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15/12/2021
di Rosa Guerrieri

Software open source, perché sono così importanti? Ce lo spiega Davide Ricci, Huawei CBG Europe

Il manager ci racconta perché parlare di open source oggi è «quasi inevitabile» e ci descrive il nuovo progetto comunitario della Eclipse Foundation, Oniro, di cui l'azienda è membro contributore

Davide Ricci, Direttore Open Source Technology Center (OSTC) di Huawei CBG Europe

Davide Ricci, Direttore Open Source Technology Center (OSTC) di Huawei CBG Europe

In un mondo sempre più interconnesso, sta progressivamente prendendo piede il concetto di software open source. Ma quali sono i benefici e le nuove frontiere del free software? Se ne è parlato durante la recente edizione dell’SFScon, The South Tyrol Free Software Conference, tenutasi al polo tecnologico di Bolzano. L’evento, punto di riferimento per il settore con oltre 400 partecipanti da tutta Europa e più di 100 speaker, si è focalizzato quest’anno su temi come la sostenibilità, a cui la digitalizzazione può e deve dare un’importante accelerazione, e l’impatto del free software nel settore sanitario e di nuove competenze. Sempre più aziende, infatti, stanno introducendo la figura dell’Open Source Program Officer, che sarà responsabile della strategia e della gestione dell'Open Source.

Abbiamo chiesto a Davide Ricci, Direttore Open Source Technology Center (OSTC) di Huawei CBG Europe, tra i due main sponsor dell’evento, di raccontarci il suo punto di vista sull’importanza dei software open source, anche in relazione al comparto dell’IoT, su cui l’azienda ha importanti progetti in cantiere.

Davide, Huawei è stato uno dei due main sponsor di SFScon, evento di riferimento per il free software in Italia. Perché a tuo avviso è così importante parlare di open source, oggi?

«Parlare di open source oggi è quasi inevitabile, spesso non è una tecnologia che viene percepita dall’utilizzatore finale, ma possiamo sostenere che buona parte delle innovazioni degli ultimi decenni è avvenuta tramite l’utilizzo e lo sviluppo di tecnologia open source. Non poteva essere altrimenti. Soluzioni proprietarie e vendor-centriche hanno tempi e costi molto onerosi di rilascio da dover sostenere, non solo legati alle fasi di studio e sperimentazione, ma anche a tutto ciò che attiene a maintenance, sicurezza, controllo, IP governance. Quando invece parliamo di open source, la prospettiva muta in quanto parliamo di un nuovo concetto di modello organizzativo, basato su valori di apertura, trasparenza, fiducia, costante peer review grazie ad un ecosistema circostante che lavora secondo un modello di produzione distribuito e decentralizzato e quindi per definizione sempre attivo.

È proprio tramite questo ecosistema che le funzioni vengono altrettanto distruibuite all’interno della community che si fa carico di questi aspetti e contribuisce, esegue, modifica, ridistribuisce il codice sorgente a seconda delle varie necessità. La comunità, le fondazioni open source come la Linux Foundation e la Eclipse Foundation giusto per citarne alcune, sono gli attori fondamentali che monitorano e nutrono i progetti open source facendosi garanti di equità, democraticità, neutralità e non da ultimo sicurezza e garanzie di supporto a lungo termine. Sapere che una tecnologia è gestita da una comunità di migliaia se non milioni di sviluppatori dà sicuramente più fiducia rispetto ad una soluzione proprietaria dove è a discrezione del singolo prendere decisioni, nella fattispecie decisioni dettate da esigenze commerciali e non super partes. Inoltre, in un mondo sempre più fluido le privazioni di barriere, di silos, di ostacoli che si impersonificano nella tecnologia open source rappresentano un connubio perfetto per rendere il mondo del futuro realmente connesso e unificato (c’è da dire infatti che aziende competitor talvolta collaborano all’interno di medesimi progetti open source).»

Con NOI Techpark che ha organizzato l'evento state collaborando su vari fronti, tra cui il software Oniro. Ci spieghi di cosa si tratta?

«Oniro è un progetto open source incubato dalla Eclipse Foundation, ed è stato protagonista di SFScon nella keynote di apertura dell’evento e nel corso di un development workshop tenutosi nel Maker Space, l’officina della prototipazione di NOI Techpark. L’occasione è stata quella di alternare momenti di formazione a momenti hands-on che hanno dato la possibilità ai partecipanti di toccare con mano la tecnologia Oniro ricevendo costante supporto e interazione con il team dell’ingegneria. L’evento è stato funzionale per raccontare ad un nuovo pubblico che cos’è Oniro. Si tratta di un sistema operativo che punta ai dispositivi IoTdai piccoli sensori e microcontrollori a dispositivi più complessi con funzionalità più articolate quali elettrodomestici da cucina, condizionatori, tv, smart speaker etc. Il progetto è gestito tramite un working group di cui Huawei, SECO Spa, Linaro, NOI Techpark, Synesthesia fanno parte come primi membri contributori ed il working group si fa carico di quelle che sono le decisioni di business, marketing, sviluppo, governance, testing insomma tutto ciò che serve ad un progetto per essere sostenibile, crescere in maniera adeguata e svilupparsi nel tempo.

