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06/04/2020
di Vincenzo Stellone

Gare, le agenzie nel mondo pronte ad affrontarle anche in smart working

Secondo una ricerca di ID Comms, per la maggioranza delle sigle rispondere ai brief dei clienti da remoto non sarebbe un problema insormontabile, ma si chiede agli advertiser correttezza e chiarezza

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L’industria pubblicitaria non intende mollare ed è aperta ad affrontare gare anche lavorando da remoto. Chiede però accettazione del momento e correttezza agli advertiser. Sono alcune delle principali evidenze emerse da uno studio condotto a livello globale dalla società di consulenza ID Comms. L’analisi, condotta su un campione di 81 leader di agenzie con responsabilità del mercato globale e regionale, che rappresentano tutti i principali gruppi di agenzie e i principali indipendenti (responsabili di oltre l'80% della spesa pubblicitaria globale), evidenzia come più della metà dei rispondenti sia fiducioso di poter rispondere ai brief dei clienti nel prossimo mese, nonostante siano chiamati al lavoro a distanza. Solo l’8% del campione chiede la sospensione di tutti i pitch fino al termine dell’emergenza Coronavirus. Agenzie-gare-ricerca-ID-Comms Il 19% si mostra invece più interlocutorio: si dice disposto a gestire da remoto il new business nelle fasi iniziali, ma vorrebbe avere la possibilità di presentare di persona le proprie idee e di condurre in questo modo le trattative finali. Il restante 16% invece evidenzia come il processo di gara in genere, andrebbe completamente ripensato per essere funzionale in questo particolare momento.

Le richieste agli advertiser

Nonostante la maggioranza delle agenzie si dica disposta ad adottare nuovi modelli di lavoro per non fermare il mercato, si evidenzia tra i più possibilisti la voglia di essere più selettivi rispetto ai brief a cui intendono dare risposta. A livello globale, infatti, tra quanti si dicono pronti, si evidenzia la voglia di mettersi in gioco in questo momento su pitch che sfidano l’agenzia a competere sull’implementazioni di strategie aziendali. Si legge tra le risposte: i pitch “che mirano ad affrontare i problemi aziendali a breve e medio termine, sarebbero fonte di ispirazione su cui lavorare”. Le agenzie stanno anche spingendo i consulenti perché si passi a processi semplificati per assicurarsi che il tempo e gli sforzi non vengano sprecati. Su questo punto tra le risposte dei Ceo USA si legge: “Penso che le tempistiche rallenteranno naturalmente, ma i pitch possono ancora andare avanti. Molto probabilmente le priorità cambieranno, e sarà importante per i prospect vedere come le agenzie stiano gestendo situazioni difficili come queste ... Penso che i consulenti e i prospect che gestiscono i pitch dovrebbero lasciare aperte più opzioni affinché le agenzie possano proporre soluzioni per mostrare le loro capacità di problem solving". Tra le risposte dei Ceo dell’area EMEA si legge invece: “Se [un pitch] deve essere svolto mentre siamo tutti in isolamento, mi chiedo se non sia opportuno invertire il processo: 1. Stabilire le nostre clausole commerciali; 2. Rispondere al brief; 3. Avere un meeting per sondare l’intesa. Mi rendo conto che suona strano, ma eviterei di perdere tempo in tutti i modi". In particolare, tutti avvertono che sarà chiesta chiarezza assoluta sul motivo per cui l'advertiser deve condurre immediatamente un pitch, perché si teme che alcuni cercheranno di utilizzare l'attuale crisi per abbassare i prezzi. Per quanto disposte a gestire questi procedimenti da remoto, comunque, le agenzie temono che questo modo di condurre una gara possa ostacolare l’identificazione del giusto partner e la costruzione di un’intesa soddisfacente. Questo è un punto su cui le agenzie esprimono il desiderio che anche gli advertiser si adattino e spendano più tempo ed energie al fine di facilitare la determinazione di quel feeling necessario per una partnership di successo. Insomma, se le agenzie si mostrano “incredibilmente agili e resilienti e gli amministratori delegati stanno lavorando per fornire ai loro clienti i consigli strategici e il supporto di cui hanno bisogno”, sottolinea Tom Denford, CEO North America di ID Comms, gli advertiser devono essere sensibili alla nuova realtà e coloro che hanno bisogno di rivedere i propri incarichi, devono adattare i loro processi per ottenere il meglio dalle agenzie, oltre a essere chiamate alla correttezza sui prezzi.

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