03/06/2026
di Mario Mancuso

Generative Engine Optimization: per le aziende non basta solo la visibilità, conta anche la "credibilità"

Secondo uno studio di Burson, la percezione di affidabilità delle risposte generate dall'IA varia a seconda del pubblico. E questo ha implicazioni anche per i brand

Burson ha pubblicato "The Credibility Paradox", una ricerca sulla Generative Engine Optimization che sposta il focus dalla semplice visibilità sui motori AI alla credibilità percepita delle risposte generate. Lo studio, condotto in collaborazione con Profound su sette piattaforme di AI answer engine, ha analizzato 85 aziende attraverso otto pilastri reputazionali: Innovazione, Creatività, Ambiente di lavoro, Prodotti, Performance finanziaria, Governance, Responsabilità sociale e Leadership, elaborando oltre 55.000 previsioni di credibilità per tre target distinti: popolazione generale, opinion leader e decisori aziendali. La valutazione è stata effettuata con Decipher, strumento proprietario di Burson sviluppato con la società di AI cognitiva Limbik.

Tra i risultati principali, le affermazioni supportate da dati fattuali su innovazione, prodotti e cultura aziendale risultano significativamente più credibili rispetto a quelle legate a leadership, governance e responsabilità sociale. L'ambiente di lavoro emerge come leva di credibilità ancora sottoutilizzata: le risposte su questo tema sono le più credibili per la popolazione generale, in quanto gli LLM si basano su fonti verificabili come recensioni su piattaforme dedicate al lavoro e copertura mediatica. La leadership è invece la sfida più complessa: le risposte su questo tema risultano costantemente tra le meno credibili, con le performance migliori legate a strutture di governance solide e validazioni esterne piuttosto che alle sole dichiarazioni dei dirigenti.


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Il dato più rilevante per chi pianifica strategie di comunicazione: i decisori aziendali trovano le risposte degli AI mediamente più credibili del 10% rispetto alla popolazione generale, con una maggiore recettività verso i temi di innovazione e business. Ne deriva, secondo Burson, la necessità di un'analisi del posizionamento GEO differenziata per pubblico.

“Nel mondo "zero-click" di oggi, gli LLM sono diventati i nuovi arbitri della reputazione. Essere presenti negli LLM è indispensabile, ma non sufficiente”, ha dichiarato Corey duBrowa, CEO di Burson. “Il nostro ruolo non è più soltanto rendere i clienti visibili, ma costruire un ecosistema di evidenze così solido da rendere credibili le risposte generate dall'IA per le audience di maggior importanza”.

Bryn Tweedale, EMEA GEO SME di Burson, ha aggiunto che i dati dimostrano come la GEO rappresenti oggi “un test sulla capacità della reputazione costruita da un'azienda nel mondo reale di risultare leggibile, verificabile e credibile anche negli ambienti digitali mediati dall'IA”.

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