Tra “Etica tecnologica” e competitività: cosa propone il piano UE per il digitale

Nel documento “Shaping Europe’s Digital Future”, la Commissione Europa traccia le linee guida per lo sviluppo del settore. Ecco principi e linee di intervento

di Simone Freddi
20 febbraio 2020
Ursula Von Der Leyen
Ursula Von Der Leyen

Lo sviluppo digitale per l’Europa dovrà essere orientato alla competitività, ma allo stesso tempo dovrà basarsi su valori “europei” capaci di mettere le persone al centro. E’ quanto scrive la Commissione Europa all’interno di un documento, intitolato “Shaping Europe’s Digital Future”, che traccia le linee guida delle azioni che l’Europa intende mettere in campo nei prossimi cinque anni per orientare lo sviluppo del settore.

Il documento, pubblicato giovedì dalla Commissione, guidata dalla presidente Ursula von der Leyden, rappresenta un tassello importante nell’architettura digitale dell’Unione. Il testo infatti mette nero su bianco la diversità, la peculiarità e l’innovazione dell’approccio dell’Unione nel campo del digitale rispetto ad altri attori globali, in particolare Stati Uniti e Cina, rispetto ai quali finora il vecchio continente ha maturato un pericoloso gap di sviluppo e indipendenza.

Un quadro denso di rischi che l’Unione è determinata a ridisegnare, perseguendo però una propria via. Vediamo brevemente, grazie al riassunto scritto da Samuele Dominioni per l’ISPI, cosa propone il documento, indirizzato dalla Commissione europea alle altre istituzioni dell’Unione.

La Commissione europea rende subito chiaro che l’obiettivo è quello di sviluppare un approccio alla tecnologia fondato sui valori europei, che metta la persona al centro. Che cosa implica ciò? Significa riconsiderare il progresso e lo sviluppo tecnologico alla luce di quelli che sono i principi diventati cardine negli ordinamenti europei. Innanzitutto il rispetto dei diritti della persona che si deve estendere anche alla sfera digitale, per esempio per ciò che concerne i principi che si applicano alla proprietà intellettuale o al diritto dei lavoratori. Ma non solo. Significa anche prendere atto della diversa conformazione del tessuto socio-economico del nostro continente, in cui le piccole medie imprese costituiscono la spina dorsale della nostra prosperità per fornire risposte normative adeguate.

Partendo da queste premesse, il documento delinea tre grandi aree di intervento:

Una tecnologia che funzioni per le persone. L’UE può influenzare come la tecnologia venga implementata ed utilizzata rispettando il diritto e i valori europei. Ciò vale sia per le grandi piattaforme che per gli utenti stessi. Significa anche proteggere i dati dei cittadini da un uso improprio o per fini malevoli, inclusa la disinformazione e la manipolazione elettorale. Per questo fine si può intervenire sia sulle piattaforme stesse, responsabilizzandole – ma anche sugli utenti, formandoli ed educandoli.

Una economia digitale corretta e competitiva. Permettere all’innovazione europea di fiorire e di crescere in quest’arena dominata da giganti (siano essi americani o asiatici) implica sviluppare un concetto di sovranità europea anche nell’ambito digitale. Per ottenere ciò bisogna coordinare gli sforzi a livello di ricerca e sviluppo, sviluppare degli standard sicurezza cibernetica che siano applicati a tutti, sostenere in maniera attiva le aziende europee che vogliano beneficiare dagli sviluppi tecnologici di ultima generazione (inclusa blockchain, intelligenza artificiale – AI, quantum computing), sviluppare una tassazione efficace anche per i giganti del web.

Una società digitale e sostenibile. L’UE ambisce ad un uso della tecnologia che migliori le condizioni del nostro pianeta e della nostra condizione di vita. L’idea quindi di una tecnologia al servizio di principi socio-ecologici finalizzati non più ad assoggettare la natura (come nel caso delle rivoluzioni industriali) alla volontà umana, ma per dare all’uomo la capacità di preservarsi e preservare l’ambiente in cui vive.

In termini di implementazione, la Commissione europea si è dotata di indicatori specifici da raggiungere in cinque anni. Tra questi: aumentare abilità digitali dei cittadini dal 57% al 70%, triplicare la quantità di imprese che usano AI, raggiungere il 10% di riduzione di CO2 in tutti i settori attraverso l’utilizzo di tecnologia digitale.

Inoltre, a questa Comunicazione faranno seguito altri documenti programmatici più specifici che andranno a fornire le linee guida per l’implementazione di azioni chiave (come ad esempio il White Paper sull’Intelligenza Artificiale – pubblicato proprio oggi – e il Digital Education Plan, previsto per l’autunno di quest’anno).

La Commissione con questa Comunicazione prosegue il cammino già intrapreso dall’Unione europea di sviluppare un proprio approccio normativo alla questione digitale in un’ottica di rafforzare la propria “sovranità tecnologica” facendo riferimento ai propri valori fondanti. Un progetto complicato, in cui non sarà facile scongiurare il rischio di soffocare con le norme la possibilità per le imprese, specie europee, di competere sul terreno dell’innovazione con altri attori internazionali.

La strada, in ogni caso, appare segnata: “Sono un’ottimista della tecnologia. Credo nella tecnologia come in una forza per il bene. L’Unione europea deve essere capace di fare le sue scelte, basate sui propri valori, rispettando le proprie regole. Questo è quello che chiamo un’Europa tecnologicamente sovrana”, ha scritto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sul suo profilo Twitter.

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