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02/07/2019
di Simone Freddi

La “web tax” si è arenata di nuovo. Noseda, IAB Italia: «Tornati al punto di partenza»

Il presidente dell'Associazione esprime disappunto per l'insabbiamento del provvedimento: «senza una “nuova” web tax le imprese italiane del digitale sono destinate a sparire»

Anche stavolta, la “web tax” è finita in un binario morto. Introdotta dalla legge di Bilancio per il 2019 in sostituzione di quella definita l’anno prima dal governo Gentiloni, la norma sembra essere destinata alla stessa fine della precedente, ossia a non entrare mai in vigore. A mancare all’appello sono i decreti attuativi che avrebbero dovuto definire in modo più preciso quali erano i “servizi digitali” rilevanti ai fini del provvedimento, anche per scongiurare alcuni rischi "tecnici" legati alla norma: evidentemente pensata per "colpire" i giganti del web, la web tax così come approvata al Senato avrebbe potuto finire per tradursi in una nuova tassa a carico degli operatori ed editori italiani, come avevano fatto notare diversi osservatori, tra cui la Fieg. Il termine per la pubblicazione del decreto (lo scorso 30 aprile) è già scaduto da due mesi. E più in generale, per permettere alla norma di essere efficace entro l’autunno (e poter così portare alle casse dello stato i 150 milioni di euro previsti in Manovra per il 2019), sarebbe necessario che il decreto arrivi entro fine luglio. Tempi che appaiono a questo punto troppo stretti. A esprimere “disappunto” per la situazione è Carlo Noseda, presidente di IAB Italia, l’associazione che rappresenta la filiera degli operatori della pubblicità online. “Come associazione, che rappresenta oltre 180 aziende tra i più importanti operatori della pubblicità online sia a livello nazionale che mondiale – dichiara Noseda -  constatiamo con grande disappunto come la web tax annunciata dal Governo e approvata dal Senato - con un obiettivo di gettito già fissato a 150 milioni per quest'anno e 600 milioni per il prossimo - si sia completamente arenata, in attesa di un’azione comune europea, riportandoci, di fatto, al punto di partenza”. “Da mesi – continua il presidente di IAB Italia - sosteniamo e ci appelliamo al Governo perché senza una “nuova” web tax le imprese italiane del digitale sono destinate a sparire. Nella situazione attuale si rischia di accentuare ulteriormente la disparità fiscale tra i colossi del web e le aziende tricolore che operano nell’advertising online. L’equità fiscale è uno dei punti cruciali su cui si gioca la crescita dell’intero comparto, un comparto che genera un indotto di oltre 89 miliardi di euro con più di 675 mila posti di lavoro. Un valore che negli anni ha proseguito a crescere in maniera sostanziale, ma che rischia di arrestarsi proprio per l’attuale iniquità fiscale che pesa esclusivamente sulle nostre imprese.” “Il settore del digitale - conclude Noseda - ha ancora enormi spazi di crescita, ma è necessario che questo sviluppo venga normato in modo chiaro, condiviso e successivamente venga rispettato da tutti gli interlocutori. IAB auspica che si arrivi quanto prima all’attuazione di progetto annunciato e rimane altresì a disposizione per lavorare con le istituzioni e tutti gli stakeholder per focalizzare il decreto attuativo alle reali situazioni di abuso e disarmonia concorrenziale”.

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