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DigitalChina

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11/10/2016

La Cina che pedala

Riccardo Porta

Riccardo Porta

Volano soldi. Palate di soldi. In senso figurato ovviamente, ma in Cina è in atto un nuovo trend emergente che ha catturato l'attenzione degli investitori: il bike sharing. La startup del momento, sotto i riflettori, è Ofo che ha raccolto proprio in questi giorni un quinto round da 130 milioni di dollari. Una sciocchezza messa insieme da Didi Chuxing (sì, sempre lei, è l'impresa cinese che fornisce veicoli e taxi da chiamare in Cina e che ora si butta anche sulle biciclette...), Xiaomi, Shunwei Capital e dal cinquantenne miliardario russo Yuri Milner. Ofo al momento si rivolge solo agli studenti universitari che possono, tramite app, noleggiare le biciclette e lasciarle dove vogliono. E' chiaro però che il business sia molto più ampio ed è anche un segnale dei tempi che cambiano o che ritornano, a seconda di come la si voglia vedere. La Cina infatti era un tempo soprannominata "il Regno delle biciclette" che poi però hanno lasciato spazio, almeno nelle grandi città, ad auto e motorini; negli anni '80 le due ruote a pedali passarono dal 60% al 20%. L'inquinamento e lo smog insostenibile in città come Pechino o Shanghai, le sta facendo ritornare in auge. Del resto tutto il mondo ha il dito puntato contro la Cina, americani in primis: "Inquinate troppo" - ripetono in tanti. Ed è vero. E allora non sorprende che una startup possa raccogliere così tanti fondi con un business legato a quella che potremmo chiamare "mobilità sostenibile". Ovviamente Ofo non è la sola a pensare che il bike sharing possa essere una soluzione al traffico: Mobike.com è un'altra agguerrita concorrente e, guarda caso, è stata fondata da David Wang, ex dirigente di Uber China, e vecchia conoscenza di Didi che è proprio uno dei più grandi investitori di Ofo. Insomma, si preannuncia una nuova bella guerra per il dominio sul mercato. Mercato che già da qualche anno strizza nuovamente l'occhio alle biciclette che stanno diventando anche degli status symbol: non più sgangherate, stanno diventando parte del mondo benestante. E quindi... quindi aziende italiane come Atla, Olmo, Bianchi o Colnago, per citarne alcune, potrebbero drizzare le orecchie e capire come entrare a far parte della partita. Quando poi l'elettrico diventerà abbordabile per tutti... si aprirà un altro match, ne sono sicuro.