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13/09/2018
di Cosimo Vestito

Direttiva sul Copyright, l'appello dell'Anso al Governo per contrastare le nuove norme

L'Associazione Nazionale Stampa Online torna a rimarcare il suo parere sfavorevole all'indomani del voto del Parlamento Europeo. Il Vicepresidente, Matteo Rainisio: "Pesanti ricadute per i piccoli nativi digitali"

All'indomani dell'approvazione da parte del Parlamento Europeo, continua il dibattito attorno alla Direttiva sul Copyright. Nonostante l'iter legislativo sia lontano dalla conclusione - la direttiva passa ora alla fase del trilogo, ovvero la discussione tra istituzioni europee e stati membri - e il testo possa ancora essere radicalmente modificato o addirittura respinto, i principi guida del provvedimento hanno già raccolto, da una parte, gli entusiasmi dei maggiori gruppi editoriali e della grande industria culturale, e attirato, dall'altra, le aspre critiche provenienti da piccoli editori nativi digitali o indipendenti, osservatori e attivisti del web. Quest'ultimo è il caso dell'Associazione Nazionale Stampa Online, che ha rimarcato il suo parere sfavorevole, in netta contrapposizione al plauso espresso dalla Federazione Italiana Editori Giornali e l’Associazione Europea Editori. «Anso è sempre stata contraria - ha spiegato Matteo Rainisio, Vicepresidente - e oggi non possiamo che fare un appello al Governo italiano che ha sempre manifestato e votato contro questa direttiva a livello europeo a differenza di quello precedente. C’è ancora una possibilità che la direttiva non sia adottata, ovvero nel caso in cui uno o più stati si mostrino contrari. La nuova posizione dell’Italia dovrà essere sostenuta nelle prossime discussioni a Bruxelles, e fin da subito chiediamo come rappresentanti degli editori nativi digitali di essere parte in causa nella discussione sull’eventuale recepimento della normativa da parte del Parlamento Italiano». Sostanzialmente, gli editori nativi digitali e quelli di piccole dimensioni reputano la direttiva dannosa perché paventano possa causare la chiusura del servizio Google News in Italia, che per loro costituisce la principale fonte di traffico, con effetti negativi sugli introiti pubblicitari. Inoltre, non potendo contare per ragioni tecniche, economiche e reputazionali sul modello paywall, contrariamente alle principali testate giornalistiche online, i servizi di aggregazione di notizie e i social media rivestono un ruolo determinante per il business di queste imprese. In Spagna, dopo che la legislazione nazionale ha agito in maniera analoga per regolamentare la materia, Google si è rifiutata di corrispondere un compenso ai gruppi editoriali e ha chiuso il servizio News. Il risultato per le testate web spagnole è stato un calo consistente del loro traffico. «Spiace - conclude Rainisio - constatare come in queste ultime ore prima del voto FIEG e i grandi editori abbiano inventato vere e proprie fake news per giustificare la loro posizione a sostegno della direttiva, come editori nativi digitali abbiamo sempre sostenuto che la direttiva non avrebbe portato benefici, nel medio lungo periodo, ai grandi ma fin da subito avrà una pesante ricaduta, come avvenuto in Spagna, per i piccoli nativi digitali».

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