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19/12/2018
di Simone Freddi

In Finanziaria spunta la Web Tax sui "servizi digitali"

La norma è stata inserita nell'ambito dell'intesa tra Italia e Commissione europea sulla manovra economica. Soddisfatta IAB Italia: «Decisione importante per tutto il mercato digitale»

Giuseppe Conte

Giuseppe Conte

La "Web Tax" spunta nel testo della manovra finanziaria: a confermare alcune volontà manifestate di recente è stato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, mercoledì al Senato. Nell’illustrare a Palazzo Madama i termini dell’accordo tra Italia e Commissione europea sulla manovra economica, il Premier ha detto che la riduzione del deficit al 2,04% del Pil nel 2019 non comporta rinvii per l’entrata in vigore di reddito di cittadinanza e quota 100 e prevede l’introduzione di una web tax e di una ulteriore stretta fiscale sui giochi d’azzardo. Il Governo, dunque, intende tassare i grandi player del web per coprire in parte le misure espansive previste dalla legge di bilancio. “Abbiamo previsto un’imposta sui servizi digitali - ha spiegato Conte - gravante sui soggetti che nell’esercizio dell’attività di impresa prestino servizi digitali e superino determinate soglie di ricavi”, riporta Reuters. Dopo la Francia, che negli scorsi giorni ha annunciato che a partire dall’1 gennaio 2019 i giganti del mondo hi-tech saranno sottoposti a un regime di tassazione per i profitti generati all’interno del territorio nazionale, anche l’Italia ha quindi deciso di muoversi autonomamente sulla tassazione dei colossi del web, anticipando i tempi rispetto a un intervento europeo che tarda ad arrivare. “Accogliamo con estrema soddisfazione l’inserimento della Web Tax nella Manovra di Bilancio del Governo, una decisione importante per tutto il mercato digitale che vale 65 miliardi di euro e occupa a tempo pieno oltre 285mila professionisti – commenta Carlo Noseda, Presidente di IAB Italia, l’associazione che raggruppa oltre 170 aziende della pubblicità digitale -. Al di là della potenzialità di sostenere le casse dello Stato con un gettito di oltre 500 milioni di euro, questa normativa è di vitale importanza per la sopravvivenza dell’economia digitale italiana che, così come sottolineato in più occasioni, si trova da troppo tempo a competere in un mercato dove la disparità fiscale tra i colossi del web e le aziende assoggettate a tassazione italiana, o estera ma congrua, non è più tollerabile. In attesa di poter visionare il testo e verificare i dettagli della nuova misura, come associazione ci auguriamo che la lungimiranza dell’attuale Governo si rispecchi anche nelle modalità di attuazione di tale imposta fiscale: l’obiettivo primario deve essere infatti, quello di colpire solo le posizioni di abuso e garantire l’intercettazione della reale capacità contributiva di un’azienda senza gravare – con una tassazione aggiuntiva - sulle imprese locali, così come previsto dalla stesura della precedente proposta di digital tax. Rinnoviamo la nostra disponibilità a proseguire in un lavoro di concertazione attraverso delle proposte fattive che scaturiscono dalla nostra conoscenza del settore e delle imprese che lo rappresentano”.

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