Dalla ricerca alla realtà, cosa ha detto Google sul futuro dell’AI
Sundar Pichai, Liz Reid e Koray Kavukcuoglu delineano il ruolo dell’intelligenza artificiale nella trasformazione globale di prodotti, lavoro e accessibilità
Il giorno dopo la Google I/O, Sundar Pichai (CEO di Google), Liz Reid (Head of Search) e Koray Kavukcuoglu (VP, Google DeepMind) hanno risposto a una lunga serie di domande da parte della stampa internazionale. Ne è emersa una visione chiara: l’intelligenza artificiale non è più una funzione da integrare, ma una tecnologia fondativa destinata a cambiare l’intero ecosistema digitale, produttivo ed economico. Una “fase espansiva”, come l’ha definita Pichai, che sta già trasformando la ricerca, il modo in cui si sviluppano applicazioni, e persino l’accesso alla conoscenza.
Velocità, accesso, feedback: il nuovo ciclo di innovazione
Sundar Pichai ha spiegato perché Google ha deciso di non aspettare il Google I/O per rilasciare le sue novità: «Non c’è mai stato un momento più entusiasmante nella tecnologia. Se resto fuori una settimana, al ritorno è come dover recuperare mesi». L’accelerazione nello sviluppo – con Gemini 2.5 Pro rilasciato in tempo reale agli sviluppatori – nasce da una nuova filosofia: mettere i prodotti nelle mani degli utenti il prima possibile, anche per raccogliere feedback e adattarli rapidamente.
Una logica confermata anche da Koray Kavukcuoglu, che ha ribadito come il lavoro di ricerca e sviluppo in DeepMind sia oggi strettamente intrecciato con il ciclo di rilascio dei prodotti. «Stiamo costruendo agenti capaci di comprendere ambienti fisici e virtuali. Con Astra e Mariner vogliamo portare questa capacità nei contesti quotidiani delle persone, così che possano usarli davvero».
Accessibilità globale: la promessa dell’AI nei mercati emergenti
A Pichai è stato chiesto inoltre come le tecnologie AI possano contribuire allo sviluppo dei Paesi emergenti, come l’Africa. «Ho vissuto in un’India dove aspettavi cinque anni per avere un telefono fisso. L’arrivo dei cellulari ha cambiato tutto. L’AI può fare lo stesso per miliardi di persone», ha risposto.
Per Google, accessibilità significa non solo modelli performanti, ma anche strumenti che permettano a chiunque, ovunque, di creare app, automatizzare attività, e costruire valore. «Uno studente in Sudafrica deve poter usare la stessa AI di uno sviluppatore in California. È questo il vero potere della tecnologia», ha ribadito.
Come cambia la Search (e cosa accadrà ai siti web)
Con l’introduzione di AI Mode, una delle domande rilevanti riguarda la sopravvivenza dei siti web e del traffico organico. Sundar Pichai e Liz Reid hanno risposto in modo sinergico: «Il web è il cuore della nostra risposta. Con l’AI, la qualità dei click migliora, la permanenza sui siti aumenta, e si valorizzano anche contenuti più di nicchia».
Secondo Liz Reid, uno degli effetti principali è che gli utenti pongono domande più articolate, e questo consente di «far emergere creatori di contenuti, piccoli e specializzati, che prima non venivano intercettati». Non solo: la diversificazione dei risultati migliora anche la pluralità delle fonti.
Tra le aree più discusse, il futuro degli agenti AI. Secondo Pichai e Kavukcuoglu, questi assistenti saranno in grado di compiere azioni reali, risparmiare tempo, comprendere i contesti d’uso e rispondere con soluzioni complete. «Non si tratta solo di rispondere alle domande, ma di aiutarti concretamente nei task. Questo è il ponte verso l’AGI», ha dichiarato Koray.
L’esempio di Astra – evoluto da progetto di ricerca a prodotto operativo in Gemini – è stato usato per spiegare come l’integrazione tra hardware (smart glasses, ambient computing) e software agentico sia la frontiera immediata su cui Google sta investendo.
Un’AI che non ruba lavoro, ma ridisegna la produttività
A chi ha chiesto se l’AI toglierà lavoro alle persone, Pichai ha risposto con un’analogia: «Oggi nessuno vorrebbe programmare in Fortran. Eppure un tempo era normale. L’AI toglierà il lavoro ripetitivo, lasciando più tempo al pensiero creativo. È sempre stato così con la tecnologia».
Il CEO ha anche parlato dell’importanza di adottare strumenti AI nei flussi di lavoro, imparando a usarli come parte del proprio mestiere. «Il consiglio più utile? Imparare a dialogare con questi strumenti. È lì che sta il vantaggio competitivo».
Sostenibilità, regolazione e futuro della responsabilità
Pichai ha riconosciuto le sfide ambientali ed etiche dell’AI, ma ha anche ricordato gli investimenti di Google in energia geotermica e rinnovabile: «Abbiamo un datacenter in Nevada alimentato principalmente da fonti geotermiche. Stiamo trasformando il nostro modello energetico».
Sul fronte regolatorio in Europa, ha dichiarato: «Non c’è nulla di più importante della fiducia. Rispettiamo il GDPR e lavoriamo con tutti i governi europei per portare l’innovazione rispettando la legge».