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01/03/2021
di Armando de Lucia, CEO di CRMpartners

Essere digitale, essere B-Corp

Armando de Lucia, CEO di CRMpartners, ci spiega cosa vuol dire oggi essere una B-corp, e perché questa è una scelta da promuovere

Armando de Lucia, CEO di CRMpartners

Armando de Lucia, CEO di CRMpartners

La digital transformation che CRMpartners propone alle aziende è molto in linea con la certificazione B-corp recentemente ottenuta: la consulenza serve ad accorciare le procedure, a renderle sostenibili; serve a proporre processi razionali e inclusivi, serve ad avvicinare le persone, ad assottigliare le barriere; serve a includere chi produce nel mindset di chi utilizza, e a incrementare l’influenza di chi utilizza all'interno del processo produttivo.

Essere una B-corp significa soprattutto una cosa: i benefici che conseguono all’attività dell’impresa non sono misurati solo in termini di utile, che è essenziale perché una B-corp non è certo no-profit, ma anche di miglioramento in termini di sostenibilità, inclusività, uguaglianza della comunità in cui tale attività si svolge.

Per questo abbiamo scelto di essere una B-corp e promuoviamo questa scelta anche presso altre aziende.

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Malgrado le apparenze, la certificazione di B-Lab ha poco a che vedere con avere un dipartimento di Corporate Social Responsibility: reparto aziendale collaterale al business per definizione, ha un budget assegnato per promuovere azioni di interesse collettivo, che riguardino l’ambiente, la formazione, la salute o l’inclusione sociale.

Il punto è proprio questo: una B-corp non “fa anche” cose di interesse collettivo, ma le pone tra i propri obiettivi allo stesso livello del profitto. Una contraddizione rispetto all’idea che liberisti classici hanno predicato riguardo all’impresa, soggetto interamente votato al profitto, come sottolinea il sole24Ore in questo articolo recente, ma – a bene vedere – un’idea nuova di impresa che chi lavora nel digitale porta dentro. Come sostiene Paolo Benanti sul Magazine del Corriere della Sera, infatti, l’ambiente culturale in cui nascono i colossi digitali è la California della controcultura: "Fu soprattutto l’ideale comunitario dei figli dei fiori, la loro indole libertaria, la voglia di allargare gli orizzonti e il disprezzo per l’autorità centralizzata a fare da asse portante per i fondamenti filosofici ed etici di Internet e dell’intera rivoluzione del personal computer".

Quindi lo statuto giuridico di Benefit Corporation, approvato in vari Paesi del mondo, compresa l’Italia, è apparsa come l’opportunità di “diventare adulti” a chi lavora alla digital transformation, avendo come obiettivo non solo l’implementazione di procedure, ma soprattutto l’inclusione delle persone, l’armonia con l’ambiente, una minore rigidità dei ruoli sociali, l’equità.

Solo che, come accade di rado, in questo scorcio del terzo millennio, sembra proprio che non saranno gli adolescenti a cambiare per diventare adulti, ma sarà il mondo a diventare come loro hanno deciso.

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