• Programmatic
  • Engage conference

12/03/2021
di Alessandra La Rosa

Post-Cookie, ecco come Google vuole aiutare gli editori a usare i dati di prima parte

Big G ha reso noti degli aggiornamenti di prodotto volti a promuovere le relazioni dirette tra publisher e utenti. Intanto IAB Europe dice la sua sul futuro del tracciamento

Google condivide nuovi aggiornamenti sul tema tracciamento, stavolta dedicati agli editori

Google condivide nuovi aggiornamenti sul tema tracciamento, stavolta dedicati agli editori

Google rassicura gli editori sul futuro del tracciamento post-cookie. In un blog post pubblicato oggi, specificamente dedicato al mondo dei publisher, Big G ha condiviso i progetti attualmente allo studio “per aiutare i nostri partner a sostenere le entrate pubblicitarie in un web in continua evoluzione”.

Il “web in continua evoluzione” di cui parla Mountain View è un web che ha come parola chiave il rispetto della privacy degli utenti, anche e soprattutto quando si parla di targeting pubblicitario. Proprio guardando a questo, la società sta mettendo a punto una sua specifica soluzione per il targeting post-cookie, che si chiama Privacy Sandbox e che - a differenza dei cookie che tracciano gli utenti a livello individuale - mette insieme gli utenti in gruppi chiamate "coorti", consentendo così un maggiore rispetto della loro privacy (qui spieghiamo più in dettaglio come funziona).


Leggi anche GOOGLE: “NON LAVOREREMO AD IDENTIFICATORI ALTERNATIVI AI COOKIE”


Nel blog post di oggi, Google rassicura gli editori sulla semplicità di utilizzo di questo strumento, spiegando che “uno degli sforzi di Google sarà quello di ridurre al minimo il lavoro dei publisher, affinché possano trarre vantaggio dalle soluzioni di Privacy Sandbox una volta che saranno disponibili”. Inoltre, sottolinea anche l’importanza per i publisher di costruire relazioni dirette (first-party) con il proprio pubblico, in modo da poter fornire esperienze pubblicitarie personalizzate nel pieno rispetto della privacy.

In tal senso, la società ha illustrato una serie di aggiornamenti a sostegno delle relazioni dirette. Eccole in sintesi:

  • Audience dirette per il programmatic – Attualmente diversi grandi publisher che si basano su strategie di dati di prima parte utilizzano Publisher Provided Identifiers (PPIDs) su Ad Manager per produrre campagne pubblicitarie personalizzate e rispettose della privacy. Per aiutare i publisher ad aumentare il valore del loro inventario, Google sta lavorando per espandere l'uso dei PPIDs a più tipi di campagne di pubblicità programmatica, inclusa l'asta aperta.
  • Indicatori diretti per i publisher – Per aiutare i publisher di tutte le dimensioni a cogliere più facilmente i vantaggi che derivano dai dati proprietari, Google sta sperimentando una nuova funzione che abiliterà gli indicatori diretti in Ad Manager. Con il minimo sforzo tecnico, la soluzione consentirà ai publisher di attivare i dati relativi all’engagement dell’utente sui propri siti.
  • Relazioni di fiducia dei publisher – Per supportare le relazioni dirette e affidabili tra publisher e buyer, Google sta sperimentando funzionalità che permetteranno ai publisher di condividere segnali crittografati direttamente con gli Authorized Buyer o con gli Open Bidder con i quali hanno già un rapporto diretto. I publisher avranno il pieno controllo sulle informazioni raccolte e su chi potrà ricevere i segnali, e Google non sarà in grado di leggere o decrittografare i segnali.

Post-cookie, la posizione di IAB Europe

La strategia di Google per il post-cookie, raccontata nei giorni scorsi in un blog post in cui la società ha sottolineato di non voler adottare alternative basate sul tracciamento individuale (come gli ID che ultimamente si stanno diffondendo nel mercato), ha fatto molto discutere il mercato, sollevando opinioni contrastanti.


Leggi anche: LA STRATEGIA POST-COOKIE DI GOOGLE È UNA BUONA O UNA CATTIVA NOTIZIA PER IL MERCATO?


In occasione dello IAB Annual Leadership Meeting in corso in questi giorni, Big G ha ulteriormente ribadito le sue intenzioni, sottolineando come soluzioni come Privacy Sandbox riescano meglio di altre a bilanciare efficacia pubblicitaria e privacy. “Crediamo fortemente nelle API che consentono di garantire la privacy” ha dichiarato Jerry Dischler, VP e General Manager Ads di Google, “perché permettono di offrire allo stesso tempo sia gli strumenti di cui gli advertiser hanno bisogno, sia la tutela della privacy che le persone richiedono”.

Sulla questione si è espressa anche IAB Europe, sottolineando l’importanza per il mercato di avere a disposizione una pluralità di soluzioni. “IAB Europe e i suoi membri, tra cui Google, desiderano un futuro innovativo e dinamico per la pubblicità online in cui inserzionisti, publisher e consumatori abbiano a disposizione numerosi paradigmi e fornitori tra i quali scegliere", si legge in una nota dell’associazione, "IAB Europe ritiene che il futuro dovrebbe includere sia approcci che non si basano su identificatori sia approcci che lo fanno, e una gamma di soluzioni innovative per l’eliminazione dei cookie di terze parti che possono essere implementate in modi che siano ugualmente rispettosi dal punto di vista della privacy e della protezione dei consumatori, che ci auguriamo possano indirizzare i casi d'uso a cui tengono maggiormente gli stakeholder dell'ecosistema.”

scopri altri contenuti su

ARTICOLI CORRELATI