Oniro in sé è un’iniziativa pensata per coinvolgere realtà corporate, PMI e startup, tutte accomunate da uno scopo univoco per quanto riguarda l’Internet of Things (IoT): creare un ambiente tecnologico omni-comprensivo e aperto che renda la comunicazione e collaborazione tra dispositivi sempre più fluida, facile, intuitiva e non da ultimo sicura per i consumatori.

Immaginatevi dispositivi di brand e modelli diversi che riescano a comunicare in maniera intelligente e trasversale gli uni con gli altri, dove non conterà più avere tutto di un unico brand per facilitare la comunicazione tra dispositivi, ma si potrà dare al consumatore finale la piena libertà di scegliere ciò che preferisce, che gli piace di più, che gli è più funzionale per le sue necessità o per le sue possibilità di spesa perché i device saranno accomunati da una unica baseline tecnologica che li farà comunicare in maniera facile, veloce e intuitiva. Una comunicazione quasi fatta su misura per ciascuno di noi.

Se immaginiamo Oniro applicato ad un caso d’uso come la smart home per esempio, possiamo vedere uno smartwatch che monitora le mie condizioni di salute, come la saturazione o il battito cardiaco e che non appena registra un valore alterato, attiva le telecamere interne della casa per verificare, secondo parametri prestabiliti, se ho un malore e in quel caso comunicare con lo smartphone che provvederà a contattare un numero di emergenza richiedendo un intervento immediato e nel frattempo inviare un messaggio ad una persona vicina che sia informata di ciò che sta accadendo. Da ultimo avere un sistema smart door-lock che non appena vedrà arrivare i soccorsi scatterà automaticamente per permettere l’ingresso dei paramedici. Tutto questo in totale sicurezza e nel rispetto della privacy del singolo dal momento che i dati verranno unicamente scambiati tra i dispositivi e non con provider cloud di terze parti, il tutto a grande beneficio delle performance e dei tempi di risposta e reazione.

Ecco, proprio per abbracciare questa nuova dimensione è stato deciso di chiamarlo Oniro. Oniro in greco antico rappresentava la personificazione del sogno, noi intendiamo il sogno come un mondo libero, accessibile, trasparente, collaborativo, senza barriere, un mondo che abbraccia le diversità e crea un tutt’uno. È questo che abbiamo voluto rappresentare anche con il design del logo: tutto prende forma, prende una logica all’interno della O di Oniro.»

In cosa consiste in particolare la vostra collaborazione con il NOI Techpark?

«Il NOI Techpark collabora da anni con Huawei ed il risultato della collaborazione sul progetto Oniro è innanzitutto la policy per la gestione della proprietà intellettuale ovvero una sorta di manifesto che spiega come vengono gestite le licenze open source attraverso la creazione di un software bill of materials (SBOM) che si costituisce di un elenco completo di componenti, sottocomponenti, parti di software utilizzate in modo che ogni singola parte di progetto sia chiaramente esplicitata, resa visibile e quindi riutilizzabile.»

L’IoT è un mondo guardato con interesse anche dai brand, per le opportunità di marketing e comunicazione che potenzialmente può offrire. Come ti immagini il futuro scenario?

«L’IoT senza dubbio è già un trending topic molto sentito a tutti i livelli perché impatta modelli di business, strategie di marketing, comportamenti, abitudini, percezioni rispetto al mondo tecnologico. Ma va anche oltre a tutto questo perché è un tema che coinvolge un po’ tutti i settori e scenari, dalla smart home alla smart city, dal consumer IoT all’industrial IoT e non da ultimo include tutto quello è il mondo artifical intelligence, ovvero algoritmi integrati all’interno di soluzioni IoT in un’ottica di efficienza portata ai massimi livelli. Ciò che ci discosta da questa visione è che oggi tutto passa dal cloud, anche per via della monetizzazione dei dati e per questa dipendenza si è giunti ad un IoT frammentato e non equo perché si presuppone che la collaborazione tra dispositivi possa avvenire solo tramite il cloud, non considerando invece la forte prospettiva data dall’Edge.

Oniro, per sua stessa natura, è un’iniziativa altamente rivoluzionaria che cambierà i paradigmi canonici su come si debba guardare al software, quale nuovo ruolo strategico potrà ricoprire nelle decisioni di acquisto dei consumatori. Chi partecipa a un tavolo simile gestito dalla Eclipse Foundation ha la sicurezza che i propri investimenti siano custoditi da un’entità neutrale. È senz’altro un processo di sviluppo più lento rispetto a quanto potrebbe fare da solo un unico vendor, ma è più stabile nel tempo. Il successo del progetto Oniro dipenderà da quanti partner attivi decideranno di partecipare. Il loro numero determinerà quanti dispositivi arriveranno sugli scaffali nel giro di qualche anno.»

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