Il nuovo aspetto della Serp di Google fa discutere

Con il nuovo design introdotto su desktop, secondo molti, gli annunci a pagamento vanno a confondersi con i risultati di ricerca organici

di Caterina Varpi
24 gennaio 2020
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A partire dal 13 gennaio, Google ha ridisegnato l’aspetto estetico su desktop della Serp (Search Engine Result Page), la pagina dei risultati che viene mostrata dopo aver effettuato una ricerca, modificando l’aspetto grafico degli annunci pubblicitari e dei risultati organici.

Ora, chi effettua una ricerca sulla piattaforma vede i risultati organici rappresentati da un’icona colorata, la cosiddetta favicon, accanto all’Url mentre le inserzioni sponsorizzate sono accompagnate da un’etichetta in grassetto di colore nero accanto all’indirizzo.

MountainView ha spiegato che questo cambiamento è stato introdotto per aiutare gli utenti a “capire meglio da dove provengono le informazioni e quali pagine offrono ciò che stanno cercando”.

Ricordiamo che nei risultati di una pagina, vengono mostrati prima un certo numero di pubblicità di Google Ads, seguiti da eventuali news relative alla chiave di ricerca e da una decina di risultati presi dalle pagine web. Dopo di questi, vengono mostrati ancora annunci, in un numero variabile. Fino a qualche giorno fa, queste inserzioni erano evidenziate da un’etichetta verde.

Ora, secondo molti, gli annunci a pagamento vanno a confondersi con i risultati di ricerca organici, facendo crescere il sospetto che l’obiettivo della mossa di Google sia quello di aumentare i click sulla pubblicità, principale fonte di reddito per la società.

Secondo altri, invece, il nuovo aspetto della Serp rientra nella strategia di uniformità estetica dei risultati. Oltre ad aver modificato l’etichetta “Annuncio”, BigG ha anche aggiunto la favicon su ogni risultato della ricerca. Il termine “Annuncio”, in inglese “Ads”, andrebbe ad occupare lo spazio dedicato alla favicon dei risultati non a pagamento, donando alla pagine un equilibrio maggiore.

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Gli annunci sulla Serp, l’evoluzione

Non è la prima volta che Google cambia l’aspetto degli annunci nella ricerca e non è la prima volta che viene accusata di usare i dark pattern – ovvero tutte quelle strategie che vengono adottate durante la progettazione di un’interfaccia di navigazione al fine di indurre gli utenti a rispondere inconsapevolmente a determinati stimoli – per portare le persone a fare clic sulle pubblicità. Gli annunci hanno occupato, nel corso degli anni, prima la parte destra della pagina poi sono stati spostati sulla sinistra. In seguito, sono stati segnalati in maniera sempre più minimale fino alla modifica dei giorni scorsi.

Ginny Marvin, caporedattore di Search Engine Land, ha postato su Twitter un’infografica che mostra come la pubblicità su Google si sia evoluta nel tempo:

Brooke Osmundson, associate director of paid search della digital-ad agency NordicClick, ha detto a Digiday che “L’aspetto di un annuncio è diventato più sfumato nel corso degli anni. Si sono iniziate a confondere le linee tra gli annunci e i risultati organici”. Osmundson ha raccolto dati per quattro diversi clienti, confrontando le percentuali di clic (CTR) dei rispettivi motori di ricerca tra il 7 e il 13 gennaio con quelle tra il 14 e il 20 gennaio, constatando una probabilità del 4-10,5% in più per gli utenti di fare clic sugli annunci a pagamento.

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