Google sta sviluppando il sistema operativo Fuchsia. Android verso la pensione?

Con il nuovo s.o., Big G punta a un ecosistema capace di abbracciare tutto quello che sia connesso, superando il concetto di smartphone. Sul fronte del modello pubblicitario, Fuchsia potrebbe portare non pochi problemi

di Teresa Nappi
20 luglio 2018
Google-Fuchsia-Loghi

Il post maxi sanzione a Google da parte dell’UE vede Big G guadagnarsi di nuovo gli onori della ribalta per un altro tipo di notizia che in ogni caso sembra essere legata, se non totalmente almeno in parte, alla già citata multa miliardaria. Sì perché, infatti, nel giro di 5 anni il sistema operativo Android potrebbe essere mandato in pensione, cedendo il posto a Fuchsia.

Un cambio di colore e di anima a cui Google starebbe lavorando già dal 2016, ma che guarda caso un articolo di Bloomberg svela al mondo – in maniera molto dettagliata – appena 24 ore dopo la sanzione di oltre 4 miliardi al colosso di Mountain View.

Il progetto Fuchsia – almeno sulla carta – risulta essere particolarmente ambizioso tanto che Google ha deciso oggi di dedicare fino a 100 sviluppatori.

Ma perché si pensa ad archiviare Android, sistema operativo che ha quasi monopolizzato il settore mobile con percentuali di diffusione che arrivano all’85%? Il motivo è strategico e a lunga gettata.

Quello a cui si punta è al superamento degli smartphone e puntare a essere causa ed effetto – ancora una volta – di un ecosistema capace di abbracciare tutto quello che sia connesso, senza limitazione di device: dallo smartphone al laptop, fino ai dispositivi wearable e soprattutto allo sconfinato mondo dell’Internet of Things.

L’obiettivo di Google con Fuchsia

Fuchsia insomma punta a superare i limiti stessi di Android per prestarsi meglio principalmente alle interazioni vocali e ai frequenti aggiornamenti di sicurezza e per garantire migliori prestazioni su un numero sempre più alto di dispositivi.

Il progetto, si lascia intendere, è strettamente legato allo sviluppo e all’applicazione dell’intelligenza artificiale, vera sfida e frontiera per entrare in un nuovo scenario.

Alla luce di quanto finora svelato di Fuchsia, si intuisce che il cambiamento che apporterebbe, sarebbe imponente sotto parecchi punti di vista.

Innanzitutto, Big G dovrà sostituire con Fuchsia il sistema operativo attuale, Android, come già sottolineato, diffuso sulla gran parte dei device mobili. E i cambiamenti troppo radicali potrebbero rivelarsi un boomerang. Ecco che la parola d’ordine diventa prudenza, anche perché attorno al robottino verde girano anche miliardi di dollari in fatto di advertising.

Senza dimenticare che proprio Android è sotto i riflettori dell’Unione Europea.

Appare logico, allora, che nella progettazione di Fuchsia l’attenzione ai dettagli sarà determinante. A partire dalle accuse di abuso di posizione dominante e dalle caratteristiche per la tutela della privacy degli utenti.

Problemi sul fronte del modello pubblicitario di Big G e di compatibilità

E proprio sulla pubblicità si gioca un’altra importante partita. Tra le voci che si stanno inseguendo su tutti gli organi di informazioni del mondo, ce n’è una che sfiora un po’ i toni del gossip. Secondo quanto riportano diverse testate, tra cui anche il Sole 24 Orepare che il team di sviluppatori stia facendo scintille con la squadra dedicata alla pubblicità.

Gli ingegneri che stanno sviluppando Fuchsia, infatti, stanno implementando impostazioni di privacy che si abbinano non proprio bene al modello di business pubblicitario di Google.

Il problema sarebbe sul tracciamento delle attività online e sulla posizione degli utenti: due chiavi fondamentali per l’advertising.

E questo avrebbe dato vita a un primo scontro fra i due rami d’azienda, con gli sviluppatori che – per ovvie ragioni – sarebbero stati costretti a fare un passo indietro.

Infine, c’è sul piatto un problema di incompatibilità. Fuchsia sostituirà Android, ma anche Chrome OS. Entrambi sono basati su Linux. Mentre, a quanto pare, il nuovo S.O. è sviluppato su un software di esecuzione chiamato Zircon. Questo cosa implicherà sul fronte della compatibilità con i device su cui attualmente girano Android e Chrome OS?

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