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08/01/2021
di Andrea Di Domenico

Publicis Groupe, balzo in Borsa dopo le voci di colloqui con un fondo di private equity

Secondo un'indiscrezione di Campaign i contatti avrebbero riguardato una possibile cessione o un'altra transazione. Pronta smentita della società francese

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Venerdì agitato per Publicis Groupe: alla Borsa di Parigi le azioni della multinazionale della pubblicità sono infatti schizzate del 7% nel primo pomeriggio a seguito dell’indiscrezione, riportata da Campaign, di recenti colloqui di alto livello tra la dirigenza della società francese e un gruppo di private equity europeo.


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Secondo le fonti del magazine britannico, i contatti avrebbero avuto luogo il mese scorso e avrebbero riguardato una possibile vendita o un'altra transazione.

Il titolo ha poi parzialmente ripiegato in seguito alla reazione di Publicis Groupe, affidata alla Reuters, a cui una portavoce della società francese ha detto che “nessun colloquio di alcuna natura è in corso”.

Le voci puntano su CVC

Secondo la ricostruzione di Campaign, i rumor circa l’interesse da parte di fondi di investimento verso la società francese si sarebbero fatti intensi di recente. Il particolare viene citato il fondo lussemburghese CVC, noto soprattutto per gli investimenti nei diritti sportivi ma che è già attivo anche nel settore delle relazioni pubbliche e della consulenza avendo investito nella società specializzata Teneo.

Publicis Groupe, terza holding globale della pubblicità per capitalizzazione di borsa, vale circa 10,6 miliardi di euro alla borsa di Parigi. Azionista di riferimento è Elisabeth Badinter, figlia del fondatore Marcel Bleustein-Blanchet, che detiene il 12,85% dei diritti di voto. Maurice Lévy, che ha lasciato il ruolo di a.d. nel 2017 dopo averlo ricoperto per 30 anni ed è attualmente presidente del Supervisory Board, detiene circa il 2,5% dei diritti di voto.

La fusione sfumata con Omnicom

Fondata da Bleustein-Blanchet nel 1926, l'azienda francese è molto orgogliosa della sua storia. Nel corso di un’intervista rilasciata ad aprile, nel pieno della “prima ondata” di Coronavirus, l'attuale Ceo di Publicis Groupe Arthur Sadoun aveva smentito che la società potesse essere interessata a operazioni di merger, nonostante i foschi scenari che si stavano aprendo per il settore pubblicitario. "Publicis ha attraversato guerre, incendi e recessioni, e ha sempre mantenuto la sua indipendenza", ha detto Sadoun all'epoca.

Eppure, solo 8 anni fa la società era stata molto vicino a fondersi con la rivale Omnicom. Nel 2013 Maurice Lévy, allora amministratore delegato, aveva infatti accettato un "matrimonio alla pari" con la società americana nel 2013, in quella che sarebbe stata la più grande operazione di m&a nella storia della pubblicità. L'operazione è poi sfumata dopo un anno di trattative.

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