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12/09/2019
di Simone Freddi

Andrea Campana, Beintoo: «La nostra ricetta per crescere? Sviluppo di tecnologia proprietaria e formazione»

Intervista al Ceo della mobile data company Beintoo, che sta vivendo un anno di grandi novità con un nuovo posizionamento legato alla location intelligence e il traferimento in una nuova sede a Milano

Andrea Campana

Andrea Campana

Nella strategia di crescita della mobile data company Beintoo, insieme al continuo sviluppo di tecnologia proprietaria, occupa un posto di rilievo la formazione. Intesa, quest’ultima, sia come formazione del proprio team, sia del mercato, dove la cultura data-driven ha ancora tanto bisogno di stimolo. Questo impegno si traduce anche nell’organizzazione di eventi divulgativi, come quello dedicato alla convergenza tra on e offline allestito dall’azienda nei suoi nuovi uffici milanesi giovedì (qui la cronaca dell’appuntamento). A margine abbiamo incontrato Andrea Campana, Ceo della società, per fare il punto sulle strategie di Beintoo. «Il 2019 è stato per noi un anno di grandi cambiamenti, iniziato con una consapevole focalizzazione sui prodotti di location intelligence (ne abbiamo parlato qui, ndr)e proseguito con il trasloco in questa nuova sede, che inaugureremo a breve – ci ha detto -. I prossimi tre mesi saranno cruciali per raccogliere quanto seminato anche fuori dall'Italia dal nostro ufficio di Madrid. Abbiamo costruito una solida reputazione nel mercato e siamo contenti di vedere come i clienti riconoscano il nostro contributo all'innovazione e crescita del settore». Quali sono i punti-chiave della vostra strategia? «Per il prossimo futuro, oltre al continuo sviluppo di tecnologia proprietaria, puntiamo molto sulla formazione dei nostri collaboratori e del mercato. Solo con una tecnologia proprietaria è possibile avere la certezza sulla qualità del dato raccolto, essendo sicuri di garantire ai clienti finali risultati veri, dimostrabili e ripetibili. Altrimenti il rischio è affidarsi a black box poco trasparenti». Perché la formazione è così importante per voi? «Si tratta sicuramente del nostro punto di forza maggiore: essere un'azienda tecnologica ha lo svantaggio di sembrare troppo nerd e incomprensibili, mentre i nostri dati e insight sanno essere molto sexy se raccontati da persone preparate. I nostri commerciali hanno imparato a parlare direttamente con i nostri data scientist che molto spesso li accompagnano agli appuntamenti più difficili. Infine, il mercato ha bisogno di formazione affinché capisca come i nostri dati e insight possano essere integrati non solo nelle strategie di comunicazione ma anche a supporto delle strategie di apertura di nuovi punti vendita e monitoring dei competitor». Quali sono stati i vostri ultimi rilasci in termini di prodotto, e quali sono in programma entro i prossimi mesi? «Gli ultimi sforzi tecnologici si sono focalizzati sul rilascio della nostra piattaforma di geomarketing che, analizzando la matrice origine-destinazione del nostro database di utenti, è in grado di accoppiare le celle Istat identificando dei pattern di commuting comuni: ad esempio sappiamo con quale probabilità le persone che vivono nella cella “Istat A” lavorano nella cella “Istat B”. Questa matrice è utile per la pianificazione di campagne pubblicitarie combinate geofencing e out-of-home ma anche per una miriade di utilizzi laterali utili a chi si occupa di traffico, real estate o distribuzione». A chi si rivolge questo genere di prodotti? «Nella maggior parte dei casi si tratta di add-ons ai nostri prodotti advertising core quali il drive to store e le geobehavioural audiences. Si stanno approcciando a noi nuove tipologie di clienti anche se riteniamo che le agenzie media tradizionali possano restare partner privilegiati per la monetizzazione di queste soluzioni».

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