher. Anche in questo caso, la promozione ha evitato i codici tradizionali del marketing cinematografico per trasformarsi in un’estensione narrativa del film, inserendo Marty Supreme all’interno di luoghi culturali e spazi di fruizione già frequentati dal pubblico più giovane e cinefilo.

Un modello che parla alla Gen Z

Diversi analisti, citati da Business Insider, leggono il successo di Marty Supreme come il risultato di una strategia pensata esplicitamente per la Gen Z e i pubblici under 35. Un target che, secondo gli esperti, non risponde più ai modelli promozionali tradizionali ma è attratto da eventi percepiti come autentic e culturalmente rilevanti.

Il marketing del film non ha puntato a spiegare la trama o a vendere un prodotto, ma a costruire un contesto, un immaginario e una conversazione in cui il pubblico potesse riconoscersi. In questo senso, Marty Supreme ha trasformato la promozione stessa in parte integrante dell’esperienza cinematografica.

Oltre il film

Se è difficile stabilire con precisione quanto i risultati al botteghino siano direttamente attribuibili alla campagna, il caso Marty Supreme dimostra come, in un mercato sempre più competitivo e frammentato, il marketing possa diventare un elemento centrale nella costruzione del valore di un film. Non solo come supporto alla distribuzione, ma come leva culturale capace di generare attenzione, appartenenza e, infine ma elemento più importante, partecipazione in sala.

La campagna di Marty Supreme, più che “spiegare” il film, ha voluto costruire un ecosistema narrativo parallelo, coerente con i temi di ambizione, ossessione e ricerca della grandezza raccontati dalla storia di Josh Safdie. Un approccio che, almeno in fase di lancio, sembra aver intercettato il pubblico giusto, nel momento giusto.

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