Hard Disk esterni, perché è così facile perdere i dati. Ecco come evitarlo

Questo tipo di device ha bisogno di un’ordinaria manutenzione e di essere manipolato nel modo corretto

di Caterina Varpi
27 giugno 2017
Credits: Kroll Ontrack
Credits: Kroll Ontrack

La perdita di dati da un hard disk è una problematica che può colpire chiunque, dall’utente finale che fa della periferica un utilizzo domestico sino alla grande azienda che, invece, la sfrutta per l’archiviazione di dati anche molto importanti. Quale che sia l’utilizzo che si fa dell’hard disk esterno, la possibilità che si verifichi un evento che porti alla perdita dei dati è reale – per questo è necessario sapere innanzitutto come e perché questa problematica si presenta e, soprattutto, come evitarla.

Sono molte le ragioni per cui i dati contenuti in un hard disk esterno diventano improvvisamente inaccessibili: a partire dalle cancellazioni involontarie, magari nell’ambito del trasferimento di dati tra un hard disk e l’altro, sino agli imprevedibili guasti, per forza di cose l’hard disk esterno non potrà mai garantire una sicurezza totale al suo utilizzatore, né tantomeno l’impossibilità di guasti.

Come evitare dunque che l’hard disk esterno si danneggi? Tralasciando gli eventi fortuiti, occasionali e inaspettati che – come dice la parola stessa – sono imprevedibili, il buonsenso è la chiave di volta per evitare tanti danni, sia fisici che logici, al device.

Come tutti gli apparati informatici, anche gli hard disk esterni hanno bisogno di un’ordinaria manutenzione e di essere trattati e manipolati nel modo corretto. Dal momento che la maggior parte dei danni è causata da urti o cadute, il primo consiglio è di prestare particolare attenzione alla loro movimentazione. Se l’hard disk deve essere trasportato altrove, bisogna fare in modo che sia ben protetto magari utilizzando apposite custodie, che non rischi di essere schiacciato da oggetti pesanti, che non venga sballottato o rovesciato di continuo.

Bisogna evitare poi, naturalmente, di esporre l’hard disk esterno ad alte temperature o all’umidità, di lasciarlo nei pressi di fonti di calore intenso come un’auto parcheggiata al sole. Una volta che si è terminato di utilizzare il device, va spento e riposto in un luogo sicuro e asciutto. Per scollegarlo dal computer, va utilizzata sempre l’apposita funzione dei sistemi operativi per una disconnessione sicura.

Se, nonostante le precauzioni, l’hard disk esterno si rompe è essenziale prima di tutto non aprirlo e non cercare di intervenire in autonomia. Esistono professionisti specializzati proprio in questo genere di interventi e saranno i primi a dirvi che tentare di riparare da soli il danno potrebbe addirittura peggiorarlo.

Credits: Kroll Ontrack
Credits: Kroll Ontrack

Per cui, una volta assodato che l’hard disk esterno è malfunzionante o non funzionante va consegnato nelle mani di una società di recupero dati esperta e affidabile, prediligendo le aziende di data recovery con esperienza che dispongono, per i loro interventi, di una cosiddetta camera bianca ma oltre a questa che siano in grado di dimostrare le loro competenze e la loro professionalità.

Di cosa si tratta? Detta anche “cleanroom”, la camera bianca è un ambiente che garantisce un monitoraggio accurato e costante della qualità dell’aria così da prevenire la contaminazione dei dischi dal loro nemico numero uno: la polvere. La camera bianca è quindi una condizione necessaria per operare su hard disk guasti o malfunzionanti ma non sufficiente poiché sono anche richieste abilità dei tecnici, pronta disponibilità di migliaia di parti di ricambio, strumenti hardware e software adeguati ad un intervento realmente professionale. Al contrario, l’apertura di un hard disk danneggiato all’interno di un ambiente non idoneo e/o da parte di presunti tecnici con tool inadeguati riduce sensibilmente la probabilità di successo dell’intervento aumentando di contro la possibilità di una perdita definitiva dei dati.

Credits: Kroll Ontrack
Credits: Kroll Ontrack

Un’azienda specializzata per il recupero di dati cancellati è Kroll Ontrack che dispone di cleanroom per i propri interventi sui device danneggiati e che, sul suo sito web, spiega di dare vita a un ambiente “pulito” grazie a “particolari sistemi di regolazione del flusso d’aria e sistemi di filtraggio adatti a catturare anche le più piccole particelle contaminanti”. In aggiunta a questo, la società opera nel settore del recupero dati da oltre 30 anni, ha sviluppato strumenti proprietari ad hoc e metodologie di intervento per ottenere le più alte possibilità di recupero in ogni scenario di perdita di dati ed è stata anche protagonista nel recupero delle informazioni dagli hard disk nell’incidente dello Space Shuttle Columbia.

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