UE: le telco non possono bloccare gli annunci pubblicitari

Gli operatori telefonici non possono fare ad blocking a livello di network: violerebbero la net neutrality. E’ quanto ha stabilito la Commissione Europea

di Simone Freddi
05 settembre 2016
AdBlock

Gli operatori telefonici non possono introdurre filtri anti-pubblicità a livello di network, ossia non possono essere loro a decidere quali annunci pubblicitari saranno visualizzati dai loro clienti mentre navigano con lo smartphone.

E quanto ha stabilito la Commissione Europea nell’ambito delle nuove linee guida in materia di Net Neutrality redatte dal BEREC (Body of European Regulators for Electronic Communications), che ora dovranno essere ratificate dai singoli Paesi.

Le indicazioni dell’organismo negano la possibilità per le Telco di agire a limitazione dell’advertising, specificando che questa possibilità spetta unicamente all’utente, unico titolare di iniziative proattive per il blocco delle inserzioni.

L’iniziativa dell’UE forse non farà piacere al Gruppo 3, che già lo scorso febbraio aveva annunciato di aver messo a punto un proprio software di ad blocking, sviluppato in collaborazione con Shine Technologies, software che dovrebbe essere stato testato a giugno in Italia e Regno Unito su un campione di clienti.

Non è però detto che questa decisione interferisca con i piani della compagnia (ammesso che l’ad blocking sia ancora in agenda per l’azienda in Italia, dove la fusione con Wind è stata approvata il primo settembre). Se il principio espresso dalla Commissione Europea è chiaro, è anche vero che H3G ha da tempo specificato che il software sarebbe stato introdotto in modalità Opt-in, lasciando la scelta di attivarlo, di fatto, al cliente.

In generale, comunque, l’orientamento della Commissione Europea è una buona notizia per gli editori. Tre ha oltre 10 milioni di clienti in Italia, così l’idea della sua capacità di bloccare o controllare gli annunci sulla sua rete ha allarmato diversi publisher, spaventati anche da possibili reazioni a catena da parte degli altri carrier. L’ad blocker di 3, inoltre, si sarebbe concentrato sul mobile, dove rispetto al desktop l’uso di fitri anti pubblicità è al momento meno diffuso.

Resta invece aperta un’altra questione, ossia il grande dispendio di dati dovuto al caricamento degli annunci: un recente rapporto di Enders ha dimostrato che l’80% della disponibilità di dati su mobile di una persona media è utilizzata dagli annunci pubblicitari su siti di informazione, e H3G a suo tempo non aveva fatto mistero che questa fosse una delle motivazioni a monte dello sviluppo di un filtro anti pubblicità: secondo la compagnia gli inserzionisti, e non gli utenti, dovrebbero assorbire i costi di dati associati con il download di annunci.

Senza contare che la bassa velocità di caricamento della pagina è considerata uno dei motivi principali per i quali le persone bloccano gli annunci pubblicitari. Sui dispositivi mobili la situazione è peggiore, perché gli annunci sono considerati come autentici “divoratori di dati”.

Infine, secondo alcuni osservatori l’interesse degli operatori di telecomunicazioni per l’ad blocking potrebbe essere legato alla volontà di lanciare un implicito messaggio al mercato pubblicitario: ventilando la possibilità di bloccare gli annunci su larga scala, le Telco rimarcherebbero il proprio ruolo di porta d’accesso obbligata al pubblico-target delle campagne, soprattutto nei confronti dei servizi OTT come WhatsApp o anche Facebook, che di fatto si appoggiano ai loro servizi gratuitamente.

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